Sassarini tifa biancazzurro «C’è tutto per salvarsi»
L’allenatore del 2012/2013 torna oggi da avversario nel campionato Primavera «La serie A è stata un capolavoro e Semplici è il mister giusto al posto giusto»
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FERRARA. Il calcio dà sempre la possibilità di incontrare vecchi amici. Strade che come quelle della vita portano lontani, e poi magari ti rimettono sullo stesso cammino. Capita oggi, con David Sassarini. L’ultimo allenatore della Spal disgraziata, quella degli orrori del 2012/2013 in serie D. Non in campo, ma per quanto c’era intorno, dietro. Le premesse per un’estate orribile (2013, appunto), poi rasserenata dall’intervento del Comune, dal ruolo del sindaco Tagliani, dall’approdo della famiglia Colombarini. Quattro anni fa, mica un’eternità. Quattro anni e la Spal è volata dalla D, dal baratro della possibile scomparsa - o di un futuro indefinito e indefinibile - fino alla serie A.
Mister Sassarini, arrivato ieri sera a Ferrara con la Primavera dell’Entella che allena dalla scorsa estate e che oggi pomeriggio affronta la Spal al Centro, quasi non se ne capacita: «Non l’avrei mai immaginato. Nemmeno nel più incredibile dei sogni. Davvero non avrei mai detto che in quattro anni avrei visto la Spal in A. Però ne sono estremamente felice».
In quel 2012/2013 ne capitarolo di tutti i colori. Sassarini non minimizza: «Di solito in annate contraddistinte da simili problemi societari si retrocede. Eppure fino a cinque giornate dalla fine eravamo ancora in corsa per la promozione, poi - per forza di cose - scapparono quasi tutti i giocatori, o molti di loro. Ma fummo bravi, non dimentichiamo che partimmo ad agosto. La soddisfazione a tutt’oggi è rappresentata dal fatto che all’ultima giornata il pubblico applaudì me e la squadra. Piazza e persone fantastiche».
La morale di quell’esperienza? Sassarini è esplicito: «Ne ho fatto tesoro, perchè mi tengo alla larga da queste situazioni».
Infatti. Dall’estate è all’Entella Chiavari, società modello per organizzazione, serietà, solidità. Ma come ci è arrivato?
«Dopo la Spal, due stagioni al Seregno in D. Presidente pittoresco, ma gli dissi che rispetto a Ferrara erano rose e fiori. Finale play off il primo anno, finale vinta il secondo. Però la società rinunciò alla Lega Pro. Ci salii andando all’Albinoleffe: non ero l’allenatore funzionale per quel club, serissimo ma con mentalità troppo conservatrice, diversa dalla mia. Quindi di nuovo in D, alla Vis Pesaro, con il capolavoro di riempire lo stadio e vincere i play off. Ripescaggio sicuro in C, ma la società vi ha rinunciato, non presentando la domanda. Vabbè, la scorsa estate ho avuto due richieste in C ma ho compiuto una scelta diversa decidendo di venire all’Entella e compiere un percorso insieme al club».
Il bello di Sassarini è che ha la passione e l’entusiasmo dell’epoca spallina. A quei tempi diceva che si dava qualche anno per arrivare in A, adesso il discorso non cambia. Sta lavorando alla grande, coltiva bomber Petrovic (11 gol in 11 gare, già convocato dalla prima squadra in serie B), cerca la crescita dei singoli e propone calcio costruttivo. E oggi nel tornare al Centro cosa proverà? «Un effetto nostalgia. Poteva andare meglio, forse quel treno l’ho preso in anticipo...Il ricordo è splendido per il contorno, la città, i tifosi, il sentirsi nel calcio vero quando entravi al “Mazza”. A proposito: lo stadio adesso è vecchio ma... moderno. Bellissimo».
