l’esperta
«L’importante è la tempestività Fare formazione a scuola aiuterà»
FERRARA. L’abbiamo conosciuta come responsabile del 118 di Ferrara, prima che questa mansione venisse accentrata a Bologna, ora Adelina Ricciardelli è direttore dei pre-pronto soccorso dell’azienda...
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FERRARA. L’abbiamo conosciuta come responsabile del 118 di Ferrara, prima che questa mansione venisse accentrata a Bologna, ora Adelina Ricciardelli è direttore dei pre-pronto soccorso dell’azienda Usl, gestendo il personale a bordo delle auto mediche e, appunto, dei pronto soccorso. La persona giusta per parlare di primo intervento e dell’uso dei defibrillatori nello sport, «sebbene sia il dottor Daniele Cariani il responsabile della formazione - precisa subito - e fa anche parte della commissione regionale che ha studiato il progetto di un’applicazione per allertare le persone formate all’uso dei defibrillatori: stanno elaborando protocolli per far ricevere un messaggio sul cellulare a chi è nei pressi di un’emergenza per farlo arrivare per un intervento più precoce possibile. La formazione dei “laici”? C’è chi dice che non ce ne sarebbe bisogno, perché, una volta aperto, è il defibrillatore a dirti cosa fare. Importante, invece, è la cultura: riconoscere il bisogno e mantenere la freddezza per usare lo strumento. Il personale formato a sua volta deve trasferire le proprie conoscenze a chi opera sui campi da gioco: certo, ci vuole un’autorizzazione a utilizzare i defibrillatori, ma se ti fai aiutare dall’operatore del 118 al telefono, che dà le indicazioni, è un’azione meritevole e non c’è controindicazione a intervenire. Il corso fa stare più tranquilli e rende più consapevoli. I corsi a Ferrara si fondano su filmatini che vengono dati a chi partecipa e si possono riguardare quanto si vuole».
Quindi, il defibrillatore non è tutto: «Se il defibrillatore ti dice di non defibrillare, allora serve il massaggio cardiaco e lì sì che bisogna saperlo fare. Anche dopo aver defibrillato, è con il massaggio che senti il battito e capisci che ti puoi fermare».
Situazioni non facili per un “laico”: «ì, stiamo parlando di una persona apparentemente morta, la scuoti, la chiami, ma non apre gli occhi, magari non respira: il consiglio che diamo è di chiedere subito aiuto, a una persona vicina o con il cellulare al 118 e l’operatore dà istruzioni, oltre a mandare i soccorsi. L’intervento nell’immediato è importante, quindi bisogna superare le paure, perché se non si fa nulla quella persona è spacciata: noi dobbiamo dargli un’opportunità».
“Il coraggio uno non se lo può dare”, diceva don Abbondio nei Promessi sposi. Ma lo può ricevere dagli altri: «A Goro - racconta la Ricciardelli - un ragazzo di 18 anni chiamò il 118 per il nonno: gli diedero istruzioni per il massaggio cardiaco e nel frattempo arrivò l’ambulanza e lo defibrillarono, ma lo stesso massaggio consentì di portare ossigeno a cervello e cuore per i primi minuti e il nonno dopo una settimana tornò a casa non solo vivo, ma con tutte le sue funzionalità. Il corso serve più a questo, a dare un contributo affinché il cervello non sia ipossigenato».
Insomma, la tempestività è tutto, così più persone sono in grado d’intervenire e più vite saranno salvate: «Ora con il progetto dell’educazione sanitaria nelle scuole, in collaborazione con il 118, tutta la popolazione verrà formata. Quando lo facevamo alle elementari, i bambini erano fenomenali: tornavano a casa e insegnavano agli adulti».(s.a.)
Quindi, il defibrillatore non è tutto: «Se il defibrillatore ti dice di non defibrillare, allora serve il massaggio cardiaco e lì sì che bisogna saperlo fare. Anche dopo aver defibrillato, è con il massaggio che senti il battito e capisci che ti puoi fermare».
Situazioni non facili per un “laico”: «ì, stiamo parlando di una persona apparentemente morta, la scuoti, la chiami, ma non apre gli occhi, magari non respira: il consiglio che diamo è di chiedere subito aiuto, a una persona vicina o con il cellulare al 118 e l’operatore dà istruzioni, oltre a mandare i soccorsi. L’intervento nell’immediato è importante, quindi bisogna superare le paure, perché se non si fa nulla quella persona è spacciata: noi dobbiamo dargli un’opportunità».
“Il coraggio uno non se lo può dare”, diceva don Abbondio nei Promessi sposi. Ma lo può ricevere dagli altri: «A Goro - racconta la Ricciardelli - un ragazzo di 18 anni chiamò il 118 per il nonno: gli diedero istruzioni per il massaggio cardiaco e nel frattempo arrivò l’ambulanza e lo defibrillarono, ma lo stesso massaggio consentì di portare ossigeno a cervello e cuore per i primi minuti e il nonno dopo una settimana tornò a casa non solo vivo, ma con tutte le sue funzionalità. Il corso serve più a questo, a dare un contributo affinché il cervello non sia ipossigenato».
Insomma, la tempestività è tutto, così più persone sono in grado d’intervenire e più vite saranno salvate: «Ora con il progetto dell’educazione sanitaria nelle scuole, in collaborazione con il 118, tutta la popolazione verrà formata. Quando lo facevamo alle elementari, i bambini erano fenomenali: tornavano a casa e insegnavano agli adulti».(s.a.)
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