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il tecnico e la vigilia 

Leo guarda le coppe e trae forza dal passato

di Marco Nagliati

FERRARA. Laddove brillano le coppe. Leonardo Semplici entra in una sala stampa illuminata a giorno, guarda la bacheca a destra della scrivania con microfoni. Ci sono, spolverate e luccicanti, le tre...

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FERRARA. Laddove brillano le coppe. Leonardo Semplici entra in una sala stampa illuminata a giorno, guarda la bacheca a destra della scrivania con microfoni. Ci sono, spolverate e luccicanti, le tre coppe vinte negli ultimi due campionati: la Supercoppa di Lega Pro ed i trofei assegnati alla conquistatrice della stessa Lega Pro e della B. Mister Easy si ferma e avvicina la faccia ai trofei, quasi che annusando il passato potesse trarre forza ulteriore per il futuro. “Tutta roba tua” gli dice un cronista. Semplici non commenta. Sa come gira il mondo, vive nel calcio e di calcio: pertanto è consapevole che il suo orizzonte è il Milan. L’alba del domani si “appoggerà” anche su quanto la Spal produrrà oggi nel faccia a faccia col Diavolo. Semplici è bravo nella conferenza prepartita. Onesto. Non finge che in settimana non si sia parlato della sua posizione in bilico, evita il teatrino del sappiamo tutti ma facciamo conto che nessuno sappia. Ha una chance ed uno spogliatoio per giocarsela. Toglie pesi ai suoi calciatori, gioca col bilancino calibrando pressione e leggerezza. Ricorda che era preparato ai momenti difficili fin dall’estate. Nelle sue parole c’è voglia, più che ansia. Gli si chiede: come è stata la settimana, come si sente? «Sereno» risponde e calca - chissà quanto involontariamente - il tono sulla parola “sereno”.

Ogni tanto a Semplici scappa anche qualche sorrisetto, ma il sapore non è pienissimo. Suvvia, ci sta che Leo sia teso. Per l’ostacolo Milan, per una classifica aspra e per quella figura di Edy Reja che si staglia con sfumature più o meno intense. Si discorre di tattica e schemi, formazione e atteggiamento. Riscatto e orgoglio. Semplici va di psicologia e, ogni tanto, butta lo sguardo a quel luccichio di coppe. Come dire: qualcosa s’è fatto. Altro si può fare.

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