«Cara Ferrara, scusa ma questa volta tifo per Donatello»
di Gian Pietro Zerbini
Il professor Quirico ha fondato lo Spal Club Borgo Punta Poi gli studi artistici e l’anima viola: sì, forza Fiorentina
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FERRARA. Spal-Fiorentina di domani sarà una partita particolare per Nicola Quirico. Ferrarese, 57 anni il 27 novembre, il professor Quirico è laureato in storia dell’arte ed è da alcuni anni un grande tifoso della Viola. Ma la stranezza è data dal fatto che in gioventù è stato tra i fondatori nel 1974 del Club Spal Borgo Punta.
Professore, lei è un caso davvero singolare, diviso tra Spal e Fiorentina: ci parli di questa “fase bipolare”.
«Guardi, la Spal è stata il primo amore, e come tale non si può dimenticare. Anche nei periodi successivi, in cui non seguivo il calcio, ho sempre chiesto ai miei studenti il risultato della squadra della mia città. Della Spal ho tanta stima, affetto, a maggior ragion adesso che ha un allenatore fiorentino come il grande Leonardo Semplici».
Cosa ricorda di quegli anni da adolescente passati la domenica in curva Ovest?
«Mi viene in mente il coro dei tifosi che intonavano “Pezzato-Paina: la A si avvicina”. Il grande sogno della promozione che purtroppo in quegli anni non si è mai avverato. Mi sono divertito andando allo stadio con mio fratello Luigi e gli amici. Mi ricordo che qualche volta siamo andati anche in trasferta e con l’amico Sergio Ardondi, abbiamo rischiato di prendere delle bastonate dai tifosi avversari. Ricordo da bambino anche uno Spal-Catanzaro in gradinata, dove presi un’insolazione e mi venne la febbre. Quella febbre per la Spal che mi ha portato a fondare lo Spal Club Borgo Punta negli anni Settanta».
Cosa facevate come tifosi?
«Durante la settimana esponevamo lo striscione davanti all’edicola di Borgo Punta gestita allora da Oddone Solmi e poi alla domenica lo appendevamo alla stadio in curva Ovest. Erano tempi belli. Ricordo la maglia di Donati con il numero 7 che mi fu regalata da don Poli, mio professore di religione alla Tasso e padre spirituale della Spal in quegli anni: gli feci i buchi nella schiena per averla».
Poi cosa è successo?
«La passione per il calcio si è affievolita: diventando adulto non ho più seguito perché avevo altri interessi e passioni».
Improvvisamente cosa è scattato in lei per farla diventare un tifoso della Viola più di Pupo, Renzi e Cecchi Gori messi insieme?
«La mia fede viola è nata perché ho molti amici a Firenze, città dove mi reco spesso per motivi culturali e di amicizia. A Firenze, la Fiorentina è una passione molto sentita come la Spal a Ferrara. Di partita in partita la mia passione è aumentata e ho cominciato ad andare allo stadio Franchi e lì sono diventato un grandissimo appassionato».
Ma è vero che nei tornei di Subbuteo che si svolgono a Borgo Punta con gli amici over 50 lei gioca solo con la Fiorentina?
«Rigorosamente: ho due squadre per il panno verde, una con la maglia bianca da trasferta e quella viola tradizionale. Pensi anche che come soprannome mi chiamano scherzosamente Artemio, in onore di Franchi».
E domani come la mettiamo?
«Tiferò Viola. So che non sarà gradito ai tantissimi amici spallini, ma domenica (domani; ndr) terrò per la Fiorentina e andrò in “curvino”. E’ un’emozione tornare al Mazza, in quello stadio dove per tanti anni ho trascorso la mia adolescenza tifando Spal».
A maggior ragione, non si sente un Giuda?
«Non mi piacciano le risposte di comodo o diplomatiche. Forza Viola, ma se la Spal dovesse vincere la sconfitta sarà meno amara, anche se sarebbe la terza di seguito della Fiorentina e le cose si metterebbero maluccio per un squadra che invece ambisce all’Europa. Alla Spal auguro ovviamente di salvarsi».
Laureato all’Università di Bologna in storia dell’arte, professor Quirico domani sarà anche un derby tra Ferrara e Firenze all’insegna della grande arte.
«Su questo piano è una partita splendida. Ferrara grandissima nel Rinascimento e tra Otto e Novecento. Firenze ha dalla sua autentici fuoriclasse e non ha assolutamente rivali al mondo».
Chi metterebbe in campo in un’ipotetica Top 11 dell’arte?
«L’undici biancazzurro sarebbe: Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti, Francesco del Cossa, Bastianino, Dosso Dossi, Garofalo, Bononi, Scarsellino, Boldini, De Pisis e lo straniero De Chirico. Allenatore Borso d’Este».
E per la Firenze gigliata?
