vista dalla tribuna
Quel clima d’incertezza fra parquet e società
Assaporando il Natale con un ottimo piatto di tortellini Bondi, il sacro brodo riflette pensieri e parole dell’anno cestistico che verrà. Allo scadere di un 2017, che mette in tavola una sfilza di...
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Assaporando il Natale con un ottimo piatto di tortellini Bondi, il sacro brodo riflette pensieri e parole dell’anno cestistico che verrà. Allo scadere di un 2017, che mette in tavola una sfilza di partite senza tregua per un’indigestione assicurata, il tifoso ferrarese, quello di tribuna anziché no, le vive sospeso in un'atmosfera d’incertezza.
Non sa più bene cosa aspettarsi: il pacco regalo, più che una sorpresa, ormai è una carabattola meritevole dell’interpretazione dei migliori aruspici su piazza. Sul campo, anzi tutto, perché la squadra di Martelossi è un mistero che cammina: imperscrutabile pure per gli esperti e gli addetti ai lavori, arrendevole in formato trasferta per una buona mezz’ora e nei restanti dieci minuti arrembante a inseguire, prima di uno sprint cedevole, ben che vada. Senza quel minimo di stabilità di cui c’è bisogno come il pane, le prospettive non sono delle migliori e s’intravvede un galleggiare simile a quello delle ultime due stagioni, a debita e onerosa distanza dai playoff. Peccato, perché il materiale sembrava di migliore pezzatura rispetto al recente passato, al netto della convivenza complessa tra Cortese e Rush, una specie di peccato originale che non si finisce di scontare.
Fuori dal campo, o meglio al di sopra, nel senso di nuvole grigie incombenti sugli affari terreni, si percorre il sentiero fragile di un’incertezza societaria che ha già messo le cose in chiaro da qualche settimana. Il 2018 rischia davvero di essere l’ultimo a questo livello per la pallacanestro estense, se il presidente Bulgarelli non sarà presto affiancato da altri nello sforzo economico di assicurarne un futuro che rimbalzi su un parquet degno di questo nome. Un appello estremo con tutti i crismi del caso, non un bluff purchessia, né un sospiro privo di sostanza. A breve la sentenza, e per fortuna che erano feste, e grazie al cielo per lo spumante in cassaforte per capodanno, comunque sia.
Fabio Terminali
Non sa più bene cosa aspettarsi: il pacco regalo, più che una sorpresa, ormai è una carabattola meritevole dell’interpretazione dei migliori aruspici su piazza. Sul campo, anzi tutto, perché la squadra di Martelossi è un mistero che cammina: imperscrutabile pure per gli esperti e gli addetti ai lavori, arrendevole in formato trasferta per una buona mezz’ora e nei restanti dieci minuti arrembante a inseguire, prima di uno sprint cedevole, ben che vada. Senza quel minimo di stabilità di cui c’è bisogno come il pane, le prospettive non sono delle migliori e s’intravvede un galleggiare simile a quello delle ultime due stagioni, a debita e onerosa distanza dai playoff. Peccato, perché il materiale sembrava di migliore pezzatura rispetto al recente passato, al netto della convivenza complessa tra Cortese e Rush, una specie di peccato originale che non si finisce di scontare.
Fuori dal campo, o meglio al di sopra, nel senso di nuvole grigie incombenti sugli affari terreni, si percorre il sentiero fragile di un’incertezza societaria che ha già messo le cose in chiaro da qualche settimana. Il 2018 rischia davvero di essere l’ultimo a questo livello per la pallacanestro estense, se il presidente Bulgarelli non sarà presto affiancato da altri nello sforzo economico di assicurarne un futuro che rimbalzi su un parquet degno di questo nome. Un appello estremo con tutti i crismi del caso, non un bluff purchessia, né un sospiro privo di sostanza. A breve la sentenza, e per fortuna che erano feste, e grazie al cielo per lo spumante in cassaforte per capodanno, comunque sia.
Fabio Terminali
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