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Valzer di coach e ds e la curva in sciopero La Bondi in altalena

di Marco Nagliati
Valzer di coach e ds e la curva in sciopero La Bondi in altalena

Basket. Tante rivoluzioni e fan che rivendicano un ruolo I nodi della tempesta di domenica. Ma c’è un futuro

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FERRARA. C’è uno scenario che parte da lontano, nel quadro dipinto domenica per Bondi-Imola. Lo “sciopero” della Curva Nord con conseguente settore deserto è figlio della settennale gestione del presidente Bulgarelli. Un’onda lunga non priva di anomalie che è giunta a valle. Da un paio di stagioni si nota una più o meno latente disaffezione del pubblico che non nasce dai risultati (playoff falliti nell’ultimo biennio), bensì da una navigazione che fatica a tenere il timone a dritta. Un progetto è figlio di pazienza e nervi saldi: capacità di difendere un’idea. Il Kleb ha esonerato cinque coach in sette stagioni, volteggiando in circolo: Furlani-Morea, Morea-Furlani. Con doppia chiamata di Martelossi. Oppure affidandosi ai giovani vice: Turchetto e ora Bonacina. Non solo, sono cambiati cinque direttori sportivi: Incarbona, Pulidori, Ebeling, Trullo e Pasi. Un valzer che non ha permesso di costruire un gruppo di lavoro solido, che pianificasse a medio termine. Né che la tifoseria si riconoscesse in una “realtà” ben definita. Un tempo c’erano Scopa e Ferri, Mascellani e Crovetti: un asse che un mattoncino alla volta ha costruito quanto possibilità e congiunture sportive potevano permettere.

Rivoluzionare spesso, ogni tre mesi, intenzioni almeno biennali ha finito per togliere autorevolezza al cammino del Kleb. S’è consegnato alla casualità. In più, per diverse stagioni, ad una parte di tifoseria s’è chiesto una sorta di assenso. Presenti alle conferenze stampa, ascoltati più o meno ufficialmente sul gradimento o meno di alcuni giocatori. S’è dato un ruolo ad una porzione di pubblico, che ora quella parte (sbagliando) hanno rivendicata. I fan hanno voluto ribadire il consenso oppure no ad operazioni di sostanza quali - ad esempio - l’ esonero di coach Martelossi. Con l’aggravante dirigenziale di annunciare i «sette giorni» al tecnico per poi allontanarlo sette ore dopo. Da monte, domenica, è franato tutto questo. La gente ha voglia di stabilità, la società legittimamente si muove come meglio crede. Basterebbe meditare un attimo in più le mosse e definire i rispettivi ruoli. Dopo la partita il presidente Bulgarelli ha provato a mandare segnali: «Via le cattiverie, altrimenti il gioco non vale». Ed ha portato in sala stampa due uomini simbolo: il super tifoso Enzo Palumbo e il tuttofare societario Claudio Mandosso («dobbiamo voler bene alla squadra»). Lo sfogo della curva è stato clamoroso, diciamo un filo sopra la righe come a volte è stata la stessa gestione del Kleb. Ma sul fatto che entrambe le parti amino la Bondi, nessun dubbio. Né si dimentichino i meriti di Bulgarelli che comunque risorse ne investe. In questo panorama tempestoso, già gravido di nuvoloni per risultati non all’altezza, la squadra è stata straordinaria. «Avevamo mille tonnellate addosso» ha sussurrato un tesserato. Il “deb” Bonacina non ha avuto un viatico pianeggiante. La sua Bondi è stata capace di trascinare ed entusiasmare un palasport ostile o in attesa degli eventi. Con tanti bambini sorridenti. Quello che ha sempre reso la Ferrara del basket un mondo che vale la pena frequentare.



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