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Bomber Dzeko, tutto è iniziato a Ferrara

di Paolo Negri
Bomber Dzeko, tutto è iniziato a Ferrara

Nel 2001, a 15 anni, fece il debutto internazionale al “Mazza”

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FERRARA. Era una sera di maggio. Esattamente sabato 19 maggio 2001. Lucianone Cazzanti, cuore biancazzurro, storico talent scout spallino, responsabile del settore giovanile, era riuscito ancora una volta - supportato da Gianni Barotti - ad organizzare un grande torneo “Paolo Mazza”, categorie Esordienti e Giovanissimi, con Cesena, Milan ed i bosniaci dello Zeljeznicar Sarajevo.

Nome un po’ difficile, ma che significa Ferroviere. Club glorioso, di grande tradizione, tra i più prestigiosi della ex Jugoslavia, semifinalista di Coppa Uefa nel 1985 con il leggendario Ivica Osim in panchina ed una generazione di talenti quali Capljic, Bazdarevic, Skoro, Mihajlovic (Radmilo, non Sinisa), Nikic, Curic e altri. La guerra civile, poi, ad inizio anni ’90 travolse tutto e tutti. Il calcio rimase una parentesi di speranza. Pure per lo Zeljo, capace di ripartire tra mille difficoltà, anche dopo i bombardamenti e l’incendio che distrussero il suo stadio, Grbavica, nell’omonimo quartiere roccaforte delle milizie serbe.

Quel torneo “Paolo Mazza” rappresentò la prima uscita internazionale per le giovanili dello Zeljeznicar. Due gruppi, appunto Esordienti e Giovanissimi, con tanti elementi di talento. Tra tutti spiccò un centravanti, all’epoca 15enne, di qualità ed impatto fisico: Edin Dzeko. Che dopodomani, venerdì, all’Olimpico con la sua Roma affronterà la Spal. Ideale chiusura di una parabola il cui punto iniziale, in quel maggio 2001, fu proprio contro i biancazzurri, a Ferrara, al “Mazza”.

In quella lontana serata primaverile Dzeko non segnò né contro la Spal né contro il Milan. Ma destò ottima impressione, sotto ogni punto di vista. Maglia numero 9 (di già...), movimento, capacità di difendere palla, presenza in area avversaria. Le doti che poi avrebbe affinato nel corso del suo cammino professionale. Appena due anni dopo il “Mazza”, dunque nel 2003, debuttò in prima squadra con lo Zeljeznicar. Due stagioni e prese il volo: prima la Repubblica Ceca, poi i tedeschi del Wolfsburg, quindi gli inglesi del Manchester City a precedere l’approdo italiano alla Roma nel 2015.

I tifosi spallini, i più incalliti, i malati di calcio, ricorderanno quel ragazzino che venerdì rappresenterà il pericolo numero uno per la squadra di mister Semplici. Fisicamente era già strutturato, il viso era assolutamente identico a quello odierno: nelle foto dell’epoca non si fatica a riconoscere il centravanti, era uguale a adesso.

Dal “Mazza” alla gloria, chissà se Edin Dzeko affrontando la Spal in serie A ricorderà quella vecchia esperienza ferrarese. Di sicuro i biancazzurro dovranno predisporre una gabbia per contrastarlo a dovere. Nel gioco aereo, nelle situazioni spalle alla porta, nei movimenti, per impedirgli che faccia da sponda, che apra spazio per gli inserimenti dei centrocampisti e per i “tagli” delle ali, che si metta in condizione di battere a rete. Perchè, tra l’altro, sa concludere in tutti i modi, di testa, con entrambi i piedi, in acrobazia.

Saranno soprattutto Vicari ed Oikonomou o Salamon (tra il greco ed il polacco vedremo chi verrà designato a completare il trio di centrali, Felipe sarà quello di centro-sinistra) a doverlo affrontare, puntando principalmente sull’anticipo per evitare che il bosniaco si metta nelle condizioni per lui ideali. Guai lasciargli un centimetro, obbligatorio fargli sentire la presenza del marcatore, impedirgli - nel limite del possibile - di predisporre l’incornata. Sarà bene anche raddoppiare.

Bello, vedere un simile campione contro la Spal. E ricordare che, in fondo, il club biancazzurro ha in qualche modo contribuito ad iniziare a metterlo in vetrina.

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