Juve, col Barcellona arriva un buon pari Ma il pass non c’è
Champions League. Allo Stadium equilibrio e palo di Rakitic La qualificazione si giocherà in Grecia con l’Olimpiakos
2 MINUTI DI LETTURA
TORINO. Tenuto conto delle condizioni in cui versa la Juventus, il pareggio contro il Barcellona è risultato più che accettabile, anche perché lascia aperto il discorso qualificazione. Con la vittoria dello Sporting Lisbona contro l’Olimpiakos, tutto dipenderà dall’esito della gara di Atene: la speranza di Agnelli, Nedved, Allegri e di milioni di tifosi è che di qui al 5 dicembre qualcosa succeda. Un esercizio di fiducia estrema, a essere onesti, dato che nemmeno l’aria frizzante della Champions League e il blasone dell’avversario hanno sortito gli effetti sperati. La Juventus era e resta malata.
La sensazione che il Barcellona l’abbia presa non proprio alla leggera ma nemmeno come se fosse la partita della vita, si è ricavata oltre che dall’assenza di Messi (per quasi un’ora, sostituto dell’ex milanista Deulofeu) anche dalla disinvolta tranquillità con la quale è stato in campo. Insomma, andamento compassato, gestione ponderata della palla, Busquets piazzato davanti alla difesa e Suarez unica punta per preservare le energie in vista della sfida contro il Valencia, scontro diretto della Liga. Lì si che Valverde chiederà alla sua squadra il massimo sforzo e non esagererà con il turn over. Supponenza? Forse sì, anzi probabilmente sì, però motivata da una superiorità già emersa al Camp Nou qualche mese fa, uno «sbilancio» che produsse tre gol (a zero) .
Comunque, corricchiando e giochicchiando, il Barcellona nel primo tempo ha centrato un palo (minuto 22, punizione di Rakitic) e circoscritto i pericoli a una conclusione di Douglas Costa. Nel rispetto di un consolidato canovaccio, il brasiliano - pagato 46 milioni - parte sempre forte e dopo un attimo si affloscia, confusionario e frenetico nelle movenze brevi. Per la verità i suoi impacci sono stati condivisi da Higuain, Cuadrado e un irriconoscibile Alex Sandro, in capo a un 3-4-2-1 studiato da Allegri per imprimere una svolta, almeno tattica. Contro questo Barcellona volutamente piccolo, votato al massimo risultato con la minima fatica, i riscontri dovevano essere diversi: più netti e secchi, più tranchant. Certo, i blaugrana in questo momento rappresentano con Psg, City e United, la crema dell’Europa, ma i bianconeri avevano una chance perfetta per riabilitarsi. Buon per loro che Digne, a metà della ripresa, abbia pensato bene di non tirare ma di tentare un improbabile assist per Messi a porta vuota. Cosa che poteva costare cara nel finale, quando Ter Stegen ha detto no a un bellissimo tiro di Dybala dal limite.
La sensazione che il Barcellona l’abbia presa non proprio alla leggera ma nemmeno come se fosse la partita della vita, si è ricavata oltre che dall’assenza di Messi (per quasi un’ora, sostituto dell’ex milanista Deulofeu) anche dalla disinvolta tranquillità con la quale è stato in campo. Insomma, andamento compassato, gestione ponderata della palla, Busquets piazzato davanti alla difesa e Suarez unica punta per preservare le energie in vista della sfida contro il Valencia, scontro diretto della Liga. Lì si che Valverde chiederà alla sua squadra il massimo sforzo e non esagererà con il turn over. Supponenza? Forse sì, anzi probabilmente sì, però motivata da una superiorità già emersa al Camp Nou qualche mese fa, uno «sbilancio» che produsse tre gol (a zero) .
Comunque, corricchiando e giochicchiando, il Barcellona nel primo tempo ha centrato un palo (minuto 22, punizione di Rakitic) e circoscritto i pericoli a una conclusione di Douglas Costa. Nel rispetto di un consolidato canovaccio, il brasiliano - pagato 46 milioni - parte sempre forte e dopo un attimo si affloscia, confusionario e frenetico nelle movenze brevi. Per la verità i suoi impacci sono stati condivisi da Higuain, Cuadrado e un irriconoscibile Alex Sandro, in capo a un 3-4-2-1 studiato da Allegri per imprimere una svolta, almeno tattica. Contro questo Barcellona volutamente piccolo, votato al massimo risultato con la minima fatica, i riscontri dovevano essere diversi: più netti e secchi, più tranchant. Certo, i blaugrana in questo momento rappresentano con Psg, City e United, la crema dell’Europa, ma i bianconeri avevano una chance perfetta per riabilitarsi. Buon per loro che Digne, a metà della ripresa, abbia pensato bene di non tirare ma di tentare un improbabile assist per Messi a porta vuota. Cosa che poteva costare cara nel finale, quando Ter Stegen ha detto no a un bellissimo tiro di Dybala dal limite.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google