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Spal, niente drammi: conta la salvezza

di Paolo Negri
Spal, niente drammi: conta la salvezza

L’eliminazione contro una squadra di B crea delusione e insinua dubbi ma vanno evitate tensioni e ripercussioni negative

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FERRARA. Ragione e sentimento.

La prima induce a ritenere che la sconfitta, e conseguente eliminazione, della Spal in Coppa Italia con il Cittadella non è, non può e non deve essere un dramma: le sfide importanti, gli obiettivi primari, sono altri: quelli del campionato, tesi alla salvezza; il secondo, legittimo e comprensibile, è un sentimento (appunto) di frustrazione. Perchè perdere in casa contro una squadra di categoria inferiore, genera delusione, crea discussioni, insinua il dubbio. E, in questa fase della serie A - a maggior ragione dopo l’incredibile ko di sabato scorso a Verona con il Chievo -, la Spal di tutto aveva bisogno tranne che di dubbi, insicurezze, polemiche.

Nell’immediato dopo-gara col Cittadella, il presidente Walter Mattioli ha usato parole dure, sferzanti, pesanti. Ha parlato di giocatori «presuntuosi e senza palle». Affermazioni molto forti e che, all’interno, possono creare due scenari: o una reazione d’orgoglio oppure una lievitazione della tensione, un clima negativo. Mister Semplici è e sarà chiamato a lavorare molto di psicologia, lo spogliatoio di una squadra vive di sottili equilibri ed anche un solo granellino nell’ingranaggio può ingolfare la macchina. Ieri mattina, in occasione della presentazione dell’annullo filatelico per le celebrazioni dei 110 anni della Spal, Mattioli non c’era. «Non perchè non sia di buonumore - si è affrettato a spiegare il d.g. Andrea Gazzoli - ma perchè è impegnato alla riunione di Lega a Milano. Nonostante qualche inciampo, bisogna continuare ad avere entusiasmo, che a noi non deve mai mancare».

A suscitare la delusione (eufemismo...) nei vertici spallini non sarebbe stata tanto la sconfitta, o non solo quella, quanto il tenore della prestazione, la presunta svogliatezza, la sottovalutazione dell’avversario, la convinzione che l’undici mandato in campo fosse, per quanto improvvisato per l’occasione e teso a preservare la gran parte dei giocatori che domani dovranno affrontare la Roma, comunque composto da elementi di curriculum tali da poter battere un Cittadella a sua volta schierato con molte “seconde linee”. Può essere che la percezione sia effettivamente risultata quella di un gruppo demotivato. Ma come caricarlo, se alla vigilia lo stesso allenatore aveva detto che in questo momento della stagione avrebbe fatto volentieri a meno dell’impegno di Coppa? Convinzione tra l’altro condivisibile. E, tra l’altro, nel dopo partita Semplici si è presentato a testa alta e petto in fuori, assumendosi le principali responsabilità del ko nel tentativo - pur sottolinenando la negatività della prova - di proteggere un gruppo che sa caratterialmente non d’acciaio. Si può affermare che uomini che finora hanno giocato meno di altri avrebbero dovuto avere la spinta per mostrare di meritare maggior spazio, ma con il livellamento (in basso) del calcio odierno, se un collettivo non funziona e se tu non hai il giocatore differenziato, qualunque singolo finisce per farsi inghiottire dal vortice della prestazione d’insieme. Il vero punto, non toccato, è forse un altro. E cioè che la Spal ha sbagliato diverse valutazioni, scelte, acquisti. E che ci sta che le alternative di un organico in difficoltà in serie A possano perdere contro una squadra di B, pur a sua volta un po’ improvvisata ma con una dinamica positiva. Per questo la Spal non deve cadere nella trappola di tensioni che avrebbero solo inevitabili ripercussioni negative. Al contrario, deve ripartire dalle certezze, quelle che hanno permesso il primo tempo con il Chievo. Poi, a gennaio, si dovrà intervenire per le opportune correzioni. Con oculatezza.

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