Felipe, sfida da ex all’Udinese «Con la Spal nel mio stadio Emozionante più che mai»
di Stefano Martorano
Il difensore biancazzurro torna in Friuli dove ha fatto storia ed è amato «Sarei stato felice di restare in bianconero, ma ora sto bene a Ferrara»
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FERRARA. È il grande ex. L’attesissimo ex. Quella di domenica sarà la sua partita. Felipe a Udine, contro l’Udinese, non è un fatto banale. Dietro, ci sono anni di calcio e di vita. In Friuli il difensore centrale della Spal resta un’istituzione. È stimato, ricordato, amato. Sentimenti contraccambiati dal brasiliano, eppure non i soli: ora il suo cuore è biancazzurro e la sua missione è la salvezza a Ferrara, con la Spal.
«Torno da avversario nel mio stadio - ha confidato ieri - e so già che questa volta sarà più emozionante di sempre, per tutto quello che ho vissuto e per tutto quello che ho dato e ricevuto dall’Udinese e dalla sua gente». Felipe Dal Bello apre così l’amarcord, inevitabile per lui quando di mezzo c’è il bianconero friulano con cui è cresciuto e si è affermato, prima di andarsene. Il passo d’addio è arrivato a fine giugno, scegliendo la Spal e il contratto triennale da 700.000 euro a stagione che gli ha allungato una carriera che il difensore si augurava di finire all’Udinese.
Felipe, vogliamo cominciare proprio da quel colpo a sorpresa di mezza estate che l’ha portata a Ferrara?
«So che nel calcio non c’è nulla di scontato e così è stato anche per me. Sarei stato felice di restare a Udine e lo sanno tutti, ma così non è stato, però adesso sono altrettanto contento di trovarmi alla Spal, società molto seria, che somiglia all’Udinese per come ha saputo guadagnarsi la ribalta».
All’andata lei non c’era, ora come sta preparando questa sfida da ex?
«Avevo un infortunio alla caviglia e feci di tutto per rendermi disponibile, ma stavolta sarà diverso e ci sarò, emozionato come e più di sempre per tutto l’affetto ricevuto, ma anche pronto a dare il massimo, perché alla Spal ci giochiamo la salvezza».
Da Udine si è già fatto sentire qualcuno dei suoi ex compagni?
«È ancora presto, ma so che Perica mi aspetta. Quando me ne andai mi disse scherzosamente che partiva già con due gol a referto giocando contro di me e la Spal».
Non è invece uno scherzo la lotta salvezza, da cui l’Udinese è uscita a suon di vittorie: e la Spal?
«Qui tutti sapevamo che sarebbe stato difficile il salto in A, però stiamo dimostrando di potercela giocare e tutto quello che dobbiamo fare è lasciare tre squadre sotto di noi alla fine».
La Spal gioca e ha organizzazione, ma sembra che le manchi sempre qualcosa...
«Ci serve più cinismo, siamo stati molli con Cagliari e Lazio, le uniche partite sbagliate come approccio e dobbiamo capire ancora quando fare un fallo e quando tenere palla, leggere meglio i momenti della partita, ma il gioco c’è e anche il pubblico che ci segue alla grande. Il gruppo è unito, la società ha voglia di mettersi alla pari di quelle della serie A e io mi trovo bene».
Forse il discorso non vale per Meret, il bianconero in prestito alla Spal che sta vivendo una stagione difficile, penalizzato dalla publagia.
«Lui è un ragazzo d’oro, ha la testa sulle spalle e non si butta giù. Deve restare tranquillo e cercherà di emergere con le sue qualità, che sono enormi».
Da Delneri a Oddo, si aspettava un cambio di rotta così evidente dell’Udinese?
«L’Udinese era stata costruita per fare il 3-5-2 o il 3-4-3, ma, conoscendo Delneri, sarebbe stato difficile per lui cambiare un modulo che gli aveva dato tanto. Oddo si è adattato ai giocatori, ha dato loro più sicurezza, ma è anche vero che i giocatori ci sono sempre stati».
Chi teme di più tra Lasagna e Maxi Lopez?
«Maxi Lopez non era mai stato così importante per una squadra negli ultimi anni, non era titolare fisso e non giocava con continuità, ha esperienza e sa tenere palla. Lasagna arriva dal basso e mi ricorda la voglia di Giaccherini e la grinta di Parolo, giocatori che non mollano mai e ci mettono sempre qualcosa in più. Ma in generale è temibile tutto il collettivo dell’Udinese, e anche un De Paul che adesso recita da attaccante e non da esterno. Attenzione, però, anche la Spal ha signori attaccanti, tra cui Floccari: Sergio sta bene e ci sta dando qualcosa in più».
