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Il Coni commissaria il calcio: c’è Fabbricini

di Michele Di Branco
Il Coni commissaria il calcio: c’è Fabbricini

Figc nelle sue mani per sei mesi, Malagò si occuperà della Lega: «Pronti a risollevarci». Costacurta e Clarizia nello staff

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ROMA . Coni pigliatutto. La duplice crisi Figc-Lega calcio si è risolta con un commissariamento che ha il sapore della sottomissione totale del mondo del pallone al potere del Comitato olimpico nazionale. A soli tre giorni dalla mancata elezione del successore di Carlo Tavecchio per manifesta incapacità dei dirigenti, dilaniati da faide intestine, di trovare un accordo (pescando all’interno del tris Sibilia-Gravina-Tommasi) su un nuovo capo, il presidente Giovanni Malagò piazza il fido Roberto Fabbricini alla guida della Figc e sceglie per sé stesso la poltrona di tutore della Lega. Il Coni si assume in toto la responsabilità di riorganizzare entrambi gli organismi scossi da un infarto di sistema micidiale. Preoccupato in particolare dal vuoto di regole, di organizzazione e di potere della Lega, Malagò ha spiegato senza giri di parole che «prima bisogna risolvere la grana in A, altrimenti non risolviamo nulla nemmeno in Figc». Il neo commissario ha indicato le priorità: i diritti tv (lunedì è in programma una riunione cruciale ed è assai probabile il lancio di un terzo bando) e il rinnovo della governance. In squadra con Malagò l'avvocato Paolo Nicoletti, esperto giurista, e, a sorpresa, Bernardo Corradi («Sono lusingato» il suo commento), ex centravanti di Lazio e Inter, assistente di Carmine Nunziata, tecnico dell’Under 17. Non meno gravoso il lavoro che attende Fabbricini alla guida della Figc. Al cui vertice, anche e soprattutto per marcare un esplicito dissenso nei confronti delle ultime gestioni, Malagò ha imposto figure non compromesse con il passato. «Il criterio – ha detto il numero uno del Coni – è chiaro: le persone scelte hanno un connotato, nessuno ha ruoli precedenti con la Figc. C'è una discontinuità con la governance e sui loro nomi la Giunta ha dato mandato pieno, condiviso e compatto». Quanto alla durata del commissariamento, ha fatto sapere Malagò, «durerà sei mesi e al momento non sappiamo se saranno sufficienti o dovremo prorogarli». Parole che, considerata la gravità della situazione, già suonano come promessa, o minaccia, di permanenza a lungo termine. «Non credo di essere un carneade – si è presentato il 73enne Fabbricini –, chi lo pensa forse è entrato da poco nel mondo dello sport. La mia militanza a livello dirigenziale è una garanzia. Dobbiamo fare tantissime cose e tutti dovranno collaborare: dobbiamo fare in modo di riconsegnare a chi vorrà prendere in mano la Figc una bella famiglia pronta a risollevarsi». La sua nomina è stata benedetta dal governo. «Spero che Fabbricini possa utilizzare questo periodo e questo tempo per far ripartire il calcio veramente da zero» si è augurato il ministro dello Sport, Luca Lotti. Il primo nodo da sciogliere, ovviamente, è la scelta del nuovo Ct della Nazionale. «Da Conte a Mancini, fino ad Ancelotti o Ranieri nessuno è in pole e nessuno è fuori dal gioco. Ovviamente un peso determinante, sulla scelta del dopo Ventura, lo giocherà Billy Costacurta. L’ex difensore («Ho giocato con 14 palloni d’oro ma questa è la squadra più prestigiosa con cui ho avuto a che fare» ha detto), chiamato a coprire la parte sportiva del commissariamento (quella riguardante gli statuti da risistemare è affidata invece all’avvocato salernitano Angelo Clarizia), ha indicato tra gli altri Mancini, «tanto per fare uno dei nomi papabili». Ma si è scaldato in particolare parlando di Antonio Conte. «Mi ha aumentato i dubbi agli ultimi Europei: ha fatto un miracolo sportivo» ha riconosciuto Costacurta.



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