vista dalla tribuna
Non è serata per De Coubertin Lo scontro Usa diventa impari
Vincere è meglio che perdere e fin qui ci arrivano anche Lapalisse e Catalano, senza dimenticare un altro fuoriclasse dell’ovvio come Boskov, con buona pace di quel maniaco del pareggio di De...
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Vincere è meglio che perdere e fin qui ci arrivano anche Lapalisse e Catalano, senza dimenticare un altro fuoriclasse dell’ovvio come Boskov, con buona pace di quel maniaco del pareggio di De Coubertin, uno a cui il basket, non si sa come mai, povero lui e il suo spirito olimpico, deve avere dichiarato guerra con l’arma del tempo supplementare. Tuttavia, quando ci si riconosce ad applaudire gli sconfitti, beninteso da tifosi dei suddetti, la sensazione è duplice e ha poco a che vedere con la banalità. Di appagamento da un lato, perché in fondo tutto il possibile è stato fatto, insomma “bravi, sarà per la prossima volta”, una pacca sulla spalla e via. Di rammarico dall’altro, essendo arrivati a un nonnulla dal superare gli avversari, quindi “mannaggia che sfortuna, stasera non dormo” e giù a rimuginare sull’occasione sprecata.
Nel post Ferrara-Trieste appena assaporato, la sensazione è che la bilancia pesasse più sul primo versante. Succede quando affronti una corazzata tipo quella giuliana (per qualità e quantità il ruolo della favorita del girone le si addice eccome) e pazienza se ti tocca “salutare la capolista”, come sbeffeggiano gli sfegatati dell’altra sponda. Avrebbero potuto fare a meno dell’ex Bowers, al rientro da un infortunio, per mettersi in pari con l’assenza del neopapà in maglia Bondi (anzi no) nella sfida dell’anno scorso. Invece niente, per De Coubertin non è proprio giornata, lo sciagurato ha bagnato i piedi sul parquet una dozzina di minuti, ma, per la verità, spostato poco.
Acciaccato per acciaccato, è andata peggio a Martelossi: un Usa a pieni giri è ciò che è mancato per potersela giocare fino al quarantesimo e speriamo che Rush prima o poi ce la faccia, in quello che è ormai il periodo di recupero da una scavigliata più lungo della storia dello sport.
Ora avanti con due trasferte: subito a Verona, dove sulla panchina Dalmonte, lo sappiamo per esperienza, ha in testa tutto tranne che l’importante è partecipare. Ma un bel pareggino no, eh?
Fabio Terminali
Nel post Ferrara-Trieste appena assaporato, la sensazione è che la bilancia pesasse più sul primo versante. Succede quando affronti una corazzata tipo quella giuliana (per qualità e quantità il ruolo della favorita del girone le si addice eccome) e pazienza se ti tocca “salutare la capolista”, come sbeffeggiano gli sfegatati dell’altra sponda. Avrebbero potuto fare a meno dell’ex Bowers, al rientro da un infortunio, per mettersi in pari con l’assenza del neopapà in maglia Bondi (anzi no) nella sfida dell’anno scorso. Invece niente, per De Coubertin non è proprio giornata, lo sciagurato ha bagnato i piedi sul parquet una dozzina di minuti, ma, per la verità, spostato poco.
Acciaccato per acciaccato, è andata peggio a Martelossi: un Usa a pieni giri è ciò che è mancato per potersela giocare fino al quarantesimo e speriamo che Rush prima o poi ce la faccia, in quello che è ormai il periodo di recupero da una scavigliata più lungo della storia dello sport.
Ora avanti con due trasferte: subito a Verona, dove sulla panchina Dalmonte, lo sappiamo per esperienza, ha in testa tutto tranne che l’importante è partecipare. Ma un bel pareggino no, eh?
Fabio Terminali
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