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Il club eviti la crisi di nervi Adesso serve serenità

dall’inviato Paolo Negri
Il club eviti la crisi di nervi Adesso serve serenità

Torti ieri ce ne sono sicuramente stati, ma non conviene attaccare il sistema E il silenzio stampa non convince. Vanno evitate le tensioni interne

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ROMA. Spal sull’orlo di una crisi di nervi. Silenzio stampa imposto ad allenatore e giocatori. Proprietà e presidenza che non si presentano per dire la loro. Tutto casuale? Tutto frutto dei torti, o presunti tali, subiti ieri? Non crediamo. Segnali di nervosismo c’erano già, emersi nel dopo-Chievo e soprattutto a seguito dell’eliminazione in Coppa Italia ad opera del Cittadella. Ma l’incarico dato ieri al d.s. Vagnati di lanciare strali contro l’arbitraggio, contro il Var, contro non sappiamo chi, va sia nel senso della tensione che sta salendo, sia per marcare il territorio in vista dei prossimi scontri diretti per la salvezza con Verona e Benevento.

Diciamo subito che ieri l’arbitro Abisso e l’ausilio tecnologico non hanno convinto. Episodi discutibili, contro la Spal, ci sono stati. Dall’espulsione di Felipe al mancato rosso a Gonalons, dal presunto rigore su Rizzo al gol del 2-0 per la Roma su cui pesa il sospetto di un fuorigioco di El Shaarawy. La sensazione è che la decisione di espellere Felipe sia severa ma possa starci. Sul resto nutriamo maggiori dubbi. In particolare, Gonalons - già ammonito - meritava il rosso. Quanto alla Var, si conferma la colossale sciocchezza che abbiamo sempre paventato. Spezza il ritmo del gioco, non elimina gli errori, non fa chiarezza, acuisce i dubbi, c’entra nulla col gioco del calcio. Con la Spal, poi, il rapporto è problematico: chiamata in causa per Felipe, non per Gonalons. Per il 2-0 non fa chiarezza. E allora?

Detto ciò, in casa Spal ritengono davvero di aver perso con la Roma a causa dell’arbitraggio? Se sì, non hanno colto le vere problematiche che esistono. Per questo vogliamo credere che le proteste post-gara, gli atteggiamenti assunti, il silenzio stampa, siano una mossa strategica in proiezione futura. Il tentativo di far valere il proprio peso, di voler mettere le mani avanti in vista del Verona (e del Benevento), di chiedere una sorta di compensazione a venire: che in caso di episodi dubbi la bilancia, per una volta, penda a favore della Spal.

Non sappiamo, ammesso che le intenzioni siano veramente queste, fino a che punto la mossa potrà servire, fino a che punto il Palazzo si farà influenzare, commuovere, convincere (la si metta come si vuole). Non vorremmo solo che la strategia si rivelasse un’arma a doppio taglio. E non vorremmo, soprattutto, che la Spal finisse in preda a un nervosismo interno, a un eccessivo innalzamento della tensione, situazioni che finirebbero solo per essere deleterie, autolesionistiche.

In questo momento, prima di due partite fondamentali se non decisive - comunque uno snodo cruciale della stagione - la Spal deve o dovrebbe dar prova di serenità, unione, compattezza, capacità di andare oltre le evidenti difficoltà sotto gli occhi di tutti. Torti arbitrali? Se ci sono stati, meglio averli subiti con la Roma che nel prossimo futuro. Ma è fondamentale non perdere la dimensione delle cose, la realtà. Non è un problema, non è una tragedia, trovarsi lunedì sera fra le tre retrocedende. È uno scotto financo preventivabile, è normale che una neo-promossa possa imbattersi in problematiche di vario tipo, che patisca nei propri sedici metri e in quelli avversari. Adesso più che mai serve calma, molta calma. Non è il momento di strillare, né di mettere pressione sui propri uomini. Il Crotone della scorsa stagione insegna. Servono pazienza, calma, fiducia, compattezza, determinazione. Non è con altre mosse che ci si potrà salvare. La corsa è apertissima, non si creino più ostacoli di quanti già ne esistono. Allora sì gli handicap rischierebbero di diventare insormontabili. E la Spal non ne ha bisogno. No davvero. Calma e gesso, come avrebbe detto quello.

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