Sergent Pep sul tetto di Europa
di ANDREA ROCCHI
Il punto interrogativo, per lui, è scontato dopo una sfilza di successi ed una carriera già strabiliante. Riuscirà a ripetere Oltremanica quello che ha fatto in Spagna col Barca e in Germania con il...
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Il punto interrogativo, per lui, è scontato dopo una sfilza di successi ed una carriera già strabiliante. Riuscirà a ripetere Oltremanica quello che ha fatto in Spagna col Barca e in Germania con il Bayern, dando soddisfazione - stavolta - al palato miliardario dello sceicco Mansur bin Zayd Al Nahya, leader dell’Abu Dhabi United Group e proprietario dell’ambizioso Manchester City? Archiviata una stagione segnata dal predominio del Chelsea di Antonio Conte, con il profeta del tiki-taka e del possesso ossessivo costretto a guardare i blues dal terzo scalino della Premier, sembra proprio che questo 2018 sia destinato a ridare luce alla stella del quasi 47enne (fa il compleanno il 18 gennaio) tecnico di Santpedor. Joseph Guardiola, per tutti Pep, oggi è l’uomo solo al comando del calcio europeo di club. L’allenatore spagnolo, infatti, prese le misure col calcio anglosassone ed i suoi segreti, sta finalmente dando spettacolo col suo City creando le premesse per un dominio stile Barca.
È il City infatti, con +15 sull'United, due pari e 20 vittorie, la locomotiva d'Europa, anche se i tornei principali hanno già individuato possibili protagoniste. Una squadra quella inglese che mantiene il record di imbattibilità con numeri eloquenti: 23 gare, 18 vittorie e 5 pareggi, la striscia positiva più lunga dal dicembre 2012 per i Citizens, quando è terminato un periodo di 37 match senza sconfitte casalinghe in campionato. Squadra, peraltro, che è reduce dal 3 a 1 rifilato al Watford che ha fugato anche gli ultimi dubbi sulla solidità (e la continuità) del City piovuti sull’Etihad Stadium dopo il pari scialbo col Palace. Insomma, sembra proprio che il “sergente Pep” stia cominciando a raccogliere i frutti di un verbo calcistico (che egli ritiene “universale”) praticato, all’inizio fra mille difficoltà, anche nell’arcipelago Premier League. La filosofia è quella collaudata del possesso palla a uno, massimo due tocchi, per spostare il pallone da una parte all'altra del campo e aprire varchi nelle difese avversarie, tanto a destra con le incursioni di Walker quanto sulla sinistra dove solitamente giostrano Silva e Sanè, che hanno nella tecnica e nella velocità il loro punto di forza. Altra caratteristica sono le verticalizzazioni che arrivano da De Bruyne e Silva. I “citizens” fanno largo uso dei cambi di gioco: dopo aver attirato l’avversario su un lato con una circolazione più o meno prolungata (ricordate quella che partiva dalla difesa nel Barcellona?), si cerca l’esterno opposto per costringere la retroguardia avversaria a muoversi da un lato all’altro. Le interazioni tra Silva e De Bruyne - pedine fondamentali nello scacchiere City - sono altrettanto decisive: quando la pressione è concentrata su un centrocampista, l’altro ha la possibilità di muoversi nello spazio interno e ricevere palla. Anche questo secondo un concetto da sempre caro a Guardiola: “Il nostro attaccante in più è lo spazio”, ripete sempre il Pep. Con un roster offensivo di calibro (Aguero, Jesus, Sterling) una delle peculiarità del suo City è di riuscire a mandare in rete, a più riprese, anche i centrocampisti. Una chiave di questa fase vincente è senza dubbio il ritrovato feeling con il gol per un attaccante come Sterling. Ma cosa gli ha fatto il tecnico iberico per guarirlo dal digiuno? Molto è dipeso dal cambio di fascia, col trasferimento a destra, poi la collocazione della punta all’interno di una macchina dai movimenti così sincronizzati da poterlo portare al gol addirittura in 38 secondi (il più veloce della Premier di quest’anno), così com’è successo contro il Watford.
