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La Bondi va a Jesi in cerca del colpo per dare continuità

La Bondi va a Jesi in cerca del colpo per dare continuità

Basket A2. Avversari in calo, ma sempre temibili Fantoni: «Mi aspetto una gara difficilissima» 

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FERRARA. Ultima gara dell’anno, penultima del girone d’andata, secondo step del mini-ciclo che vedrà la Bondi affacciarsi al nuovo anno e scivolare verso la seconda metà del campionato. Stasera (primo salto alle 20.30) all’Ubi Banca Sport Center di Jesi (e in diretta streaming sul LNP Tv Pass) il Kleb andrà alla ricerca, per l’ennesima volta, di un risultato utile in trasferta. Ormai s’è capito che Ferrara va meglio sui propri legni che altrove, ma, se vorrà insediarsi nella prima metà della classifica, sarà inevitabile conquistare punti anche lontano dal Castello estense. G li ultimi viaggi non sono andati bene, però, rispetto a inizio campionato, la Bondi ha fatto passi in avanti. A parte quella conquistata a Forlì, il Kleb non ha mai vinto in trasferta e proprio per questo cercherà di giocarsi tutte le proprie carte oggi a Jesi, per ribaltare un trend che comincia a diventare preoccupante. Verona e Roseto sono viaggi che gridano ancora vendetta e per questo la Bondi sa bene che contro la Termoforgia dovrà dare il massimo per fare risultato.

Il quintetto jesino ha dato prova di dare del filo da torcere a chiunque, soprattutto in casa, dove ha vinto cinque volte su sette. Nell’ultima gara i marchigiani hanno perso a Forlì di soli tre punti, con un canestro sulla sirena dei romagnoli; durante la partita hanno comunque espresso un buon basket, mostrando tutta la loro concretezza. Guidata da coach Cagnazzo, la Termoforgia schiera due americani di talento e sostanza in posizione di play e guardia. Il leader offensivo della squadra è senza dubbio Ken Brown, capace di 21 punti a gara, con eccellente mano sia da due che da tre punti. Come guardia Ferrara ritrova l’ex Kenny Hasbrouck: talentuoso in attacco, grande difensore, Kenny sa punire in tutte le parti del campo e sa essere decisivo. Da non sottovalutare il numero tre, Marini, uomo da 15 punti e 7 rimbalzi di media a gara. Sotto canestro l’esperto Rinaldi (11 punti e 6 rimbalzi), arrivato a Jesi da Treviso, e l’altrettanto affidabile Ihehodia: «La sconfitta di Forlì è stata una doccia ghiacciata - ha detto alla vigilia il lungo -. Recriminare non serve più, chiudiamo l’anno contro una squadra tosta come Ferrara e per ritornare a vincere servirà una grande prova corale, perché i nostri avversari sono fisicamente attrezzati e molto esperti. Dovremo produrre energia e concentrazione nei momenti cruciali».

La Bondi è consapevole che, dopo aver battuto Bergamo, non deve abbassare la guardia. Con Alessandra Panni non al meglio, Ferrara andrà alla ricerca di quella continuità che non ha ancora trovato in trasferta, cercando di colpire in velocità, ma anche dominando in area.

«Jesi ha avuto una partenza sprint in campionato - ha dichiarato prima della gara Tommaso Fantoni -, con sei successi nelle prime otto gare, devo dire che in quel frangente mi hanno sorpreso in positivo. Grande rispetto per la Termoforgia che, è vero, non è una compagine lunghissima, ma ha allestito un quintetto base da prima fascia: attenzione agli esterni Brown e Hasbrouck e all’esperienza nel reparto dei lunghi. Dal canto nostro, bisogna che stiamo molto attenti e accorti. Brown, Hasbrouck e Rinaldi, ma non ci sono solamente loro, anche Marini il suo lo fa sempre, mentre Ihedioha è un giocatore davvero molto intelligente, conosce i suoi limiti e fa quello che riesce. Jesi ha giocatori equilibrati e intelligenti, Brown e Hasbrouck hanno carta bianca. Mi aspetto una gara difficilissima, giocheremo in un bel campo, loro giocano molto bene davanti al loro pubblico, vorranno rifarsi da questo periodo un po’ nero. Dal punto di vista tecnico-tattico, bisognerà essere attenti a non farli correre, in casa loro soprattutto. Andranno anche evitati i tiri da fuori, loro marchio di fabbrica. Dal canto nostro, dobbiamo giocare sulle loro caratteristiche individuali e fare la gara».

Parole della vigilia, ma le parole, oggi, stanno a zero: serve il colpo esterno.

Mauro Cavina

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