il ritiro della mitica numero 15
Si chiama John Ebeling È diventato leggenda
di Marco Nagliati
Si chiama John, ed è diventato leggenda. Tutto comincia come il big bang: la Pallacanestro Ferrara dei pionieri veste il biancoverde e si affaccia per la prima volta nella storia cittadina nel teatro...
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Si chiama John, ed è diventato leggenda. Tutto comincia come il big bang: la Pallacanestro Ferrara dei pionieri veste il biancoverde e si affaccia per la prima volta nella storia cittadina nel teatro della A2. È il 1982 ed un professore che non molla la scuola e si diletta ad allenare giganti (Marco Calamai), per la terribile stagione da matricola sceglie un percorso lineare: conferma lo zoccolo duro degli italiani e va su un doppio percorso Usa. L’esperto, il marpione. Il talento sornione. Il colored: Charles Jordan. E sul giovane puledro di razza. Il fisico potente da sgrezzare quanto concerne tattica e tecnica. Il bianco: John Ebeling.
Bello e biondo. Forte e con una qualità che farà la differenza: non molla mai. Umile e coraggioso. Arriva da Trenton (è nato il 2 gennaio 1960) ha giocato con Florida Southern ed è appena stato scelto al draft Nba da Detroit (101ª scelta). Ferrara dovrebbe essere l’antipasto col basket professionistico, prima di tornare negli States a rincorrere anelli. Vita e carriera lo terranno per sempre in Europa. In quel principio di anni ’80 a Ferrara accade l’impensabile, il “grande scoppio” appunto: in tre mesi si costruisce un palasport, la città si innamora del nuovo. Non brontola, semmai fa il tutto esaurito per ogni singola gara. Nasce il fenomeno Mangiaebevi. John ha voglia e troppa effervescenza: tanti falli e quindi incide poco. Scalpita, si ammala (principio di polmonite). Teme di essere “tagliato”. «Non volevo lasciare - racconterà poi -, tornare a casa mi avrebbe lasciato un senso di sconfitta personale. Ero agitato». Calamai, il “filosofo”, va in ospedale e gli parla con lucido coraggio: “Tu sei stato scelto da me, fai parte della mia squadra. E non ti abbandono”. Ebeling inizia a giocare anche con la testa. Si rasserena. Per tre settimane fa avanti-indietro tra ospedale e campo, gioca come un dio. Stremato. Diventa “il guerriero”.
Ferrara perde potenzialità economica, retrocede e nel 1985 John diviene un big del mercato. Due anni strepitosi a Firenze, poi lo tradisce un ginocchio che finirà col frenarne la carriera. Si rimette a lucido in Svizzera, poi la Spagna extralusso. Lo cerca il Real Madrid, quando ancora un ginocchio lo tiene a terra invece del decollo. Ebeling ha moglie italiana, figli estensi. Segue il richiamo delle radici: torna nel 1992 con la presidenza Scopa. S’è costruito un efficace tiro da tre. Prima era spalle a canestro, “step back” in allontanamento laterale con appoggio di tabella. Ha capito: il fisico non è più da Formula 1, ora gioca di lettura e tecnica. Torna in Spagna e sposta gli equilibri. Poi Cantù. E nuovamente Ferrara. Dal 1998 al 2001, poi nel 2002. Ormai è “The legend”. Rischia un occhio per una ditata ma non molla (gli occhialoni alla Jabbar dureranno poco). John John superstar... Intona la curva. Riporta i nostri “cestini” in A2. Il presidente Roberto Mascellani s’è goduto tutto. Oggi sarà lui a premiarlo: la mitica “15” sarà ritirata. «Ricordo nitidamente una cosa - dice Mascellani -: alla prima nel mio Club partì in panchina. Dopo poco eccolo sul cubo dei cambi, si siede e scattano 5’ ininterrotti di applausi. Lui ha avuto una parte importante nella nostra crescita: un grande uomo che ha dimostrato il valore della forza di volontà. Ha giocato spesso sul dolore. È sempre stato onesto e Ferrara gli vuole bene». Martedì Ebeling ci ha confidato: «I giovani credo che non sappiano chi sia». Un gigante.
Bello e biondo. Forte e con una qualità che farà la differenza: non molla mai. Umile e coraggioso. Arriva da Trenton (è nato il 2 gennaio 1960) ha giocato con Florida Southern ed è appena stato scelto al draft Nba da Detroit (101ª scelta). Ferrara dovrebbe essere l’antipasto col basket professionistico, prima di tornare negli States a rincorrere anelli. Vita e carriera lo terranno per sempre in Europa. In quel principio di anni ’80 a Ferrara accade l’impensabile, il “grande scoppio” appunto: in tre mesi si costruisce un palasport, la città si innamora del nuovo. Non brontola, semmai fa il tutto esaurito per ogni singola gara. Nasce il fenomeno Mangiaebevi. John ha voglia e troppa effervescenza: tanti falli e quindi incide poco. Scalpita, si ammala (principio di polmonite). Teme di essere “tagliato”. «Non volevo lasciare - racconterà poi -, tornare a casa mi avrebbe lasciato un senso di sconfitta personale. Ero agitato». Calamai, il “filosofo”, va in ospedale e gli parla con lucido coraggio: “Tu sei stato scelto da me, fai parte della mia squadra. E non ti abbandono”. Ebeling inizia a giocare anche con la testa. Si rasserena. Per tre settimane fa avanti-indietro tra ospedale e campo, gioca come un dio. Stremato. Diventa “il guerriero”.
Ferrara perde potenzialità economica, retrocede e nel 1985 John diviene un big del mercato. Due anni strepitosi a Firenze, poi lo tradisce un ginocchio che finirà col frenarne la carriera. Si rimette a lucido in Svizzera, poi la Spagna extralusso. Lo cerca il Real Madrid, quando ancora un ginocchio lo tiene a terra invece del decollo. Ebeling ha moglie italiana, figli estensi. Segue il richiamo delle radici: torna nel 1992 con la presidenza Scopa. S’è costruito un efficace tiro da tre. Prima era spalle a canestro, “step back” in allontanamento laterale con appoggio di tabella. Ha capito: il fisico non è più da Formula 1, ora gioca di lettura e tecnica. Torna in Spagna e sposta gli equilibri. Poi Cantù. E nuovamente Ferrara. Dal 1998 al 2001, poi nel 2002. Ormai è “The legend”. Rischia un occhio per una ditata ma non molla (gli occhialoni alla Jabbar dureranno poco). John John superstar... Intona la curva. Riporta i nostri “cestini” in A2. Il presidente Roberto Mascellani s’è goduto tutto. Oggi sarà lui a premiarlo: la mitica “15” sarà ritirata. «Ricordo nitidamente una cosa - dice Mascellani -: alla prima nel mio Club partì in panchina. Dopo poco eccolo sul cubo dei cambi, si siede e scattano 5’ ininterrotti di applausi. Lui ha avuto una parte importante nella nostra crescita: un grande uomo che ha dimostrato il valore della forza di volontà. Ha giocato spesso sul dolore. È sempre stato onesto e Ferrara gli vuole bene». Martedì Ebeling ci ha confidato: «I giovani credo che non sappiano chi sia». Un gigante.
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