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Giochi invernali, caos doping in Russia

Giochi invernali, caos doping in Russia

Meno sette giorni alle Olimpiadi di PyeongChang, le due Coree già insieme

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PYEONGCHANG (Corea del Sud). Meno 7 da PyeongChang, l'olimpiade invernale sudcoreana che “rischia” di passare alla storia oltre che per la sfilata unita delle due coree anche per le temperature polari con cui dovranno fare i conti tutti coloro coinvolti, a vario titolo, nell'evento. Tra loro ci saranno gli atleti russi che parteciperanno sotto bandiera neutra. Il Tas di Losanna ha accolto il ricorso di 28 di loro (i casi presi in esame sono stati 39) contro la squalifica da tutte le edizioni delle Olimpiadi comminata dal Cio dopo la pubblicazione del rapporto McLaren e in particolare il venire alla luce di quanto accaduto in fatto di doping in occasione della precedente edizione dei Giochi, quella di Sochi 2014. Così coloro i quali, fra i riabilitati, erano stati privati delle medaglie conquistate in quella occasione ora potranno riaverle e tutti. Ma il Cio dice: faremo ricorso alla giustizia svizzera, contravvenendo alla sua gelosa difesa delle giurisdizioni sportive, e soprattutto precisa che non garantisce a quei 28 atleti l'invito ai Giochi. Come dire, non li ammetterà. Intanto hanno aperto i battenti i due villaggi olimpici, quello montano che porta il nome della città che ospita i Giochi, e quello costiero di Gangneung. Fra i primi atleti entrati nelle strutture c'è stato anche un contingente azzurro guidato dalla portabandiera Arianna Fontana. Su tutto però domina in queste ore l'arrivo in Corea del Sud degli atleti “fratelli” del Nord, dieci atleti e 22 funzionari, a cui bisogna aggiungere le 12 giocatrici di hockey ghiaccio attualmente in ritiro. Alla fine tutta la delegazione sarà composta da 46 persone.



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