IL LIBRO DEI 110 ANNI
La storia della Spal tutta in una sala Brividi e commozione
di Sergio Armanino
FERRARA. La storia della Spal in una sala. Brividi, ricordi, emozioni a tinte biancazzurre, ieri sera nella Sala della Musica del Chiostro di San Paolo. Da Massei in poi, c’erano tutti o quasi....
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FERRARA. La storia della Spal in una sala. Brividi, ricordi, emozioni a tinte biancazzurre, ieri sera nella Sala della Musica del Chiostro di San Paolo. Da Massei in poi, c’erano tutti o quasi. “Mostri sacri” e gli interpreti di oggi per una storia che ha 110 anni. L’occasione, in ogni senso storica, è stata la presentazione del libro “Spal 110 (1907-2017)” di Mauro Malaguti, firma altrettanto storica del giornalismo sportivo cittadino: «Ho seguito la Spal dal 1974», ha confessato. Di fianco a lui, l’oggi, con il patron Simone Colombarini e il presidente Walter Mattioli: di fronte, una platea di campioni e allenatori di caratura inestimabile. A condurre la serata Federica Lodi, allieva di Malaguti e giornalista a Sky Sport.
Partiamo dal momento più toccante, quando Laura Donati, vedova di Nando, è stata chiamata ad avvicinarsi al microfono. E lei, con un filo di voce tremante («sono emozionatissima») ha condiviso la sua commozione: «Con Nando è stato un colpo di fulmine - ha confessato - , ci siamo conosciuti e sposati, siamo stati assieme 25 anni. Nando aveva chiesto che il suo cuore fosse sepolto allo stadio “Mazza”, lo abbiamo sepolto con il gagliardetto della Spal».
Riavvolgiamo il nastro. Il primo a intervenire è stato l’assessore allo sport Simone Merli: «Sono fortunato, con la responsabilità che ho, ad aver avuto due annate così dalla Spal. Però, è stata una fortuna meritata, perché, prima che assessore, ero e sono un tifoso, di quelli che hanno vissuto anche il magone di vederne rischiare la sparizione».
Poi, parola a Simone Colombarini: «La nostra fortuna è stata di essere in una città straordinaria come Ferrara e aver potuto dare un contributo alla risalita della Spal, che è il nostro orgoglio, ma non ne siamo gli unici artefici. C’era voglia di serie A, abbiamo risvegliato la passione».
E alla parola passione, microfono al presidente Walter Mattioli: «È veramente emozionante vedere la storia della Spal qui seduta. Quando, 5 anni fa, i Colombarini mi dissero “forse andiamo a prendere la Spal” è stata una grande emozione che continua ancora adesso. In serie A, tutti questi grandi presidenti hanno simpatia per la Spal, ma poi quando vai in campo bisogna vincere, come ieri (domenica con la Fiorentina, che invece ha rimontato e pareggiato, ndr): diciamo che stiamo facendo esperienza... Gestiamo 400 ragazzi - ha “svoltato” Mattioli -, vogliamo portare i nostri giovani a giocare in prima squadra, come faceva il grande Paolo Mazza». In chiusura, la promessa: «Costi quel che costi, in serie A ci rimarremo».
Poi, introdotti uno a uno da Malaguti, ecco la passerella dei grandi del passato. Prima il video-messaggio di Gianni De Biasi, poi subito microfono a Oscar Massei: «Il mio cuore è a Ferrara, sono venuto qui nel 1959 e la Spal ci ha dato la possibilità di giocare a quel livello in serie A».
Poi, Edy Reja, cui è stato chiesto di ricordare un aneddoto con Fabio Capello: «Avevamo 17 anni, le valigie di cartone e dentro le nostre speranze. È nata allora una lunga amicizia e la Spal è stata la nostra mamma, ci ha adottato, con questo grande personaggio che era Mazza, forse il primo a credere nei giovani. Ma a me diceva che avevo i piedi quadrati...». «Lo chiamavamo “machinon” - interviene Gianfranco Bozzao -, il campo lo arava, ma aveva una resistenza... Massei il migliore? Sì, aveva corsa, tecnica, resistenza ed era un leader».
