calcio femminile
Etrusca, ecco un progetto in rosa
La Bottoni: «Giocare divertendosi senza farsi condizionare»
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FERRARA. Abbattere le barriere culturali e permettere a sempre più bambine di praticare il calcio. E’ l’intento di Rebecca Bottoni, responsabile del settore giovanile femminile dell’Etrusca 2010. La Bottoni, assieme al suo staff, ha radunato all’Etrusca qualche decina di bambine per allestire alcune formazioni giovanili.
«Abbiamo in serbo un progetto con la scuola Ariosto che se ne fa capofila - dice la Bottoni, a sua volta ex calciatrice di serie A -: “Diamo un Calcio alle Differenze” per allestire un torneo la prossima primavera a Pontegradella, che coinvolgerà alcune scuole superiori del Ferrarese. Ad organizzarlo sarà la società Etrusca 2010».
La Bottoni denuncia un certo disinteresse e una certa indifferenza verso il calcio femminile, che altrove trova invece maggior consenso. «Non bastano esempi illustri di calciatrici americane e nemmeno la “cantera” femminile del Barcellona, trattata in terra catalana con la stessa dignità dei colleghi uomini, per credere che una cultura simile possa nascere anche in Italia. Perché potrà essere meno seguito, meno venduto e mercificato, ma non può essere privo di dignità. Invece, nel nostro Paese, il calcio femminile vive una sorte ancor peggiore e quando non è offeso da commenti misogini viene relegato nella pura indifferenza mediatica e pubblica». La Bottoni ha una ricetta: «Dico solo alle bambine e alle loro famiglie di provare, di giocare e di continuare se si divertono: il resto verrà da sé. Basta non farsi condizionare da opinioni e giudizi degli altri».
Corrado Magnoni
«Abbiamo in serbo un progetto con la scuola Ariosto che se ne fa capofila - dice la Bottoni, a sua volta ex calciatrice di serie A -: “Diamo un Calcio alle Differenze” per allestire un torneo la prossima primavera a Pontegradella, che coinvolgerà alcune scuole superiori del Ferrarese. Ad organizzarlo sarà la società Etrusca 2010».
La Bottoni denuncia un certo disinteresse e una certa indifferenza verso il calcio femminile, che altrove trova invece maggior consenso. «Non bastano esempi illustri di calciatrici americane e nemmeno la “cantera” femminile del Barcellona, trattata in terra catalana con la stessa dignità dei colleghi uomini, per credere che una cultura simile possa nascere anche in Italia. Perché potrà essere meno seguito, meno venduto e mercificato, ma non può essere privo di dignità. Invece, nel nostro Paese, il calcio femminile vive una sorte ancor peggiore e quando non è offeso da commenti misogini viene relegato nella pura indifferenza mediatica e pubblica». La Bottoni ha una ricetta: «Dico solo alle bambine e alle loro famiglie di provare, di giocare e di continuare se si divertono: il resto verrà da sé. Basta non farsi condizionare da opinioni e giudizi degli altri».
Corrado Magnoni
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