Bondi, “Cima Trieste” è lontana
di Marco Nagliati
Il Kleb si batte e vola sul +7. L’imbattuta capolista reagisce e si dimostra superiore
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FERRARA. Giunta sul punto più alto di “cima Trieste”, la Bondi scivola. E perde. Perché pur giocando una buonissima partita, le è mancato qualcosina per trasformare in epica la battaglia contro la capolista. E perché appena s’è rilassata un filo (due perse, un paio di tiri fuori ritmo, una retroguardia meno tenace), l’Alma ha colpito. Con la fisicità debordante di Green, soprattutto con la malizia di un uomo che entra dalla panchina laddove sarebbe titolare in “duemila” altre formazioni. Dunque, il Kleb al culmine di una prestazione da applausi raggiunge il “+7” al 22’ (43-36). È un triplone galattico e appagante di Cortese a produrre il massimo vantaggio interno. Ed è qui, che a Ferrara sfugge il big match. L’Alma infila un break di 0-11 stordente. Intanto ha i primi ed unici due acuti di Da Ros, un talento che fin lì Hall aveva imbavagliato. Tripla e cesto dell’italiano triestino, quindi due perse estensi. Poi scocca il “Cavaliero time”, il play-guardia che viene dalla panca. “Danielino” insacca 11 punti partendo dal primo cesto del 29’, sparigliando tutte le difese di Ferrara. Due triple, per iniziare. Una di tabella.
Trieste da “-7” torna avanti: chiude il terzo parziale 56-62. Ha messo le mani sulla gara, dimostrandosi degna battistrada del girone e - finora - mai piegata da alcuna formazione mortale. Se arrivano gli alieni, si vedrà. Per ora giuliani profondi e duri, creativi e umili. C’è chi fa legna ma sa vivere minuti da protagonista (Prandin, con alcuni panieri difficili ma a referto nei momenti chiave) e chi ha talento ma sa canalizzarlo in una difesa asfissiante: marchio di fabbrica di coach Dalmasson. Per dire della profondità della panchina: l’ex Bowers, ieri al rientro dopo infortunio, ha giocato (e male) appena 12’. La Bondi ha retto, quasi sempre. È partita poco fluida in attacco, con però i nervi saldi per proseguire nel piano partita: palla spesso sotto a sollecitare un Fantoni sufficientemente reattivo (3-12 al 5’). Sulle prime triple (Cortese e due Hall), la Bondi va pure sopra al 10’ (20-19). È intricata la selva sotto canestro, epperò il Kleb non molla. Martelossi mette Molinaro quando c’è Janelidze che chiama fuori il lungo, sceglie Fantoni quando c’è da fare a gomitate col solido Cittadini. Se c’è Cortese, Rush a sedere: anche stavolta, come con Treviso, i due insieme ci stanno pochissimo. Tripla Panni, rubata Rush (32-27), all’intervallo 40-36 con un Hall magnifico in difesa su Da Ros e chirurgico in attacco.
E quando la palla arriva sotto col contagiri, come detto, estensi avanti di 7. Trieste non è prima per caso. La mette dapprima sulla corrida, il territorio che preferisce; poi opera un altro giro di chiave in marcatura. In aggiunta, la Bondi ha tre-quattro minuti di calo. Appena appena quelli, che però bastano all’Alma per far girare l’inerzia dell’incontro. Mantiene il margine accumulato in quell’11-0 di break, difende bene bene. Hall insacca il “-4” (62-66), Cavaliero colpisce dopo una comunque eccellente difesa estense. Una botta psicologica. Torna Green e Trieste porta definitivamente a casa la torta con due schiacciate siderali. Il Kleb esce a testa alta, con la sensazione che nel pieno tentativo di rimonta dell’ultimo parziale ha fatto le scelte giuste. Purtroppo la palla è finita all’uomo sbagliato: assist per il compagno libero nell’angolo ma era Rush da tre e non Cortese. Ed Erik ha sparato sul ferro. La conclusione da lontano non è prodotto della sua bottega e finché non ritroverà atletismo, darà sempre un contributo relativamente consistente. Poi: sfera frontale in uscita dal raddoppio ma c’è Venuto (0/4) e non Panni. Infine, cuoio sotto, ma quando Trieste è piovra Fantoni fa sempre un palleggio di troppo prima di andare in verticale verso il ferro. Molinaro e Hall sarebbero stati atomici. In fondo lievi imprecisioni, che contro la capolista però paghi. Niente di drammatico, le due formazioni sono destinate a navigazioni differenti.
Trieste da “-7” torna avanti: chiude il terzo parziale 56-62. Ha messo le mani sulla gara, dimostrandosi degna battistrada del girone e - finora - mai piegata da alcuna formazione mortale. Se arrivano gli alieni, si vedrà. Per ora giuliani profondi e duri, creativi e umili. C’è chi fa legna ma sa vivere minuti da protagonista (Prandin, con alcuni panieri difficili ma a referto nei momenti chiave) e chi ha talento ma sa canalizzarlo in una difesa asfissiante: marchio di fabbrica di coach Dalmasson. Per dire della profondità della panchina: l’ex Bowers, ieri al rientro dopo infortunio, ha giocato (e male) appena 12’. La Bondi ha retto, quasi sempre. È partita poco fluida in attacco, con però i nervi saldi per proseguire nel piano partita: palla spesso sotto a sollecitare un Fantoni sufficientemente reattivo (3-12 al 5’). Sulle prime triple (Cortese e due Hall), la Bondi va pure sopra al 10’ (20-19). È intricata la selva sotto canestro, epperò il Kleb non molla. Martelossi mette Molinaro quando c’è Janelidze che chiama fuori il lungo, sceglie Fantoni quando c’è da fare a gomitate col solido Cittadini. Se c’è Cortese, Rush a sedere: anche stavolta, come con Treviso, i due insieme ci stanno pochissimo. Tripla Panni, rubata Rush (32-27), all’intervallo 40-36 con un Hall magnifico in difesa su Da Ros e chirurgico in attacco.
E quando la palla arriva sotto col contagiri, come detto, estensi avanti di 7. Trieste non è prima per caso. La mette dapprima sulla corrida, il territorio che preferisce; poi opera un altro giro di chiave in marcatura. In aggiunta, la Bondi ha tre-quattro minuti di calo. Appena appena quelli, che però bastano all’Alma per far girare l’inerzia dell’incontro. Mantiene il margine accumulato in quell’11-0 di break, difende bene bene. Hall insacca il “-4” (62-66), Cavaliero colpisce dopo una comunque eccellente difesa estense. Una botta psicologica. Torna Green e Trieste porta definitivamente a casa la torta con due schiacciate siderali. Il Kleb esce a testa alta, con la sensazione che nel pieno tentativo di rimonta dell’ultimo parziale ha fatto le scelte giuste. Purtroppo la palla è finita all’uomo sbagliato: assist per il compagno libero nell’angolo ma era Rush da tre e non Cortese. Ed Erik ha sparato sul ferro. La conclusione da lontano non è prodotto della sua bottega e finché non ritroverà atletismo, darà sempre un contributo relativamente consistente. Poi: sfera frontale in uscita dal raddoppio ma c’è Venuto (0/4) e non Panni. Infine, cuoio sotto, ma quando Trieste è piovra Fantoni fa sempre un palleggio di troppo prima di andare in verticale verso il ferro. Molinaro e Hall sarebbero stati atomici. In fondo lievi imprecisioni, che contro la capolista però paghi. Niente di drammatico, le due formazioni sono destinate a navigazioni differenti.
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