«Da Mazza a Gattuso, ecco Spal-Milan»
Buriani ci accoglie nella sua casa di Quartiere E parla a ruota libera della partita del cuore
QUARTIERE. Chi risiede nella zona non può non collegare il nome della piccola frazione portuense di Quartiere alla figura di uno dei calciatori estensi affermatosi più di ogni altro nella storia del pallone. Ovviamente è Ruben Buriani, nato nel cuore della provincia ferrarese, dove ancora risiede e vive con l’autenticità, la spontaneità e il rispetto di sempre. Una vita vissuta da vero calciatore, piena di necessari sacrifici, con incalcolabili chilometri macinati sui terreni di gioco e con la sua inconfondibile chioma bionda. I colori della sua vita, condivisi al fianco di enormi campioni (Rivera, Falcao, Maradona), sono principalmente stati il biancazzurro della Spal e il rossonero del Milan (dove ora allena il suo allievo Gattuso). Sabato al Mazza c’è la “sua partita. Ruben la racconta ospitandoci nella sua casa, guardato a vista con affetto dalla cagnolona Sayra.
Ruben, com’è stato l’inizio della carriera nel settore giovanile del presidentissimo Mazza?
«Stiamo parlando di un uomo con una personalità elevata e con una cultura calcistica e idee avanti anni e anni rispetto a molti altri. La costruzione di un centro sportivo che coinvolgesse anche i giovani con campi da calcio, palestra, camere, ristorante è stato uno dei segnali della sua grandezza. Con noi ragazzi si comportava come un padre. Non era sempre al centro sportivo, ma lo incontravo al giovedì mentre assisteva alla partitella tra una delle squadre di noi giovani e la prima squadra. A Ferrara feci tutta la trafila delle giovanili prima di passare al Monza».
Una carriera tra Lombardia, Roma, Napoli: come si gestivano il rapporto e la distanza con il proprio territorio?
«E’ chiaro che si rimane attaccati alle proprie origini, ma la professione richiede spostamenti e diventa naturale questo tipo di vita. Tuttavia il rapporto con casa e con la gente non è mai cambiato. A ogni mio ritorno era bello parlare con tutti di ciò che mi capitava. Tant’è che i miei periodi di ferie li ho sempre trascorsi qui in campagna con la famiglia».
Come fu l’arrivo al Milan?
«Sono sempre stato tifoso del Milan, ammirandone campioni come Cesare Maldini. Stavo facendo il militare a Monza e lessi sulla Gazzetta dello Sport: “Buriani al Milan”. Non esistevano i procuratori e tutto era diverso da adesso. Rimasi piacevolmente sorpreso e da lì iniziò una bellissima avventura».
Condita da una doppietta all’esordio nel derby e da uno scudetto…
«Arrivare a giocare un derby credo sia il sogno di ogni bambino. Quell’immagine del tabellone che segnava la mia doppietta in una stracittadina davanti a 90.000 persone mi rimarrà per sempre dentro per i tanti sacrifici fatti. Lo scudetto della “stella” fu una magnifica e indelebile cavalcata. In quella stagione affrontammo anche la Spal di Pezzato e Gibellini in Coppa Italia a Ferrara e i biancazzurri vinsero 3-1».
Il rimpianto più grande della sua carriera è stato l’infortunio di Napoli? E la più bella soddisfazione invece?
«Direi di sì, perché rompersi tibia e perone in campo a 29 anni fu davvero pesante, per non dir definitivo. Come soddisfazione direi la maglia della Nazionale. Quando arrivi a indossarla significa che sei al massimo e che hai fatto un qualcosa di eccezionale».
Prima di chiudere la carriera da calciatore ci sono stati altri due anni di Spal…
«Arrivai da svincolato e rimasi dall’86 all’88. Giocai davvero poche partite perché ero bloccato da quel terribile infortunio sia a livello fisico che mentale. Una volta capito che la fatica era davvero troppa, decisi di smettere».
Nel suo destino poi ritorna ancora anche il Milan. Diventa direttore del settore giovanile a metà degli anni novanta…
«Devo ringraziare Galliani e Braida che mi diedero questa bella opportunità. In quei tempi ho visto passare davvero tantissimi giocatori che nel calcio sono stati e sono ancora molto conosciuti».
Alessio Duatti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
