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Ilaria Cucchi: «Io sto con Aldro»

Ilaria Cucchi: «Io sto con Aldro»

Monta la protesta per il divieto della questura di Roma di far entrare la bandiera

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FERRARA. I 700 sostenitori spallini presenti venerdì sera all’Olimpico per la partita contro la Roma, come noto si sono astenuti dal cantare ed hanno anche riposto due aste e bandiere. Una protesta, uno sciopero del tifo, in reazione al divieto delle forze dell’ordine di far entrare il bandierone con l’immagine di Federico Aldrovandi.

Il caso è diventato subito di portata nazionale. Ieri se n’è occupato anche il Corriere dello Sport, che sul proprio sito ha pubblicato questo intervento che Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha messo sulla propria pagina Facebook:

«Federico Aldrovandi aveva 18 anni appena compiuti. Sappiamo tutti come è morto. La bandiera con il suo volto non è stata fatta entrare allo stadio per la partita Roma-Spal. Io sono con lui. Senza di lui io non sarei mai arrivata fin qui. Roma è la mia città, ed io amo la mia città, ma io sto con Aldro. Un abbraccio a Patrizia e Lino».

Patrizia e Lino, naturalmente, sono i genitori di Federico.

Al quotidiano sportivo romano fonti della Questura capitolina hanno affermato che «la bandiera è rimasta fuori perché non era autorizzata in quanto nessuno aveva chiesto l'autorizzazione per l'ingresso. Per far entrare la bandiera era necessaria una richiesta da presentare tre giorni prima presso il gabinetto della Questura. Se infatti bandiere e striscioni non sono presenti nell'elenco del materiale autorizzato a inizio stagione dall'Osservatorio per le manifestazioni sportive, la richiesta va fatta di volta in volta».

Ma se il bandierone entra al “Mazza” ed era presente anche negli altri stadi, allora significa che l’autorizzazione di inizio stagione c’era e c’è. O no?

Inoltre, risulta che o ltre alla bandiera per Aldrovandi, ai tifosi biancazzurri è stato impedito l'ingresso anche di altro materiale. Dal canto suo, Lino Aldrovandi - papà di Federico - in Facebook ha scritto:

«In quello che fanno questi ragazzi meravigliosi non c'è d'aver paura di chissà quale lesa maestà. Ci insegnano invece molto. Ci insegnano ad aver rispetto della vita. Quello sguardo di Federico, severo a guardarci dentro, forse fa paura alle coscienze di tanti e credo che non lo smetterà mai perchè altri ragazzi possano un giorno di una qualsiasi domenica mattina assassina, poter tornare a casa. Grazie ragazzi, la vostra purezza per un gesto semplice ed umano che viene dal cuore, a qualcuno, non a tutti, darà sempre fastidio. Lino».

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