Biancazzurri Made in Italy Aria di casa per salvarsi
L’anno scorso vinta la B senza stranieri. E anche ora lo zoccolo duro è indigeno In più Gomis ha la nostra cittadinanza e Felipe esibisce il passaporto italiano
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FERRARA. Che la Spal fosse una squadra “Made in Italy” lo si era potuto notare anche negli scorsi anni, grazie a una politica chiara, ricercata e mirata da parte della società biancazzurra che ha puntato molto sull’acquisizione di calciatori nati nella penisola. Ed è il caso di ricordare che la Spal è stata l'unica squadra della scorsa serie B a non aver avuto nessun giocatore straniero in rosa (salvo l’eccezione dell’esordio del giovane brasiliano Strefezza, aggregato dalla Primavera). Erano in totale ventisette gli italiani, con un'età media di 25,4 anni. Una rarità nel calcio di oggi, ma anche un punto di forza che negli ultimi anni - specificatamente riferendoci alla massima serie - ha fatto le fortune, ad esempio, di una piccola ma virtuosa realtà come quella del Sassuolo. Durante la campagna acquisti estiva, per forza di cose e per una normale successione di eventi e situazioni anche economiche, sono arrivati alla corte di via Copparo alcuni stranieri.
Gomis (senegalese con cittadinanza italiana), Felipe (brasiliano con passaporto italiano), Salamon (polacco), Oikonomou (greco), Pa Konate (svedese) e Vaisanen (finlandese). Fatta eccezione per i due scandinavi, tutti conoscevano già decisamente bene il tipo di calcio e la nostra lingua. Fattori importanti per l’ambientamento, per l’inserimento nel gruppo, per la condivisione delle idee e per la comprensione delle richieste di campo dell’allenatore. Sta di fatto che l’ItalSpal continua a proporre sui vari manti erbosi della serie A, partita dopo partita, calciatori italiani per almeno otto-nove undicesimi. La particolarità che balza agli occhi è che degli undici gol messi a segno fino a questo momento dalla Spal, tutti portano il timbro tricolore con ben sette marcatori differenti: tre volte Paloschi, due Rizzo, due Antenucci e uno a testa tra Borriello, Lazzari, Schiattarella e Viviani. Nelle ultime uscite, in particolar modo nel match contro la Fiorentina, il brasiliano Felipe ha flirtato con il gol e ovviamente l’auspicio è che lo score possa essere aggiornato e integrato con il contributo realizzativo di qualsiasi altro calciatore biancazzurro, indipendentemente che esso sia italiano. Quel che è sicuro, curiosità a parte, è che gli intenti societari di perseguire un calcio a tinte tricolori si sposano benissimo con i temi sollevati proprio in questi giorni dopo la catastrofica eliminazione della Nazionale dai prossimi mondiali. Sicuramente anche in via Copparo la sensibilità nella crescita – in particolar modo delle varie squadre giovanili – di ragazzi italiani è attiva. E chissà mai, che prima o poi, possa uscire anche un talento “Made in Fe”.
Alessio Duatti
Gomis (senegalese con cittadinanza italiana), Felipe (brasiliano con passaporto italiano), Salamon (polacco), Oikonomou (greco), Pa Konate (svedese) e Vaisanen (finlandese). Fatta eccezione per i due scandinavi, tutti conoscevano già decisamente bene il tipo di calcio e la nostra lingua. Fattori importanti per l’ambientamento, per l’inserimento nel gruppo, per la condivisione delle idee e per la comprensione delle richieste di campo dell’allenatore. Sta di fatto che l’ItalSpal continua a proporre sui vari manti erbosi della serie A, partita dopo partita, calciatori italiani per almeno otto-nove undicesimi. La particolarità che balza agli occhi è che degli undici gol messi a segno fino a questo momento dalla Spal, tutti portano il timbro tricolore con ben sette marcatori differenti: tre volte Paloschi, due Rizzo, due Antenucci e uno a testa tra Borriello, Lazzari, Schiattarella e Viviani. Nelle ultime uscite, in particolar modo nel match contro la Fiorentina, il brasiliano Felipe ha flirtato con il gol e ovviamente l’auspicio è che lo score possa essere aggiornato e integrato con il contributo realizzativo di qualsiasi altro calciatore biancazzurro, indipendentemente che esso sia italiano. Quel che è sicuro, curiosità a parte, è che gli intenti societari di perseguire un calcio a tinte tricolori si sposano benissimo con i temi sollevati proprio in questi giorni dopo la catastrofica eliminazione della Nazionale dai prossimi mondiali. Sicuramente anche in via Copparo la sensibilità nella crescita – in particolar modo delle varie squadre giovanili – di ragazzi italiani è attiva. E chissà mai, che prima o poi, possa uscire anche un talento “Made in Fe”.
Alessio Duatti
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