Mora lascia in dote alla Spal la felicità
Due promozioni di fila: “mes que un jugador” Ieri ha firmato per lo Spezia fino al 2020
FERRARA. A Barcellona sarebbe mes que un jugador. Un simbolo, traducendolo con un accenno di sintesi. E Luca Mora questo è stato per la Spal. Mica servono decenni per trasformarsi in qualcosa di più che un calciatore di passaggio: basta avere un’anima e la fortuna di far parte di un gruppo che ha scritto un pezzo di storia. Mora questo è stato e questo ha vissuto a Ferrara: due anni e mezzo intensi e vincenti. Che lui ha attraversato chioma al vento e col sorriso, testa alta e garretti tosti. In campo barba e tatuaggio all’avambraccio destro, fuori solcando le vie estensi con una Fiat Punto: evidenza di un sentirsi un filino diverso dallo stereotipo del calciatore viziato, superficiale e ignorante. Da ieri, Mora è un ex spallino: ha firmato fino al 2020 per lo Spezia (serie B). Va tra le braccia di un altro capitano biancazzurro che fu: Nicolas Giani.
Città e tifosi hanno salutato Luca con affetto e solchi nostalgici, ma il pianeta del pallone è questo e il primo a saperlo è il diretto interessato. Non c’è stato cinismo: è il mercato, bellezza. Il filosofo lo sa. «Io comunque non mi sento un simbolo e ho sempre diffidato degli idoli: mi sembrano spesso costruiti, un po’ lecchini - disse di recente Mora -. Però mi fa piacere l’affetto dei tifosi che si identificano in chi ci mette tutto il cuore, la grinta e la corsa. Ma senza i giocatori di classe sarebbe dura. Diciamo che ognuno ci mette il suo. Ho tanta voglia di confrontarmi con i campioni, senza paura e con tanto rispetto. A sedici anni, quelli più grandi che mi trovavo di fronte in Prima categoria, mi facevano lo stesso effetto: avevo molto da imparare».
A meno cinque esami dalla laurea («negli ultimi anni ho un po’ mollato - sussurrava quasi a scusarsi - perché mi sono concentrato molto sul calcio»), Luca è un degno discepolo del “compagno soccorritore”. Ovvero Epicuro, il filosofo preferito che non a caso predicava nell’antica Ellade la “filosofia del giardino”. Tutti uguali, tutti uniti. Tutti amici. E Mora ha spiegato spesso, con semplicità, che quello della Spal forse era un segreto estratto dai tempi che furono: «Alla Spal abbiamo vinto due campionati perché eravamo felici. Direi che lottare per salire in A e lottare per salvarsi, alla fine non sono una cosa così diversa: dobbiamo essere felici di esserci, di poter dimostrare il nostro valore. Se poi ci salveremo saremo ancora più felici».
Non cercatelo sui social, non lo troverete. A malapena ha una pagina su Wikipedia. Però si rimprovera che usa un telefono cellulare, a differenza di Lars Stindl, capitano del Borussia Moenchengladbach, che ammette di invidiare molto. «La passione per la filosofia è nata a Verona, quando giocavo con la Primavera del Chievo: ho trovato un professore al Liceo che mi ha fatto appassionare e così all’Università ho deciso di fare qualcosa che mi piaceva, piuttosto di qualcosa magari più utile. Non mi sento l’intellettuale del gruppo: di certo studiare non ti rende per forza più intelligente».
Di sicuro Mora si è fatto conoscere dai tifosi ferraresi per i suoi gol, per i suoi assist, per il suo agonismo, per la sua grinta e per il suo cuore dentro il recinto di gioco; ma anche per le sue doti umane di cui potrà andarne sempre fiero. Le passioni per la cultura, per la lettura e quel look particolarmente sbarazzino e fintamente trascurato l’hanno reso noto in tutta Italia. Nelle ultime ore, sulle varie piattaforme social, si sono registrati tantissimi post (anche fotografici) dedicati a uno degli artefici della doppia storica promozione. Non li vedrà, glieli racconteranno.
Il suo posto nel mondo è ancora tutto da trovare, intanto joga bonito portando la passione nel levante ligure. Il calciatore polivalente Luca Mora introduce nel nuovo spogliatoio caparbietà, resistenza e un minimo di disincanto. La Spal e Ferrara lo considerano qualcosa in più di un “semplice” calciatore. Come nelle favole.
(ha collaborato
Alessio Duatti)
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