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Anima spallina, sottopelle granata

Anima spallina, sottopelle granata

Antenucci e Gomis raccontano una storia di ex: «La nostra fame salvezza»

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FERRARA. L’anima biancazzurra ed il sottopelle granata. Mirco Antenucci e Alfred Gomis vivono una vigilia di Natale particolare. Oggi indosseranno la maglia della Spal, che sentono e che vivono come poche altre. Ma nel passato (del bomber) e nel domani (del portiere) la camiseta granata ha avuto e potrebbe avere un significato particolare. Mirco è un ex: al Toro ha conquistato la serie A (2011/2012); Alfred è nato calcisticamente torinista, potrebbe scrivere un futuro importante in terra estense. In questi giorni sono finiti sotto i riflettori e, ieri, due quotidiani nazionali ne hanno ospitato le sensazioni prima della gara.

Tuttosport ha intervistato Antenucci, che ha ripercorso il suo cammino in granata: «Torino rappresenta il club e la città in cui mi sono trovato meglio assieme a Ferrara. Sentivamo una responsabilità importante: quella di dover riportare la società in A. C’erano tutte le componenti al posto giusto». Quell’anno, per Mirco, 43 presenze e 11 reti. Lo allenava Ventura: «In granata, francamente, l’ho apprezzato. Con l’Italia, invece, la sua deblacle è stata lampante». E Semplici? «È un uomo che ha fame - l’Antenucci pensiero - e che, come il sottoscritto, è partito dal basso».

È invece stata la “Gazzetta dello Sport” a beneficiare dell’esclusiva con Gomis, sul quale la Spal potrà esercitare il diritto di riscatto a fine anno. La lunga chiacchierata con l’estremo difensore parte dalla scorsa estate, quando Alfred dopo 15 anni di assenza ha deciso di tornare in Senegal: «Volevo ritrovare le mie origini, capire quanto fossero importanti le mie radici». Dall’isola di Gorée alla porta del “non ritorno”, quella attraversata tra il 1500 e il 1800 dagli africani che finivano schiavi in America. Gomis ha visto, filmato. Metabolizzato. Ha scelto di giocare per il Senegal: farà il mondiale, mentre l’Italia rimane a casa. «La porta del “non ritorno” è un colpo al cuore - spiega Alfred -: va però detto che io in Italia mi sento a casa». La famiglia Gomis si trasferì a Cuneo quando l’attuale portiere spallino aveva tre anni. E alla “Gazza” si racconta: «La parte senegalese la conoscevo pochissimo, in fondo ho sempre avuto la sensazione di appartenere a due mondi. A Cuneo mi presero ma a me non andava tanto di stare in porta, mi ribellavo: facevo un tempo da portiere e uno da attaccante». Poi, il Toro... «Mi vollero a patto che facessi il portiere. E fu la decisione giusta». Crotone, Avellino, Cesena, Salernitana le tappe prima di Ferrara e della A. «Le difficoltà alla Spal erano in preventivo - dice Gomis -: ci sono i presupposti per salvarci».

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