Brown farà cantare il Teramo
di Marco Nagliati
Il playmaker, oltre a essere un campione, gestisce anche un sito internet, compone musica
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FERRARA. Il ruggito del Mazza. Uno dei fattori sui quali la Spal faceva affidamento, in estate, iniziando a pensare su quali risorse sarebbe stata in grado di gettare nella battaglia salvezza. Finora, la curva amica, ha adempiuto alla missione: sette punti messi all’incasso sui nove totali. Vittoria con Udinese e Genoa, pareggio col Crotone. Del resto è per questo che, tra giugno e agosto, a Ferrara è stata maratona senza sosta per evitare il campo neutro. Amministrazione e società erano perfettamente consce che per passare dalla cruna dell’ago, giocare al Mazza sarebbe stato fondamentale.
Ecco, fondamentale ma non agevolissimo. Lo sforzo economico è stato imponente (tre milioni e trecentomila euro), il tempo tiranno. Ma tra una deroga e una dose di buonsenso, alla fine la formazione di Semplici ha sempre potuto calpestare l’erba di casa. Attualmente la capienza dello stadio supera di qualche unità quota 13.000, tra sette-otto mesi altro cantiere per arrivare a 16.000. Fin qui, l’evidenza. Il Mazza sta diventando un gioiellino, un po’ alla volta - tarando le criticità che si presentano - erodendo i problemi. Dietro le quinte, lo sforzo del team è costante. E ci sono numeri importanti che accompagnano il cammino. Le persone che nell’anonimato e che col massimo della discrezione cercano di far funzionare tutta la “macchina stadio” sono i custodi del tempio biancazzurro.
La serie A comporta uno sforzo organizzativo e strutturale di ampia portata. Di tornelli e lettori ottici per i biglietti nominali tutto si vede e si sa, ma è chiaro che la società ha dovuto adeguarsi non solo in termini di tecnologia: pure di segreteria. Oscillano tra i venticinque ed i trenta i dipendenti della Spal che si occupano delle problematiche legate al botteghino. E quando termina l’impegno, appena si inizia a giocare, si trasformano in battitori liberi che coprono eventuali falle, entrano a supportare altri settori. Come le tradizionali “maschere” , evergreen del pianeta calcio e inserite nel computo dei dipendenti societari.
Il comparto più numeroso è ovviamente legato agli steward. Tutti formati adempiendo agli obblighi di legge, dislocati a bordo campo (sono coloro che la partita, sostanzialmente, la vivono di “schiena”) e sulle tribune. Pettorina gialla, numero di riconoscimento stampato in tutta evidenza, dirigono poi anche il “traffico” sulle tribune. Fungono da linea di demarcazione - per dire - tra la Gradinata Laterale (confinando con la Curva Est a volte accoglie sostenitori ospiti) e il nucleo della gradinata centrale. Per ogni partita, la Spal ne impiega duecento. Sono tanti e pazienti, indispensabili in misura così massiccia pur in un impianto piccolino.
Al loro fianco, soprattutto nella tribuna, agiscono le hostess. Sono quindici, di norma. Accolgono il tifoso e sorridono, indicano il posto e accompagnano. Hanno il coraggio di affrontare gli ingannevoli e subdoli gradoni con tacchi e gonne strette. Giacchino e foulard, pur con le intemperie. Infine, essendosi alzato il livello della proposta, la Spal quest’anno ha allestito un’importante area hospitality. Cui ha aggiunto i field box, le strutture a bordo campo per sponsor e vip. Sono sessanta i ragazzi e le ragazze che si impegnano a garantire il servizio, molti provengono dall’istituto alberghiero col quale la Spal ha stretto una collaborazione. Facendo due conti, dunque, sono trecento le persone che la società biancazzurra impiega ogni volta che si aprono i portoni del Mazza. Numeri di rilievo, cui va aggiunto il capitolo a parte legato alle forze dell’ordine. Di media, finora, il Mazza fa registrare 11.268 spettatori: il picco col Napoli (12.650). Per domenica con la Fiorentina ci si avvicinerà.
Ecco, fondamentale ma non agevolissimo. Lo sforzo economico è stato imponente (tre milioni e trecentomila euro), il tempo tiranno. Ma tra una deroga e una dose di buonsenso, alla fine la formazione di Semplici ha sempre potuto calpestare l’erba di casa. Attualmente la capienza dello stadio supera di qualche unità quota 13.000, tra sette-otto mesi altro cantiere per arrivare a 16.000. Fin qui, l’evidenza. Il Mazza sta diventando un gioiellino, un po’ alla volta - tarando le criticità che si presentano - erodendo i problemi. Dietro le quinte, lo sforzo del team è costante. E ci sono numeri importanti che accompagnano il cammino. Le persone che nell’anonimato e che col massimo della discrezione cercano di far funzionare tutta la “macchina stadio” sono i custodi del tempio biancazzurro.
La serie A comporta uno sforzo organizzativo e strutturale di ampia portata. Di tornelli e lettori ottici per i biglietti nominali tutto si vede e si sa, ma è chiaro che la società ha dovuto adeguarsi non solo in termini di tecnologia: pure di segreteria. Oscillano tra i venticinque ed i trenta i dipendenti della Spal che si occupano delle problematiche legate al botteghino. E quando termina l’impegno, appena si inizia a giocare, si trasformano in battitori liberi che coprono eventuali falle, entrano a supportare altri settori. Come le tradizionali “maschere” , evergreen del pianeta calcio e inserite nel computo dei dipendenti societari.
Il comparto più numeroso è ovviamente legato agli steward. Tutti formati adempiendo agli obblighi di legge, dislocati a bordo campo (sono coloro che la partita, sostanzialmente, la vivono di “schiena”) e sulle tribune. Pettorina gialla, numero di riconoscimento stampato in tutta evidenza, dirigono poi anche il “traffico” sulle tribune. Fungono da linea di demarcazione - per dire - tra la Gradinata Laterale (confinando con la Curva Est a volte accoglie sostenitori ospiti) e il nucleo della gradinata centrale. Per ogni partita, la Spal ne impiega duecento. Sono tanti e pazienti, indispensabili in misura così massiccia pur in un impianto piccolino.
Al loro fianco, soprattutto nella tribuna, agiscono le hostess. Sono quindici, di norma. Accolgono il tifoso e sorridono, indicano il posto e accompagnano. Hanno il coraggio di affrontare gli ingannevoli e subdoli gradoni con tacchi e gonne strette. Giacchino e foulard, pur con le intemperie. Infine, essendosi alzato il livello della proposta, la Spal quest’anno ha allestito un’importante area hospitality. Cui ha aggiunto i field box, le strutture a bordo campo per sponsor e vip. Sono sessanta i ragazzi e le ragazze che si impegnano a garantire il servizio, molti provengono dall’istituto alberghiero col quale la Spal ha stretto una collaborazione. Facendo due conti, dunque, sono trecento le persone che la società biancazzurra impiega ogni volta che si aprono i portoni del Mazza. Numeri di rilievo, cui va aggiunto il capitolo a parte legato alle forze dell’ordine. Di media, finora, il Mazza fa registrare 11.268 spettatori: il picco col Napoli (12.650). Per domenica con la Fiorentina ci si avvicinerà.
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