Che partita si aspetta?
«Molto combattuta, dovremo essere bravi a non concedere spazi all’Udinese e a prenderci i nostri».
«Torno da avversario nel mio stadio - ha confidato ieri - e so già che questa volta sarà più emozionante di sempre, per tutto quello che ho vissuto e per tutto quello che ho dato e ricevuto dall’Udinese e dalla sua gente». Felipe Dal Bello apre così l’amarcord, inevitabile per lui quando di mezzo c’è il bianconero friulano con cui è cresciuto e si è affermato, prima di andarsene. Il passo d’addio è arrivato a fine giugno, scegliendo la Spal e il contratto triennale da 700.000 euro a stagione che gli ha allungato una carriera che il difensore si augurava di finire all’Udinese.
Felipe, vogliamo cominciare proprio da quel colpo a sorpresa di mezza estate che l’ha portata a Ferrara?
«So che nel calcio non c’è nulla di scontato e così è stato anche per me. Sarei stato felice di restare a Udine e lo sanno tutti, ma così non è stato, però adesso sono altrettanto contento di trovarmi alla Spal, società molto seria, che somiglia all’Udinese per come ha saputo guadagnarsi la ribalta».
All’andata lei non c’era, ora come sta preparando questa sfida da ex?
«Avevo un infortunio alla caviglia e feci di tutto per rendermi disponibile, ma stavolta sarà diverso e ci sarò, emozionato come e più di sempre per tutto l’affetto ricevuto, ma anche pronto a dare il massimo, perché alla Spal ci giochiamo la salvezza».
Da Udine si è già fatto sentire qualcuno dei suoi ex compagni?
«È ancora presto, ma so che Perica mi aspetta. Quando me ne andai mi disse scherzosamente che partiva già con due gol a referto giocando contro di me e la Spal».
Non è invece uno scherzo la lotta salvezza, da cui l’Udinese è uscita a suon di vittorie: e la Spal?
«Qui tutti sapevamo che sarebbe stato difficile il salto in A, però stiamo dimostrando di potercela giocare e tutto quello che dobbiamo fare è lasciare tre squadre sotto di noi alla fine».
La Spal gioca e ha organizzazione, ma sembra che le manchi sempre qualcosa...
«Ci serve più cinismo, siamo stati molli con Cagliari e Lazio, le uniche partite sbagliate come approccio e dobbiamo capire ancora quando fare un fallo e quando tenere palla, leggere meglio i momenti della partita, ma il gioco c’è e anche il pubblico che ci segue alla grande. Il gruppo è unito, la società ha voglia di mettersi alla pari di quelle della serie A e io mi trovo bene».
Forse il discorso non vale per Meret, il bianconero in prestito alla Spal che sta vivendo una stagione difficile, penalizzato dalla publagia.
«Lui è un ragazzo d’oro, ha la testa sulle spalle e non si butta giù. Deve restare tranquillo e cercherà di emergere con le sue qualità, che sono enormi».
Da Delneri a Oddo, si aspettava un cambio di rotta così evidente dell’Udinese?
«L’Udinese era stata costruita per fare il 3-5-2 o il 3-4-3, ma, conoscendo Delneri, sarebbe stato difficile per lui cambiare un modulo che gli aveva dato tanto. Oddo si è adattato ai giocatori, ha dato loro più sicurezza, ma è anche vero che i giocatori ci sono sempre stati».
Chi teme di più tra Lasagna e Maxi Lopez?
«Maxi Lopez non era mai stato così importante per una squadra negli ultimi anni, non era titolare fisso e non giocava con continuità, ha esperienza e sa tenere palla. Lasagna arriva dal basso e mi ricorda la voglia di Giaccherini e la grinta di Parolo, giocatori che non mollano mai e ci mettono sempre qualcosa in più. Ma in generale è temibile tutto il collettivo dell’Udinese, e anche un De Paul che adesso recita da attaccante e non da esterno. Attenzione, però, anche la Spal ha signori attaccanti, tra cui Floccari: Sergio sta bene e ci sta dando qualcosa in più».
Che partita si aspetta?
«Molto combattuta, dovremo essere bravi a non concedere spazi all’Udinese e a prenderci i nostri».
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