Spal, alla sosta bilancio negativo
di Paolo Negri
Punti a gara 0,75, limiti non corretti, terribile calendario a venire. Ma c’è margine per farcela
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FERRARA. Un turno e ci si ferma. Stop al campionato. Mini pausa di una settimana dopo la prima giornata del girone di ritorno. Occasione propizia per fare una sorta di punto alla sosta del torneo.
La Spal come va al riposo? Male, molto male. Con i cinque gol sul groppone incassati in casa contro la Lazio ed una posizione che al momento le varrebbe la salvezza solo in virtù della miglior differenza reti rispetto al Crotone che ne condivide la classifica. Poco, troppo poco, per stare tranquilli, anche perchè il programma del futuro prossimo è di quelli da mettere paura.
Non fa disordine il fatto che la Spal debba lottare per la permanenza in serie A. Questo si sapeva, era scontato, nella logica delle cose. Ci mancherebbe. Ciò che colpisce, piuttosto, è come i biancazzurri finora non abbiano mostrato segni di evoluzione. Al contrario. Propositiva sul piano del gioco, portata al possesso ed al palleggio (53,9% contro il 46,1% della Lazio, mica il Pincopalla Fc), indiscutibilmente marcata da una precisa identità collettiva, la squadra di Semplici ha raccolto pochi punti (15 in 20 turni, per la deficitaria media di 0,75 a gara), meno di quanto magari meritasse effettivamente, a causa di limiti e difetti che non ha mai saputo correggere: i gol troppo velocemente concessi agli avversari, le numerose defaillances difensive, l’inadeguato livello qualitativo - per la serie A - di numerosi elementi dell’organico. Su questi fronti, nessun miglioramento. E nella massima categoria non ci sono sconti.
Non è tutto. Il Benevento - ultimissimo - ha pareggiato col Milan e battuto la Sampdoria. Il Verona, penultimo, ha travolto lo stesso Milan. Il Crotone, sottobraccio con la Spal, ha sconfitto la Fiorentina. E chi è davanti al terzetto di coda? Il Genoa ha pareggiato con la Roma ed a Firenze. Il Cagliari ha vinto a Bergamo, il Sassuolo ha vinto a Genova con la Samp, ha battuto l’Inter, ha pareggiato a Roma con i giallorossi.
Vogliamo dire che - al netto dei risultati negli scontri diretti - tutte o quasi quelle di coda (la parziale eccezione è il Genoa) hanno piazzato un colpaccio o un colpaccio e mezzo contro formazioni di medio-alta classifica. Tutte tranne la Spal, che - a parte il pareggio in casa Lazio alla prima di campionato e poi quello a Bergamo - non ha firmato un’impresa, una vittoria contro chi sta nei piani medio-alti, ed ha anche l’aggravante di non aver sfruttato gli scontri diretti interni (Udinese, Cagliari, Crotone, Sassuolo, Genoa e Verona: 8 punti su 18 disponibili), imponendosi per fortuna a Benevento.
Possibile invertire la rotta e salvarsi? Possibilissimo. A patto di sfruttare il mercato, migliorarsi, accelerare. E saper andare oltre il calendario. Che dalla ripresa di domenica 21 reciterà: Udinese in trasferta, Inter a Ferrara, Cagliari fuori, Milan al “Mazza”, consecutive trasferte a Napoli e Crotone, derby casalingo col Bologna, Sassuolo fuori, la Juve a Ferrara, il Genoa a Marassi...
Indice di difficoltà elevatissimo. Ma sarà la fase decisiva della stagione. E, in un modo o nell’altro, i punti andranno conquistati.
La Spal come va al riposo? Male, molto male. Con i cinque gol sul groppone incassati in casa contro la Lazio ed una posizione che al momento le varrebbe la salvezza solo in virtù della miglior differenza reti rispetto al Crotone che ne condivide la classifica. Poco, troppo poco, per stare tranquilli, anche perchè il programma del futuro prossimo è di quelli da mettere paura.
Non fa disordine il fatto che la Spal debba lottare per la permanenza in serie A. Questo si sapeva, era scontato, nella logica delle cose. Ci mancherebbe. Ciò che colpisce, piuttosto, è come i biancazzurri finora non abbiano mostrato segni di evoluzione. Al contrario. Propositiva sul piano del gioco, portata al possesso ed al palleggio (53,9% contro il 46,1% della Lazio, mica il Pincopalla Fc), indiscutibilmente marcata da una precisa identità collettiva, la squadra di Semplici ha raccolto pochi punti (15 in 20 turni, per la deficitaria media di 0,75 a gara), meno di quanto magari meritasse effettivamente, a causa di limiti e difetti che non ha mai saputo correggere: i gol troppo velocemente concessi agli avversari, le numerose defaillances difensive, l’inadeguato livello qualitativo - per la serie A - di numerosi elementi dell’organico. Su questi fronti, nessun miglioramento. E nella massima categoria non ci sono sconti.
Non è tutto. Il Benevento - ultimissimo - ha pareggiato col Milan e battuto la Sampdoria. Il Verona, penultimo, ha travolto lo stesso Milan. Il Crotone, sottobraccio con la Spal, ha sconfitto la Fiorentina. E chi è davanti al terzetto di coda? Il Genoa ha pareggiato con la Roma ed a Firenze. Il Cagliari ha vinto a Bergamo, il Sassuolo ha vinto a Genova con la Samp, ha battuto l’Inter, ha pareggiato a Roma con i giallorossi.
Vogliamo dire che - al netto dei risultati negli scontri diretti - tutte o quasi quelle di coda (la parziale eccezione è il Genoa) hanno piazzato un colpaccio o un colpaccio e mezzo contro formazioni di medio-alta classifica. Tutte tranne la Spal, che - a parte il pareggio in casa Lazio alla prima di campionato e poi quello a Bergamo - non ha firmato un’impresa, una vittoria contro chi sta nei piani medio-alti, ed ha anche l’aggravante di non aver sfruttato gli scontri diretti interni (Udinese, Cagliari, Crotone, Sassuolo, Genoa e Verona: 8 punti su 18 disponibili), imponendosi per fortuna a Benevento.
Possibile invertire la rotta e salvarsi? Possibilissimo. A patto di sfruttare il mercato, migliorarsi, accelerare. E saper andare oltre il calendario. Che dalla ripresa di domenica 21 reciterà: Udinese in trasferta, Inter a Ferrara, Cagliari fuori, Milan al “Mazza”, consecutive trasferte a Napoli e Crotone, derby casalingo col Bologna, Sassuolo fuori, la Juve a Ferrara, il Genoa a Marassi...
Indice di difficoltà elevatissimo. Ma sarà la fase decisiva della stagione. E, in un modo o nell’altro, i punti andranno conquistati.
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