Eppure se le idee calcistiche sono l’essenza del tipo di gioco, il marchio di fabbrica delle squadre guidate da Guardiola, il tecnico iberico riesce a portare nei club che dirige anche qualcosa di diverso rispetto a schemi e tattiche. Secondo il Daily Mail ha messo in piedi uno staff di nutrizionisti spagnoli, francesi e inglesi che curano il modo di alimentarsi dei giocatori, condividendo spesso i pasti con loro nella cittadella sportiva. Pranzi e cene insieme rafforzano inoltre il feeling interno alla squadra e sono determinanti per la solidità del gruppo. Quanto al sistema di allenamento il Pep parla molto con i suoi uomini, conduce anche sedute individuali e spiega al tavolino i movimenti che pretende dai calciatori. Movimenti che poi si devono ripetere in campo. I numeri, dopo una stagione alla finestra, gli stanno dando ragione. La Premier è ancora lunga, ma dopo Spagna e Germania Guardiola sembra matura per essere un protagonista della nuova “campagna inglese”.
È il City infatti, con +15 sull'United, due pari e 20 vittorie, la locomotiva d'Europa, anche se i tornei principali hanno già individuato possibili protagoniste. Una squadra quella inglese che mantiene il record di imbattibilità con numeri eloquenti: 23 gare, 18 vittorie e 5 pareggi, la striscia positiva più lunga dal dicembre 2012 per i Citizens, quando è terminato un periodo di 37 match senza sconfitte casalinghe in campionato. Squadra, peraltro, che è reduce dal 3 a 1 rifilato al Watford che ha fugato anche gli ultimi dubbi sulla solidità (e la continuità) del City piovuti sull’Etihad Stadium dopo il pari scialbo col Palace. Insomma, sembra proprio che il “sergente Pep” stia cominciando a raccogliere i frutti di un verbo calcistico (che egli ritiene “universale”) praticato, all’inizio fra mille difficoltà, anche nell’arcipelago Premier League. La filosofia è quella collaudata del possesso palla a uno, massimo due tocchi, per spostare il pallone da una parte all'altra del campo e aprire varchi nelle difese avversarie, tanto a destra con le incursioni di Walker quanto sulla sinistra dove solitamente giostrano Silva e Sanè, che hanno nella tecnica e nella velocità il loro punto di forza. Altra caratteristica sono le verticalizzazioni che arrivano da De Bruyne e Silva. I “citizens” fanno largo uso dei cambi di gioco: dopo aver attirato l’avversario su un lato con una circolazione più o meno prolungata (ricordate quella che partiva dalla difesa nel Barcellona?), si cerca l’esterno opposto per costringere la retroguardia avversaria a muoversi da un lato all’altro. Le interazioni tra Silva e De Bruyne - pedine fondamentali nello scacchiere City - sono altrettanto decisive: quando la pressione è concentrata su un centrocampista, l’altro ha la possibilità di muoversi nello spazio interno e ricevere palla. Anche questo secondo un concetto da sempre caro a Guardiola: “Il nostro attaccante in più è lo spazio”, ripete sempre il Pep. Con un roster offensivo di calibro (Aguero, Jesus, Sterling) una delle peculiarità del suo City è di riuscire a mandare in rete, a più riprese, anche i centrocampisti. Una chiave di questa fase vincente è senza dubbio il ritrovato feeling con il gol per un attaccante come Sterling. Ma cosa gli ha fatto il tecnico iberico per guarirlo dal digiuno? Molto è dipeso dal cambio di fascia, col trasferimento a destra, poi la collocazione della punta all’interno di una macchina dai movimenti così sincronizzati da poterlo portare al gol addirittura in 38 secondi (il più veloce della Premier di quest’anno), così com’è successo contro il Watford.
Eppure se le idee calcistiche sono l’essenza del tipo di gioco, il marchio di fabbrica delle squadre guidate da Guardiola, il tecnico iberico riesce a portare nei club che dirige anche qualcosa di diverso rispetto a schemi e tattiche. Secondo il Daily Mail ha messo in piedi uno staff di nutrizionisti spagnoli, francesi e inglesi che curano il modo di alimentarsi dei giocatori, condividendo spesso i pasti con loro nella cittadella sportiva. Pranzi e cene insieme rafforzano inoltre il feeling interno alla squadra e sono determinanti per la solidità del gruppo. Quanto al sistema di allenamento il Pep parla molto con i suoi uomini, conduce anche sedute individuali e spiega al tavolino i movimenti che pretende dai calciatori. Movimenti che poi si devono ripetere in campo. I numeri, dopo una stagione alla finestra, gli stanno dando ragione. La Premier è ancora lunga, ma dopo Spagna e Germania Guardiola sembra matura per essere un protagonista della nuova “campagna inglese”.
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