«Cimabue, Masaccio, Paolo Uccello, Donatello Brunelleschi, Beato Angelico, Ghirlandaio, Botticelli, Leonardo, Giotto, Michelangelo. Allenatore Lorenzo il Magnifico».
Non ha citato Leon Battista Alberti...
«Lui è come Semplici, un fiorentino che ha fatto grandi cose a Ferrara».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Professore, lei è un caso davvero singolare, diviso tra Spal e Fiorentina: ci parli di questa “fase bipolare”.
«Guardi, la Spal è stata il primo amore, e come tale non si può dimenticare. Anche nei periodi successivi, in cui non seguivo il calcio, ho sempre chiesto ai miei studenti il risultato della squadra della mia città. Della Spal ho tanta stima, affetto, a maggior ragion adesso che ha un allenatore fiorentino come il grande Leonardo Semplici».
Cosa ricorda di quegli anni da adolescente passati la domenica in curva Ovest?
«Mi viene in mente il coro dei tifosi che intonavano “Pezzato-Paina: la A si avvicina”. Il grande sogno della promozione che purtroppo in quegli anni non si è mai avverato. Mi sono divertito andando allo stadio con mio fratello Luigi e gli amici. Mi ricordo che qualche volta siamo andati anche in trasferta e con l’amico Sergio Ardondi, abbiamo rischiato di prendere delle bastonate dai tifosi avversari. Ricordo da bambino anche uno Spal-Catanzaro in gradinata, dove presi un’insolazione e mi venne la febbre. Quella febbre per la Spal che mi ha portato a fondare lo Spal Club Borgo Punta negli anni Settanta».
Cosa facevate come tifosi?
«Durante la settimana esponevamo lo striscione davanti all’edicola di Borgo Punta gestita allora da Oddone Solmi e poi alla domenica lo appendevamo alla stadio in curva Ovest. Erano tempi belli. Ricordo la maglia di Donati con il numero 7 che mi fu regalata da don Poli, mio professore di religione alla Tasso e padre spirituale della Spal in quegli anni: gli feci i buchi nella schiena per averla».
Poi cosa è successo?
«La passione per il calcio si è affievolita: diventando adulto non ho più seguito perché avevo altri interessi e passioni».
Improvvisamente cosa è scattato in lei per farla diventare un tifoso della Viola più di Pupo, Renzi e Cecchi Gori messi insieme?
«La mia fede viola è nata perché ho molti amici a Firenze, città dove mi reco spesso per motivi culturali e di amicizia. A Firenze, la Fiorentina è una passione molto sentita come la Spal a Ferrara. Di partita in partita la mia passione è aumentata e ho cominciato ad andare allo stadio Franchi e lì sono diventato un grandissimo appassionato».
Ma è vero che nei tornei di Subbuteo che si svolgono a Borgo Punta con gli amici over 50 lei gioca solo con la Fiorentina?
«Rigorosamente: ho due squadre per il panno verde, una con la maglia bianca da trasferta e quella viola tradizionale. Pensi anche che come soprannome mi chiamano scherzosamente Artemio, in onore di Franchi».
E domani come la mettiamo?
«Tiferò Viola. So che non sarà gradito ai tantissimi amici spallini, ma domenica (domani; ndr) terrò per la Fiorentina e andrò in “curvino”. E’ un’emozione tornare al Mazza, in quello stadio dove per tanti anni ho trascorso la mia adolescenza tifando Spal».
A maggior ragione, non si sente un Giuda?
«Non mi piacciano le risposte di comodo o diplomatiche. Forza Viola, ma se la Spal dovesse vincere la sconfitta sarà meno amara, anche se sarebbe la terza di seguito della Fiorentina e le cose si metterebbero maluccio per un squadra che invece ambisce all’Europa. Alla Spal auguro ovviamente di salvarsi».
Laureato all’Università di Bologna in storia dell’arte, professor Quirico domani sarà anche un derby tra Ferrara e Firenze all’insegna della grande arte.
«Su questo piano è una partita splendida. Ferrara grandissima nel Rinascimento e tra Otto e Novecento. Firenze ha dalla sua autentici fuoriclasse e non ha assolutamente rivali al mondo».
Chi metterebbe in campo in un’ipotetica Top 11 dell’arte?
«L’undici biancazzurro sarebbe: Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti, Francesco del Cossa, Bastianino, Dosso Dossi, Garofalo, Bononi, Scarsellino, Boldini, De Pisis e lo straniero De Chirico. Allenatore Borso d’Este».
E per la Firenze gigliata?
«Cimabue, Masaccio, Paolo Uccello, Donatello Brunelleschi, Beato Angelico, Ghirlandaio, Botticelli, Leonardo, Giotto, Michelangelo. Allenatore Lorenzo il Magnifico».
Non ha citato Leon Battista Alberti...
«Lui è come Semplici, un fiorentino che ha fatto grandi cose a Ferrara».
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