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«Spal, a Roma serve una bella prova»

di Paolo Negri
«Spal, a Roma serve una bella prova»

Il doppio ex: conta ritrovare fiducia per Verona e Benevento

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FERRARA. Konsel; Cafù, Aldair, Servidei, Candela; Tommasi, Di Biagio, Di Francesco; Delvecchio, Balbo, Totti

È uno degli schieramenti della Roma, stagione 1997/98, giunta 4ª con Zdenek Zeman in panchina. Di quel gruppo, appunto, faceva parte Cristian Servidei, nato e cresciuto in biancazzurro, idolo spallino poi decollato per una bella carriera. E domani si gioca Roma-Spal, con i giallorossi allenati da quell’Eusebio Di Francesco che di Servidei era stato compagno nella citata annata zemaniana.

Cristian, bella squadra quella Roma...

«Sembra un fotomontaggio, io sono l’unico che non c’entrava niente...».

Figuriamoci, Zeman aveva preteso il suo acquisto.

«Questo è vero, ma... non ho mai capito il perchè. Mi spiego. Zeman mi voleva già al Foggia, quando giocavo in C qui alla Spal. Però, un po’ per i programmi della società, un po’ per il mio percorso di preparazione, un po’ perchè i miei genitori ritenevano che fossi troppo giovane per andare così lontano da casa, e poi per mia volontà in quanto mi vedevo male a dover lasciare il clima di entusiasmo che si respirava in quel periodo a Ferrara, rimasi. Successivamente, dopo due belle stagioni al Lecce, Zeman evidentemente si ricordò di me e mi volle alla Roma. Ma perchè, visto che lui giocava a zona ed io avevo sempre fatto il marcatore a uomo, sia alla Spal che al Lecce, con il libero staccato dietro?».

Apprezzava le sue qualità.

«Aveva colto doti che, mi dispiace, non riuscii ad imporre. Lui mi diede fiducia, subito: titolare in pre-campionato, titolare nelle prime giornate della serie A. Lo ringrazierò sempre. Poi, per mie caratteristiche, per il suo modulo, e per i livelli cui mi trovai confrontato, alla lunga ebbi poco spazio. Ma Zeman credeva in me, e mi diede la possibilità di giocare in una grande piazza e con grandi campioni. Cafù, Aldair, Candela e Totti erano stati o sarebbero stati campioni del mondo con le rispettive Nazionali. E poi c’era un grande talento come Balbo. E altri. Ed eravamo tutti giovani, l’età media di quella Roma era bassissima. Per me è stata un’esperienza molto positiva, sotto ogni punto di vista, anche sociale, in rapporto alla grande città. Qualcosina devo aver lasciato, se è vero che mi ha chiamato l’ufficio stampa della Roma per un’intervista da metteresul sito ufficiale in vista della partita con la Spal. Questa è la mia settimana...».

Com’era avere Aldair al fianco?

«Una responsabilità molto importante. Vedevi la diversità di talento. Mi consolava il fatto che anche lui, senza palla, non andasse tanto d’accordo con la linea difensiva di Zeman. Ma col pallone tra i piedi era un’altra cosa».

Il giovane Totti?

«Aveva 21 anni, la Roma lo aveva nominato capitano in risposta alla scelta della Lazio di dare la fascia a Nesta. Non aveva lo spogliatoio in mano, le personalità erano altre. Ma per simpatia e doti calcistiche dategli da... madrenatura, era eccezionale. Singolarmente, una gran persona, un bravo ragazzo, molto tranquillo. Va detto che nello spogliatoio della Roma trovai un’umiltà eccezionale, molta più che in tante squadre di C: più ti alzi con i livelli, e più c’è umiltà. Cafù, Aldair e Balbo erano un esempio in tal senso».

Domani la Spal trova la Roma di Di Francesco.

«È sempre stato un ragazzo molto intelligente, integrato nel gruppo. All’epoca eravamo giovani, non avrei mai detto che sarebbe diventato un allenatore, ma col senno del poi devo dire che ne aveva già la predisposizione. Adesso, al primo anno alla guida della Roma, la prima Roma senza Totti, sta facendo bene oltre le aspettative, perchè senza il capitano l’ambiente poteva creare uno scompiglio, invece Eusebio ha preso per mano la squadra e la sta portando in alto sia in campionato che in Champions. Sono felice per lui».

Domani, gara a senso unico?

«Presumo di sì. La Spal farà una bella prestazione, come ha sempre fatto soprattutto contro le big, e potrà anche creare qualche problemino alla Roma. Ma il divario tra i giocatori in campo è talmente evidente che al 90’ sarà difficile portare via qualche punto, anche se mi auguro che la Spal ce la faccia. Consideriamo però che la Roma vorrà pure rifarsi dei 2 punti regalati al Genoa e sarà ancora più motivata. La Spal non si darà per vinta, ma in una partita del genere dovrà cercare soprattutto la prova non credo che pensi di poter vincere. Dopo la sconfitta col Chievo e il brutto match con il Cittadella in Coppa, la Spal deve andare a Roma per ritrovare solidità, compattezza, autostima, fiducia in vista di partite da 4 o 6 punti come quelle successive con Verona e Benevento: se vuoi salvarti, è il bottino da conquistare. La sfida di Roma deve servire come preparazione ai match seguenti, per questo sarà importante una prova all’altezza».

La Spal può salvarsi?

«Io credo di sì. Deve arrivare con fiducia alle prossime partite con Verona e Benevento, ed essere in gruppo a febbraio/marzo, per giocarsi tutto negli ultimi due mesi di campionato».

Il ko di Coppa col Cittadella potrà creare problemi?

«Una normale gara di Coppa, con anche l’eventuale sconfitta - poi verificatasi - da prendere alla leggera. Poi ho letto le dichiarazioni di Mattioli. Ho vissuto tanti spogliatoi, dico che parole pesanti come quelle usate dal presidente alzano la tensione all’interno, certo non la smorzano. Ma da anni conosce la sua squadra, saprà lui quando usare il bastone e quando la carota».

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