Spal, il ko col Chievo un segnale molto preoccupante
Ferrara, non aver vinto, e aver addirittura perso, una gara come quella di sabato è gravissimo. Indispensabile cambiare marcia
FERRARA. Più ci pensiamo, e più ci ripetiamo: incredibile. Sì, è incredibile che la Spal non abbia vinto - e, anzi, abbia addirittura finito con il perdere - una partita come quella di sabato a Verona contro il Chievo. Era una gara da mettere in tasca e portare a casa, con tutto quanto di buono avrebbe avuto come conseguenze.
I biancazzurri lo avrebbero meritato. O, almeno, i biancazzurri visti fino a qualche spicciolo della ripresa. Una superiorità tecnica, di palleggio, di gioco, imbarazzante. Una totale padronanza del campo. La capacità di manovrare palla a terra anche su un campo fradicio di pioggia, e di creare occasioni a iosa. Il vantaggio. Le ripetute chances per il raddoppio. Ecco, il primo neo è stato quello: non aver segnato il 2-0 che avrebbe chiuso il discorso. Certo, Sorrentino è stato semplicemente monumentale. Ma anche restando sull’1-0, anche vedendo il portiere clivense dire no pure al tentativo di Rizzo al 15’ della ripresa, la Spal non ha perso a causa di quelle palle-gol non sfruttate, o non andate a buon fine. È caduta anche per quelle, ovvio, ma la chiave di lettura è soprattutto un’altra.
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Nonostante la nettissima supremazia evidenziata nel primo tempo, la Spal è poi andata progressivamente ritraendosi, ha arretrato il baricentro, ha lasciato campo al Chievo. Una mancanza di personalità che i veneti hanno colto e sfruttato, galvanizzati anche dall’ingresso dell’eterno Pellissier che ha rimescolato tutte le carte: ha dato coraggio, animo ed entusiasmo al pubblico, al gruppo, alla squadra. Ha trascinato. Ha permesso ai gialloblù di esercitare pressione offensiva. Ha iniziato ad incutere timore alla tremebonda difesa spallina, che perso il facile punto di riferimento del marmoreo Meggiorini si è trovata davanti un attaccante che faceva movimento, chiamava palla, spostava i difensori stessi, era presente sia fuori che dentro l’area. Oltretutto un leader, morale e tecnico. Ma può l’inserimento di un uomo di 40 anni (Sergio ci scusi, è un paradosso voluto: le sue primavere sono 38...) mandare in crisi una squadra così come è andata in crisi la Spal? Può, perchè i biancazzurri hanno mostrato i loro limiti. Di personalità-mentalità, e tecnici. Come in altre occasioni (con l’Udinese, con il Crotone, con la Fiorentina...) si sono portati in casa gli avversari. Sia con la Fiorentina che con il Chievo la Spal non ha rischiato chissà cosa, non ha concesso occasioni (salvo quella di Tomovic, sabato), ma se stai dietro, sempre di più, quella che in dialetto ferrarese si chiama scarabuzlona prima o poi capita. Un incidente di percorso, una pallaccia, un colpo di fortuna altrui, un rimpallo. O errori propri. Come quelli, imperdonabili, commessi dai difensori spallini sui due gol di Inglese, propiziati da difetti di lettura e tecnici, che in A non perdonano.
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E non è tutto. Un autorevole uomo di calcio, subito dopo la partita ci diceva: «O la Spal fa tre gol nel primo tempo o è dura, perchè a livello fisico viene distrutta». Ecco, la sensazione che si è avuta è stata anche quella. Che più si avanzava nel secondo tempo, e più i vecchiotti del Chievo imponevano una netta superiorità fisico-atletica. È stato realmente così o si è trattato di un’impressione dettata dalle cambiate dinamiche del match?
Bruttissimo segnale, comunque, aver perso la partita di sabato. Perchè quando il migliore in campo è il portiere avversario e tu perdi, allora significa che qualcosa non quadra.
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