Malaguti introduce “il mago” Gianni Galeone, che a Ferrara non ha vinto niente, ma resta fra gli allenatori più amati, «dalle donne», aggiunge ancora Bozzao: «Ho vissuto tre anni splendidi alla Spal - dice Galeone -, in una città dove, se giochi male, nemmeno ti fischiano, ma ridono, perché hanno un senso dell’estetica. Credo di essere in parte riuscito a proporre un gioco che è rimasto negli occhi della gente e quest’anno la squadra sviluppa un gioco come dico io: ha un suo modo di proporsi, di stare in campo, e merita di restare in serie A».
«Ringrazio il mister di aver detto queste parole davanti al presidente», gli si accoda subito Semplici e aggiunge: «Sono felice di aver contribuito a riportare questa squadra via da categorie non consone alla città e spero di contribuire a farcela restare».
La passerella non è finita. Ecco Michele Paramatti: «Essere nella storia di una società come la Spal mi riempie d’orgoglio. Mi rendo conto di essere stato cresciuto da maestri come Mongardi, Pasetti, Bozzao: sono stato fortunato a iniziare la mia carriera qui».
Poi, Cesare Discepoli: «Rimango e rimarrò sempre un appassionato e tifoso di questa città, a cui auguro le migliori fortune». Ed Eliso Croci: «La mia fortuna è che Mazza mi ha voluto come terzino, poi ho anche sposato una ferrarese...». Ruben Buriani: «Mazza non voleva i ferraresi? Mah, ero l’unico ad avere vitto e alloggio al Centro, pur arrivando da pochi chilometri da lì. Sì, prima mi ha dato in comproprietà e poi ceduto, ma forse gli servivano i soldi». Emozionato Danilo Ferrari: «Sono stati anni bellissimi». Commosso Alberto Bergossi: «Giocavo a Palermo, qui c’era Tagliaferri, poi morto in un incidente stradale, che mi diceva che la Spal era la Juve della serie B. E infatti aveva uno stile: fui mandato anche a tagliarmi i capelli dal ds Govoni...».
E ancora, il legame con Firenze che riemerge con Alberto Novelli: «Sono arrivato a 17 anni, ora ho fatto l’abbonamento alla Spal e mi diverto». Massimo Albiero: «Per me Caciagli è stato un padre, rivedere qui il figlio Marco mi fa un immenso piacere». Elena Fabbri: «Gibì aveva tutte queste persone nel cuore, che rivedo con tanto affetto». Riccardo Cervellati: «Sono entrato alla Spal a 12 anni, me ne sono andato a 27: qui c’è quasi tutta la mia vita». Cristian Servidei: «Sono rimasto a vivere qui, mi sono sentito adottato dalla Spal, dove arrivai a 13 anni. Per me è un orgoglio essere arrivato in prima squadra».
Partiamo dal momento più toccante, quando Laura Donati, vedova di Nando, è stata chiamata ad avvicinarsi al microfono. E lei, con un filo di voce tremante («sono emozionatissima») ha condiviso la sua commozione: «Con Nando è stato un colpo di fulmine - ha confessato - , ci siamo conosciuti e sposati, siamo stati assieme 25 anni. Nando aveva chiesto che il suo cuore fosse sepolto allo stadio “Mazza”, lo abbiamo sepolto con il gagliardetto della Spal».
Riavvolgiamo il nastro. Il primo a intervenire è stato l’assessore allo sport Simone Merli: «Sono fortunato, con la responsabilità che ho, ad aver avuto due annate così dalla Spal. Però, è stata una fortuna meritata, perché, prima che assessore, ero e sono un tifoso, di quelli che hanno vissuto anche il magone di vederne rischiare la sparizione».
Poi, parola a Simone Colombarini: «La nostra fortuna è stata di essere in una città straordinaria come Ferrara e aver potuto dare un contributo alla risalita della Spal, che è il nostro orgoglio, ma non ne siamo gli unici artefici. C’era voglia di serie A, abbiamo risvegliato la passione».
