Diritti tv e Figc: la Lega di A al bivio
Lunedì le elezioni: Sibilia, Tommasi e Gravina attendono le mosse di Tavecchio
MILANO. A tre giorni dalle elezioni della Figc regna il caos, e molto dipende dall'immobilismo della Lega Serie A, incapace trovare una sintesi su Federcalcio e governance interna, e preoccupata per l'asta dei diritti tv. Dopo una notte di trattative a oltranza con Sky e Mediaset Premium, oggi l'assemblea dei club valuterà le nuove offerte, con la speranza che rispetto a quelle di lunedì (meno di 800 milioni) si avvicinino il più possibile al traguardo di 1,05 miliardi di euro a stagione (1,4 considerando anche i 371 milioni derivanti dai diritti esteri, e da quelli ancora invenduti per Supercoppa, Coppa Italia, e altri).
Il Coni è pronto a commissariare anche la Figc se nel giro di un mese la Serie A non avrà eletto i propri organi, come ha chiarito il n.1 dello sport italiano, Giovanni Malagò, protagonista di un nuovo scontro a distanza con Carlo Tavecchio. «Non ho mai nascosto alcun documento, non è nel mio stile», ha chiarito il commissario della Lega Serie A replicando a Malagò, che gli rimproverava di «disconoscere le regole» dopo la lettera con cui il Coni esortava a modificare lo statuto introducendola maggioranza semplice dal terzo scrutinio. «È stata inviata tempestivamente ai club di A e portata all'attenzione del Consiglio Figc - ha chiarito Tavecchio -: i passaggi formali e sostanziali sono stati tutti rispettati». Come dire, i tre candidati approdati da Malagò non possono dire di non aver preso visione di quella lettera. Che però, è la posizione del Coni, non ha ricevuto risposta e soprattutto non ha avuto seguiti. I tre concorrenti, Cosimo Sibilia, Gabriele Gravina e Damiano Tommasi hanno proseguito il ciclo di audizioni davanti all'assemblea della Lega B, che per esprimersi aspetta una presa di posizione della A e non è granché più compatta. «Non mi ritiro», ha ribadito Tommasi. Non ci sono le condizioni per commissariare la Figc, secondo Sibilia e Gravina.
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