Steward, un esercito «Ragazzi preparati e qui mai problemi»
di Sergio Armanino
Mazzoni (Top Secret) e gli uomini in pettorina gialla Studenti, molti di colore, appassionati e indispensabili
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FERRARA. Un esercito in pettorina gialla, con pochi poteri e molti doveri. Tanto che, qualcuno, alla fine si tira indietro. Sono gli steward, ossia quelle figure chiamate a interagire con pubblico, organizzazione e forze dell’ordine, contribuendo a garantire la sicurezza fuori e dentro gli stadi. A Ferrara sono 200 a operare nel perimetro del “Paolo Mazza”, agli ingressi, piuttosto che nei vari settori dell’impianto cittadino. Figure che sono state formate per poter assolvere al meglio ai loro compiti: fra i loro “maestri” anche Matteo Mazzoni, spallino doc (fu tra gli artefici del consorzio Spal nel cuore, assieme a Luigi Moretti) e titolare della Top Secret, agenzia che, come si evince dal nome stesso, si occupa di sicurezza a tutto tondo, anche in caso di partite di calcio.
Mazzoni, partiamo dalla formazione degli steward.
«Facciamo corsi continuamente, abbiamo un’academy accreditata al ministero. Non prepariamo personale solo per la Spal, ma anche per Verona, Trento, Rimini...».
Chi intraprende quest’esperienza?
«Ragazzi giovani, perché impegna solo la domenica: vogliono guadagnare qualcosa, per la maggior parte sono studenti».
La remunerazione fa gola?
«Per niente, lo fanno per arrotondare le loro disponibilità. Poi, vengono appassionati di calcio, attirati dal contatto diretto con il campo, non sapendo che non lo devono guardare per niente, ma questo glielo spieghiamo noi.... Però, qualcuno che opera in zona spogliatoi o al cancello d’ingresso giocatori viene a contatto con i suoi idoli e questo gli basta».
Avete riscontrato particolari problemi con questi ragazzi?
«Per legge è previsto un continuo aggiornamento degli steward e lo facciamo. Per chi lavora direttamente per il mio gruppo, ne facciamo anche di più, perché la sicurezza non può essere affidata a dilettanti».
Ci faccia capire meglio...
Gli steward si dividono in due categorie: i miei dipendenti, che fanno security per vivere, affrontano l’impegno in maniera diversa, con totale professionalità; poi ci sono i ragazzi che lo fanno solo la domenica e da loro non possiamo pretendere il top del professionismo, gli diamo istruzioni per essere di supporto alle forze dell’ordine».
A Ferrara interventi particolari?
«La Top Secret ora non fa servizio allo stadio, è affidato a un’altra società. Quando lo facevamo noi, nessuna difficoltà: il pubblico ferrarese è civile, nessuno si è mai lamentato di controlli all’ingresso».
Lo stadio di Ferrara è piccolo e incastonato nel centro cittadino: questo rende il compito degli steward più difficile?
«Il fatto che sia piccolo favorisce la protezione; dal punto di vista dell’impatto sulla città e sulla viabilità, invece, è un problema, anche per lo steward, che deve deviare le persone, essere d’ausilio per il traffico: per gli steward ci sono più difficoltà fuori che dentro al Mazza».
Avete fatto selezione fra i candidati?
«Alcuni mollano, alcuni non passano l’esame, ma lo possono rifare, anche se ha un costo e qualcuno non lo rifà. Quelli che pensano di vedere la partita gratis, mollano».
Molti sono ragazzi di colore...
«Ne abbiamo addestrati tantissimi, molti li abbiamo inseriti anche nell’organico della Top Secret, alcuni sono studenti, altri vogliono lavorare: il 30-40% degli steward allo stadio sono di colore, è una forza lavoro importantissima, senza di loro non si potrebbe fare sicurezza negli stadi».
Episodi, aneddoti da raccontare?
«No, a Ferrara mai avuto problemi. Ricordo, in serie C, con la Salernitana, tantissimi tifosi ospiti arrivarono senza biglietto e tentarono di entrare più volte nell’area di pre-filtraggio, ma i ragazzi furono bravi a gestire la situazione e poi intervennero subito le forze dell’ordine».
Mazzoni, partiamo dalla formazione degli steward.
«Facciamo corsi continuamente, abbiamo un’academy accreditata al ministero. Non prepariamo personale solo per la Spal, ma anche per Verona, Trento, Rimini...».
Chi intraprende quest’esperienza?
«Ragazzi giovani, perché impegna solo la domenica: vogliono guadagnare qualcosa, per la maggior parte sono studenti».
La remunerazione fa gola?
«Per niente, lo fanno per arrotondare le loro disponibilità. Poi, vengono appassionati di calcio, attirati dal contatto diretto con il campo, non sapendo che non lo devono guardare per niente, ma questo glielo spieghiamo noi.... Però, qualcuno che opera in zona spogliatoi o al cancello d’ingresso giocatori viene a contatto con i suoi idoli e questo gli basta».
Avete riscontrato particolari problemi con questi ragazzi?
«Per legge è previsto un continuo aggiornamento degli steward e lo facciamo. Per chi lavora direttamente per il mio gruppo, ne facciamo anche di più, perché la sicurezza non può essere affidata a dilettanti».
Ci faccia capire meglio...
Gli steward si dividono in due categorie: i miei dipendenti, che fanno security per vivere, affrontano l’impegno in maniera diversa, con totale professionalità; poi ci sono i ragazzi che lo fanno solo la domenica e da loro non possiamo pretendere il top del professionismo, gli diamo istruzioni per essere di supporto alle forze dell’ordine».
A Ferrara interventi particolari?
«La Top Secret ora non fa servizio allo stadio, è affidato a un’altra società. Quando lo facevamo noi, nessuna difficoltà: il pubblico ferrarese è civile, nessuno si è mai lamentato di controlli all’ingresso».
Lo stadio di Ferrara è piccolo e incastonato nel centro cittadino: questo rende il compito degli steward più difficile?
«Il fatto che sia piccolo favorisce la protezione; dal punto di vista dell’impatto sulla città e sulla viabilità, invece, è un problema, anche per lo steward, che deve deviare le persone, essere d’ausilio per il traffico: per gli steward ci sono più difficoltà fuori che dentro al Mazza».
Avete fatto selezione fra i candidati?
«Alcuni mollano, alcuni non passano l’esame, ma lo possono rifare, anche se ha un costo e qualcuno non lo rifà. Quelli che pensano di vedere la partita gratis, mollano».
Molti sono ragazzi di colore...
«Ne abbiamo addestrati tantissimi, molti li abbiamo inseriti anche nell’organico della Top Secret, alcuni sono studenti, altri vogliono lavorare: il 30-40% degli steward allo stadio sono di colore, è una forza lavoro importantissima, senza di loro non si potrebbe fare sicurezza negli stadi».
Episodi, aneddoti da raccontare?
«No, a Ferrara mai avuto problemi. Ricordo, in serie C, con la Salernitana, tantissimi tifosi ospiti arrivarono senza biglietto e tentarono di entrare più volte nell’area di pre-filtraggio, ma i ragazzi furono bravi a gestire la situazione e poi intervennero subito le forze dell’ordine».
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