Bulgarelli, un segnale d’allarme per il futuro «Al Kleb serve aiuto»
di Marco Nagliati
Il presidente: così questa società non può più reggere Potrebbe essere una riapertura all’imprenditore Maiarelli
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FERRARA. «Dopo sette anni di presidenza, rifletto». Fabio Bulgarelli, massimo dirigente del Kleb Basket, è seduto al tavolo della sala stampa del palasport. Incontro importante, perché il proprietario del team traccia la linea dell’orizzonte: sei mesi per dare un futuro alla pallacanestro cittadina. «Non voglio mettere a repentaglio le mie aziende per coprire i costi del basket: da solo non ce la posso fare. Questo non è un campanello d’allarme per quanto riguarda la stagione in corso, da questo punto di vista non ci sono problemi ed i conti sono a posto. Io guardo alla prossima primavera per non ridurmi all’ultimo minuto. Per non sentire gente che dice di cadere dalle nuvole scoprendo che la pallacanestro è in sofferenza».
«Lo ribadisco: il sistema solo con me non può reggere. Serve aria nuova, qualcuno che si affianchi. Non necessariamente per entrare in società. Per il bene del Kleb sono disposto a qualsiasi cosa: fare un passo indietro, oppure uno avanti. Però con aiuti economici. Spogliamoci dell’orgoglio e togliamo la tuta da battaglia». E il passaggio porta il pensiero a Riccardo Maiarelli, tre anni fa ad un passo dall’acquisto della società. Poi dietrofront di Bulgarelli, mal digerito dall’imprenditore ferrarese. Da lì i rapporti freddi, anche se Maiarelli alle gare della Bondi non manca. Ecco, la diplomazia potrebbe lavorare per favorire un riallineamento delle posizioni. «Scordiamo il passato e sediamoci ad un tavolo - riprende il filo Bulgarelli, rivolgendosi a soggetti generici -; l’importante è non disperdere un valore della città. Ferrara avrebbe le potenzialità per mantenere la serie A2. Io raccolgo quello che merito? Mah, errori ne abbiamo fatti. Ma dispiace sentire queste cose, perché comunque sono sempre qua mettendoci soldi e faccia. Ripeto: faccio appello all’unità. Se serve posso anche rimanere dando solo un contributo e passare la mano».
I motivi del disagio, sono elencati con chirurgica precisione: «Il monte sponsorizzazioni raccolto quest’anno è risibile. Non riusciamo ad attrarre risorse. Il pubblico è calato. Mi piacerebbe pensare alla prosecuzione di un progetto pluriennale, da capire se si riuscirà a portarlo avanti a Ferrara o in altro modo. Il mio cellulare ce l’hanno tutti, deve squillare entro maggio. Sennò...».
La frase cala così, si perde nel silenzio. Bulgarelli si riprende: «Voglio guardare avanti, indietro non vado». Tradotto: se qualcuno pensa ad un’autoretrocessione per ricominciare dalla B io non ci sto. Nel 2011 quella è stata la partenza, ora salito in A2 un arretramento non interessa. «Sì, di sicuro non ripartirò ancora da zero» sussurra il presidente. Al suo fianco il vicepresidente Marco Cocchi: «La città non deve aspettare che tutti gli anni Bulgarelli metta pesantemente mano al portafogli».
Sei mesi, dunque. Da vivere sul doppio binario: tecnico e societario. Bulgarelli chiude con l’evidenziatore: «Oh, questa annata non è a rischio».
«Lo ribadisco: il sistema solo con me non può reggere. Serve aria nuova, qualcuno che si affianchi. Non necessariamente per entrare in società. Per il bene del Kleb sono disposto a qualsiasi cosa: fare un passo indietro, oppure uno avanti. Però con aiuti economici. Spogliamoci dell’orgoglio e togliamo la tuta da battaglia». E il passaggio porta il pensiero a Riccardo Maiarelli, tre anni fa ad un passo dall’acquisto della società. Poi dietrofront di Bulgarelli, mal digerito dall’imprenditore ferrarese. Da lì i rapporti freddi, anche se Maiarelli alle gare della Bondi non manca. Ecco, la diplomazia potrebbe lavorare per favorire un riallineamento delle posizioni. «Scordiamo il passato e sediamoci ad un tavolo - riprende il filo Bulgarelli, rivolgendosi a soggetti generici -; l’importante è non disperdere un valore della città. Ferrara avrebbe le potenzialità per mantenere la serie A2. Io raccolgo quello che merito? Mah, errori ne abbiamo fatti. Ma dispiace sentire queste cose, perché comunque sono sempre qua mettendoci soldi e faccia. Ripeto: faccio appello all’unità. Se serve posso anche rimanere dando solo un contributo e passare la mano».
I motivi del disagio, sono elencati con chirurgica precisione: «Il monte sponsorizzazioni raccolto quest’anno è risibile. Non riusciamo ad attrarre risorse. Il pubblico è calato. Mi piacerebbe pensare alla prosecuzione di un progetto pluriennale, da capire se si riuscirà a portarlo avanti a Ferrara o in altro modo. Il mio cellulare ce l’hanno tutti, deve squillare entro maggio. Sennò...».
La frase cala così, si perde nel silenzio. Bulgarelli si riprende: «Voglio guardare avanti, indietro non vado». Tradotto: se qualcuno pensa ad un’autoretrocessione per ricominciare dalla B io non ci sto. Nel 2011 quella è stata la partenza, ora salito in A2 un arretramento non interessa. «Sì, di sicuro non ripartirò ancora da zero» sussurra il presidente. Al suo fianco il vicepresidente Marco Cocchi: «La città non deve aspettare che tutti gli anni Bulgarelli metta pesantemente mano al portafogli».
Sei mesi, dunque. Da vivere sul doppio binario: tecnico e societario. Bulgarelli chiude con l’evidenziatore: «Oh, questa annata non è a rischio».
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