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Buffon, l’addio al campo con il sogno di chiudere con la Champions

di Michele Di Branco
Buffon, l’addio al campo con il sogno di chiudere con la Champions

«Non ho paura di smettere, sono tanto curioso della vita». Ci sono campioni che fanno fatica a immaginare la propria esistenza lontano da un campo da calcio, tanto da essere inghiottiti da una specie...

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«Non ho paura di smettere, sono tanto curioso della vita». Ci sono campioni che fanno fatica a immaginare la propria esistenza lontano da un campo da calcio, tanto da essere inghiottiti da una specie di “horror vacui”. Ma il terrore del vuoto, evidentemente, corrode altri ma non gli ultimi mesi della carriera di Gianluigi Buffon. Il capitano della Juventus e ormai ex della Nazionale, che pure in passato aveva confessato di aver sofferto di depressione, è pronto per il ritiro. «Probabilmente sarà quest’anno e più che sicuro sono sereno» ha raccontato in una intervista al sito della società bianconera, proprio nel giorno in cui la Federcalcio sta vivendo i giorni più difficili. Seminando comunque un minimo margine di incertezza sulla decisione. Di sicuro c’è che Buffon non appare affatto ansioso, una volta attaccati i guantoni al chiodo, di ributtarsi nella mischia, immediatamente, con un altro ruolo.

«Allenare? Non l’ho preso in considerazione fino a ora», taglia corto. «Dirigente? Non mi piace fare la figura del burattino e dell’ignorante e qualsiasi cosa vorrò farla preparato a farla nel migliore dei modi», spiega spedendo un messaggio anche a chi lo immagina ai vertici del calcio nazionale da ricostruire dopo il disastro della mancata qualificazione al Mondiale. Non c’è fretta di scegliere cosa fare da grande.

E dunque, per il momento, l’uomo che una settimana fa ha indossato per l’ultima volta la maglia della Nazionale (175 presenze in 20 anni di carriera, nessuno più longevo di lui in Europa) è concentrato solo sull’immediato futuro. A cominciare dall’ossessione Champions League, mai vinta e sfuggita alla Juventus (ma con il Parma ha comunque agguantato una Coppa Uefa nel ’99) per ben tre volte in finale. «La vincerà chi si farà trovare pronto a marzo, mi auguro possa essere la Juve», si limita a dire sognando un’ultima occasione a fine maggio, a Kiev. Ma lo dice con la serenità di chi, in ogni caso, si sente in pace con se stesso. «Gli ultimi anni – racconta il portiere carrarino – sono bellissimi, li vivo con coscienza, ma non dimentico gli anni del Mondiale e l’arrivo alla Juventus nonostante la sofferenza nel lasciare Parma».

Una carriera fantastica, ispirata dalla suggestione del leggendario portiere del Camerun, Thomas N’Kono, durante Italia ’90, e proseguita seguendo l’esempio della «grande scuola italiana dei vari Zenga, Tacconi, Peruzzi, Toldo, Pagliuca e Marchegiani».

Certo, poi ci sarà il giorno dell’addio. «Come immagino la mia ultima partita? Sarà come la prima, con grande entusiasmo e orgoglio» rivendica tranquillo Buffon, forse ripensando al saluto di Alessandro Del Piero, cinque anni fa. E può ben dirlo perché in quell’antico Parma-Milan di 22 anni fa il 17enne Gianluigi, che non aveva fatto una piega quando la sera prima l’allenatore gli aveva chiesto se se la sentisse di esordire in Serie A, volando da un palo all’altro inchiodò la partita sullo 0-0 e cominciò a scrivere la prima pagina di una carriera quasi ineguagliabile.

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