E la Spal la guarda: «Eccome. Le sono legato, sto lì a soffrire, in tv non perdo una partita. Se sta attaccata al carro ha tutte le possibilità di salvarsi. In A le difficoltà sono raddoppiate, in B se concedi quattro occasioni prendi uno o due gol, in A la media è uno su uno. A volte l’attenzione non basta, perchè la differenza la fa la qualità degli avversari. Ma la società lì ha fatto un capolavoro, e mister Semplici sa tirare fuori il massimo dai propri giocatori e fa della solidità la propria arma migliore. È l’allenatore giusto al posto giusto».
Paolo Negri
Mister Sassarini, arrivato ieri sera a Ferrara con la Primavera dell’Entella che allena dalla scorsa estate e che oggi pomeriggio affronta la Spal al Centro, quasi non se ne capacita: «Non l’avrei mai immaginato. Nemmeno nel più incredibile dei sogni. Davvero non avrei mai detto che in quattro anni avrei visto la Spal in A. Però ne sono estremamente felice».
In quel 2012/2013 ne capitarolo di tutti i colori. Sassarini non minimizza: «Di solito in annate contraddistinte da simili problemi societari si retrocede. Eppure fino a cinque giornate dalla fine eravamo ancora in corsa per la promozione, poi - per forza di cose - scapparono quasi tutti i giocatori, o molti di loro. Ma fummo bravi, non dimentichiamo che partimmo ad agosto. La soddisfazione a tutt’oggi è rappresentata dal fatto che all’ultima giornata il pubblico applaudì me e la squadra. Piazza e persone fantastiche».
La morale di quell’esperienza? Sassarini è esplicito: «Ne ho fatto tesoro, perchè mi tengo alla larga da queste situazioni».
Infatti. Dall’estate è all’Entella Chiavari, società modello per organizzazione, serietà, solidità. Ma come ci è arrivato?
«Dopo la Spal, due stagioni al Seregno in D. Presidente pittoresco, ma gli dissi che rispetto a Ferrara erano rose e fiori. Finale play off il primo anno, finale vinta il secondo. Però la società rinunciò alla Lega Pro. Ci salii andando all’Albinoleffe: non ero l’allenatore funzionale per quel club, serissimo ma con mentalità troppo conservatrice, diversa dalla mia. Quindi di nuovo in D, alla Vis Pesaro, con il capolavoro di riempire lo stadio e vincere i play off. Ripescaggio sicuro in C, ma la società vi ha rinunciato, non presentando la domanda. Vabbè, la scorsa estate ho avuto due richieste in C ma ho compiuto una scelta diversa decidendo di venire all’Entella e compiere un percorso insieme al club».
Il bello di Sassarini è che ha la passione e l’entusiasmo dell’epoca spallina. A quei tempi diceva che si dava qualche anno per arrivare in A, adesso il discorso non cambia. Sta lavorando alla grande, coltiva bomber Petrovic (11 gol in 11 gare, già convocato dalla prima squadra in serie B), cerca la crescita dei singoli e propone calcio costruttivo. E oggi nel tornare al Centro cosa proverà? «Un effetto nostalgia. Poteva andare meglio, forse quel treno l’ho preso in anticipo...Il ricordo è splendido per il contorno, la città, i tifosi, il sentirsi nel calcio vero quando entravi al “Mazza”. A proposito: lo stadio adesso è vecchio ma... moderno. Bellissimo».
E la Spal la guarda: «Eccome. Le sono legato, sto lì a soffrire, in tv non perdo una partita. Se sta attaccata al carro ha tutte le possibilità di salvarsi. In A le difficoltà sono raddoppiate, in B se concedi quattro occasioni prendi uno o due gol, in A la media è uno su uno. A volte l’attenzione non basta, perchè la differenza la fa la qualità degli avversari. Ma la società lì ha fatto un capolavoro, e mister Semplici sa tirare fuori il massimo dai propri giocatori e fa della solidità la propria arma migliore. È l’allenatore giusto al posto giusto».
Paolo Negri
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