E alla parola passione, microfono al presidente Walter Mattioli: «È veramente emozionante vedere la storia della Spal qui seduta. Quando, 5 anni fa, i Colombarini mi dissero “forse andiamo a prendere la Spal” è stata una grande emozione che continua ancora adesso. In serie A, tutti questi grandi presidenti hanno simpatia per la Spal, ma poi quando vai in campo bisogna vincere, come ieri (domenica con la Fiorentina, che invece ha rimontato e pareggiato, ndr): diciamo che stiamo facendo esperienza... Gestiamo 400 ragazzi - ha “svoltato” Mattioli -, vogliamo portare i nostri giovani a giocare in prima squadra, come faceva il grande Paolo Mazza». In chiusura, la promessa: «Costi quel che costi, in serie A ci rimarremo».
Poi, introdotti uno a uno da Malaguti, ecco la passerella dei grandi del passato. Prima il video-messaggio di Gianni De Biasi, poi subito microfono a Oscar Massei: «Il mio cuore è a Ferrara, sono venuto qui nel 1959 e la Spal ci ha dato la possibilità di giocare a quel livello in serie A».
Poi, Edy Reja, cui è stato chiesto di ricordare un aneddoto con Fabio Capello: «Avevamo 17 anni, le valigie di cartone e dentro le nostre speranze. È nata allora una lunga amicizia e la Spal è stata la nostra mamma, ci ha adottato, con questo grande personaggio che era Mazza, forse il primo a credere nei giovani. Ma a me diceva che avevo i piedi quadrati...». «Lo chiamavamo “machinon” - interviene Gianfranco Bozzao -, il campo lo arava, ma aveva una resistenza... Massei il migliore? Sì, aveva corsa, tecnica, resistenza ed era un leader».
Malaguti introduce “il mago” Gianni Galeone, che a Ferrara non ha vinto niente, ma resta fra gli allenatori più amati, «dalle donne», aggiunge ancora Bozzao: «Ho vissuto tre anni splendidi alla Spal - dice Galeone -, in una città dove, se giochi male, nemmeno ti fischiano, ma ridono, perché hanno un senso dell’estetica. Credo di essere in parte riuscito a proporre un gioco che è rimasto negli occhi della gente e quest’anno la squadra sviluppa un gioco come dico io: ha un suo modo di proporsi, di stare in campo, e merita di restare in serie A».
«Ringrazio il mister di aver detto queste parole davanti al presidente», gli si accoda subito Semplici e aggiunge: «Sono felice di aver contribuito a riportare questa squadra via da categorie non consone alla città e spero di contribuire a farcela restare».
La passerella non è finita. Ecco Michele Paramatti: «Essere nella storia di una società come la Spal mi riempie d’orgoglio. Mi rendo conto di essere stato cresciuto da maestri come Mongardi, Pasetti, Bozzao: sono stato fortunato a iniziare la mia carriera qui».
Poi, Cesare Discepoli: «Rimango e rimarrò sempre un appassionato e tifoso di questa città, a cui auguro le migliori fortune». Ed Eliso Croci: «La mia fortuna è che Mazza mi ha voluto come terzino, poi ho anche sposato una ferrarese...». Ruben Buriani: «Mazza non voleva i ferraresi? Mah, ero l’unico ad avere vitto e alloggio al Centro, pur arrivando da pochi chilometri da lì. Sì, prima mi ha dato in comproprietà e poi ceduto, ma forse gli servivano i soldi». Emozionato Danilo Ferrari: «Sono stati anni bellissimi». Commosso Alberto Bergossi: «Giocavo a Palermo, qui c’era Tagliaferri, poi morto in un incidente stradale, che mi diceva che la Spal era la Juve della serie B. E infatti aveva uno stile: fui mandato anche a tagliarmi i capelli dal ds Govoni...».
E ancora, il legame con Firenze che riemerge con Alberto Novelli: «Sono arrivato a 17 anni, ora ho fatto l’abbonamento alla Spal e mi diverto». Massimo Albiero: «Per me Caciagli è stato un padre, rivedere qui il figlio Marco mi fa un immenso piacere». Elena Fabbri: «Gibì aveva tutte queste persone nel cuore, che rivedo con tanto affetto». Riccardo Cervellati: «Sono entrato alla Spal a 12 anni, me ne sono andato a 27: qui c’è quasi tutta la mia vita». Cristian Servidei: «Sono rimasto a vivere qui, mi sono sentito adottato dalla Spal, dove arrivai a 13 anni. Per me è un orgoglio essere arrivato in prima squadra».
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