basket a2
I ricordi del “Pilla” «Ebeling, che forza»
Insieme nel ’92. Ora Pillastrini è a Treviso e sfiderà la Bondi
3 MINUTI DI LETTURA
FERRARA. Il passato non si cancella. Ti resta dentro, pronto a riemergere tra tanti ricordi. E sarà così anche per Stefano Pillastrini, che ora allena la De’ Longhi che domenica sfiderà la Bondi, ma all’inizio di un’eccellente carriera si è seduto anche sulla panchina di Ferrara. Era alla sua terza stagione da head coach il “Pilla”, quando arrivò alla Pallacanestro Ferrara e tra i suoi giocatori scelse proprio John Ebeling come straniero. Domenica, quando prima della partita tra Ferrara e Treviso verrà ritirata la maglia numero 15, anche Pillastrini potrà ripensare a quella stagione così travagliata, seppur ricca di soddisfazioni, che l’hanno visto difendere i colori biancoverdi di Ferrara.
«John tornava a Ferrara dopo gli anni d’oro (quelli della prima esperienza ferrarese tra il 1982 e il 1985; ndr) e soprattutto dopo un grave infortunio - ricorda il coach -, ma la nostra fu una scelta convinta. Corremmo il rischio, fummo ripagati da grandi soddisfazioni. Raggiungemmo una salvezza sofferta nonostante gli infortuni di Emby e Ansaloni. John fu molto importante sia dal punto di vista tecnico che umano in quella squadra. Avemmo modo di apprezzare le sue qualità di uomo, quel valore aggiunto che già si faceva sentire anche ad alto livello».
Correva la stagione 1992/93, il presidente era Franco Scopa e coach Pillastrini riuscì in una vera impresa, in un’epoca in cui il basket era quasi un altro sport, ma i valori dei giocatori avevano sempre il giusto peso. «Per questo credo che abbia ancora senso dare valore a persone che hanno dato tanto a questo sport con eventi come quello di domenica. Devono servire da esempio. E’ giusto incentivare queste iniziative che portano alla luce esempi positivi da seguire anche dai giovani».
«Ripensandoci - ha continuato Pillastrini - trovo molte delle qualità di Ebeling nel nostro attuale americano, John Brown. Energia, vitalità, la voglia di dare sempre il massimo in ogni occasione....». Ebeling dice che non avendo talento ha sempre dovuto lavorare molto per raggiungere risultati, diversamente da suo figlio Michele che gioca a Cagliari, in A2. «Più che non avere talento, John forse non aveva tanta scuola. Arrivava da un college non di primo livello, ma aveva talento soprattutto fisico. Poi in Italia ha avuto un miglioramento pazzesco: ha fatto grandi passi avanti».
Veniamo al presente. Domenica alle 18, con l’emozione nel cuore e gli occhi lucidi, si assisterà a una sfida di grande richiamo. «Sarà una partita combattuta, tra due squadre che come altre stanno ancora cercando una propria fisionomia. Entrambe, più delle altre, hanno dovuto fare i conti con infortuni importanti, oltre a essere state rinnovate parecchio rispetto all’anno scorso. Noi siamo un gruppo quasi totalmente nuovo, che è sicuramente in ritardo di condizione, ma ha vinto partite e non si trova certo in una situazione disastrosa di classifica. Sia Ferrara che Treviso possono crescere ancora tanto».
Qual è un vantaggio che la De Longhi può sfruttare? «Abbiamo un roster completo, di qualità, che riesce sempre a essere competitivo. L’abbiamo dimostrato anche nell’ultima vittoria». E la Bondi? «E’ una squadra molto molto fisica. E’ solida a rimbalzo, ma è anche fisica negli esterni, soprattutto con il rientro di Rush. E’ una squadra molto difficile da affrontare che esprime un gioco di eccellenza». Sia Treviso che il Kleb arrivano alla gara del palasport di Ferrara dopo aver affrontato importanti assenze. La Bondi ha dovuto fare a meno per un mese di uno dei due americani, mentre Treviso (che di americani ne ha uno solo per scelta) non ha potuto contare su Matteo Fantinelli che è rientrato da un paio di settimane.
Mauro Cavina
«John tornava a Ferrara dopo gli anni d’oro (quelli della prima esperienza ferrarese tra il 1982 e il 1985; ndr) e soprattutto dopo un grave infortunio - ricorda il coach -, ma la nostra fu una scelta convinta. Corremmo il rischio, fummo ripagati da grandi soddisfazioni. Raggiungemmo una salvezza sofferta nonostante gli infortuni di Emby e Ansaloni. John fu molto importante sia dal punto di vista tecnico che umano in quella squadra. Avemmo modo di apprezzare le sue qualità di uomo, quel valore aggiunto che già si faceva sentire anche ad alto livello».
Correva la stagione 1992/93, il presidente era Franco Scopa e coach Pillastrini riuscì in una vera impresa, in un’epoca in cui il basket era quasi un altro sport, ma i valori dei giocatori avevano sempre il giusto peso. «Per questo credo che abbia ancora senso dare valore a persone che hanno dato tanto a questo sport con eventi come quello di domenica. Devono servire da esempio. E’ giusto incentivare queste iniziative che portano alla luce esempi positivi da seguire anche dai giovani».
«Ripensandoci - ha continuato Pillastrini - trovo molte delle qualità di Ebeling nel nostro attuale americano, John Brown. Energia, vitalità, la voglia di dare sempre il massimo in ogni occasione....». Ebeling dice che non avendo talento ha sempre dovuto lavorare molto per raggiungere risultati, diversamente da suo figlio Michele che gioca a Cagliari, in A2. «Più che non avere talento, John forse non aveva tanta scuola. Arrivava da un college non di primo livello, ma aveva talento soprattutto fisico. Poi in Italia ha avuto un miglioramento pazzesco: ha fatto grandi passi avanti».
Veniamo al presente. Domenica alle 18, con l’emozione nel cuore e gli occhi lucidi, si assisterà a una sfida di grande richiamo. «Sarà una partita combattuta, tra due squadre che come altre stanno ancora cercando una propria fisionomia. Entrambe, più delle altre, hanno dovuto fare i conti con infortuni importanti, oltre a essere state rinnovate parecchio rispetto all’anno scorso. Noi siamo un gruppo quasi totalmente nuovo, che è sicuramente in ritardo di condizione, ma ha vinto partite e non si trova certo in una situazione disastrosa di classifica. Sia Ferrara che Treviso possono crescere ancora tanto».
Qual è un vantaggio che la De Longhi può sfruttare? «Abbiamo un roster completo, di qualità, che riesce sempre a essere competitivo. L’abbiamo dimostrato anche nell’ultima vittoria». E la Bondi? «E’ una squadra molto molto fisica. E’ solida a rimbalzo, ma è anche fisica negli esterni, soprattutto con il rientro di Rush. E’ una squadra molto difficile da affrontare che esprime un gioco di eccellenza». Sia Treviso che il Kleb arrivano alla gara del palasport di Ferrara dopo aver affrontato importanti assenze. La Bondi ha dovuto fare a meno per un mese di uno dei due americani, mentre Treviso (che di americani ne ha uno solo per scelta) non ha potuto contare su Matteo Fantinelli che è rientrato da un paio di settimane.
Mauro Cavina
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
