Fognini fa il maratoneta e porta l’Italia ai quarti
Tennis, Coppa Davis. Dopo oltre 4 ore piegato il giapponese Sugita. In aprile la sfida con la Francia
MORIOKA (Giappone). Giappone-Italia è tutta in una immagine, in un tweet. La figura di un ragazzo stanco morto, disteso sulla poltroncina e una frase: «Penso che questo è stato il match di Coppa Davis più duro che abbia mai giocato. Ho giocato con il cuore». Parole di Fabio Fognini, felice di essere quello sopravvissuto al match contro Yuichi Sugita, 4 ore e otto minuti dopo il 3-6, 6-1, 3-6, 7-6 (6), 7-5. L’Italia ha vinto, ha battuto il Giappone 3-1 ed è nei quarti di finale della Coppa Davis. Ospiterà ai primi di aprile, a Genova, la Francia. Ma questa è una storia da venire. Fognini, spesso discusso, stavolta dovrebbe aver unito tutti nelle opinioni: torna da Morioka conscio di aver dato ogni stilla di energia, di essere andato oltre i limiti. Il match contro Sugita è sembrato perso più di una volta, prima quando l’azzurro – nel terzo set – s’è impegnato a sprecare energie anche per protestare con il giudice di sedia (aveva ragione, ma non è questo il punto), e poi quando s’è trovato a fronteggiare un match point. Ma Fognini, quando gioca per la maglia azzurra ha delle motivazioni ulteriori che lo rafforzano. E’ già successo, ora lo sanno anche i giapponesi. «Ho giocato con quello che avevo, ho male un po’ dappertutto, le gambe non rispondevano, è stata una vittoria di nervi» s’è sfogato a caldo, rivelando solo alla fine quanto ha rischiato di non esserci, in campo. «Fino a poche ore prima non sapevo cosa fare, dopo che sabato – dopo il doppio - durante il trattamento del fisioterapista mi sono addormentato sul lettino. Ho provato a riscaldarmi e mi sentivo bene, quindi ho parlato con il capitano e avvisato Paolo Lorenzi che me la sentivo di scendere in campo. Sono davvero contento perché era un punto decisivo, sapendo che comunque Andreas era preparato per l’eventuale quinto incontro». Sì, Fognini è davvero cambiato. Perché lo sono i suoi pensieri: «Chissà se Federico, il mio bimbo, si è svegliato in tempo per vedermi in tv, comunque ora torno a casa e finalmente riuscirò a riabbracciare lui e Flavia dopo una trasferta lunga e assai faticosa. Manco da casa dal 3 gennaio e non vedo l'ora di riabbracciarli. Sul match dico solo che sono stato più lucido del mio avversario nel finale con quel poco che mi restava di energia. È stata una liberazione per me, per il capitano e per la squadra. Li ringrazio perché mi hanno sostenuto in tutti i momenti difficili. E oggi ce ne sono stati tanti».
La portata dell’exploit la definisce meglio capitan Barazzutti: «Abbiamo vinto un incontro annullando un match point al quarto set e rimontando da 1-4 nel quinto. Fabio è stato veramente straordinario, disputando una partita da grandissimo giocatore, da gladiatore indomito. Ha giocato come si deve in Davis, con il cuore e per la squadra, interpretando alla perfezione lo spirito di questa manifestazione che regala emozioni uniche. Come ex giocatore di Davis è giusto riconoscergli il merito. E’ un grande successo comunque di tutta la squadra, questi ragazzi sono incredibili, c’è uno splendido spirito di gruppo, che pian piano si sta allargando, quindi possiamo archiviare con il sorriso e soddisfazione una trasferta dura e impegnativa, ma conclusa nel modo migliore». Ora il pensiero alla Francia, che si può sintetizzare con il pensiero di Angelo Binaghi, n. 1 Fit: «I francesi stiano attenti, siamo una squadra con los huevos».
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