Vista dalla tribuna C’è la leggenda e Cortese fa la star
Un tempo, quando si era tutti biondi, alti e muscolosi (beh insomma...), atterrò dalle nostre parti uno che quelle fattezze le indossava davvero. Alieno ma dalle ali non di cera, in volo fino a qui...
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Un tempo, quando si era tutti biondi, alti e muscolosi (beh insomma...), atterrò dalle nostre parti uno che quelle fattezze le indossava davvero. Alieno ma dalle ali non di cera, in volo fino a qui dopo aver messo un dito a caso sulla mappa. Parlava una lingua diversa e imperiale che per i più riproduce una barriera infrangibile. Mentre una Ferrara anch’ella imberbe, semplice periferia cestistica di Bologna, andava alla ricerca ingenua dell’eroe che potesse farla volare. Si è ritrovata invece un figlio da crescere, inattesa responsabilità, e quando il pargolo trentacinque anni dopo ti chiama “mamma e papà” per la prima volta, sì, è davvero impossibile non emozionarsi. Lo avrà compreso anche chi mai ha visto giocare John Ebeling, al massimo (bontà loro, son giovani) si è entusiasmato per Foiera e Farabello, i due ad averlo avvicinato per carisma in tempi più recenti. E giù lacrime, per quei momenti di trasmutazione che rewindano il passato e in simultanea buttano avanti la palla ai posteri, come capita quando da capitano si trapassa a bandiera e infine si assurge a leggenda: va a finire che poi ci si ritrova una maglia appesa alla parete del palazzo e si riascolta quel vecchio, inevitabile coro. Come faceva? Ah sì, “Ricky Ricky superstar”. O almeno così deve averlo interpretato un altro biondo, alto e muscoloso, perché Cortese dopo l’intervallo e la cerimonia, guarda caso, ha letteralmente fatto a fette Treviso. Il modo ideale per incorniciare una giornata in cui valeva la pena esserci.
Fabio Terminali
Fabio Terminali
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