Bonacina tra tattica e divertimento «Sì, io me la godo»
Il coach ha dato una svolta alla stagione però precisa Non ho lavorato per far cambiare le cose in panchina
FERRARA. Per coach Andrea Bonacina, quarto successo da head coach in cinque gare. La “sua” Bondi ieri pomeriggio ha battuto pure la corazzata Udine. «Altra vittoria importante e operaia, almeno per larghi tratti - dice il tecnico biancazzurro -; non sono contento dei 27 punti rimediati nell’ultimo quarto, come dei 22 subiti nel secondo, frutto del poco ritmo in attacco e dell’aver perso il ritmo generale della gara. Cosa che non possiamo permetterci. Nel quarto parziale, e non mi piace per niente, abbiamo vinto in attacco e le gare che si vincono in attacco sono meno numerose di quelle che si vincono in difesa».
Le cose che la rendono felice? «Il successo, dopo un avvio delicato, nel computo totali dei rimbalzi e la capacità di tenere Udine per due quarti a 14 punti realizzati. Casualmente i quarti in cui loro hanno fatto 14, noi abbiamo fatto 28 e 26 punti, a testimonianza che il nostro ritmo offensivo viene dal nostro ritmo difensivo. Adesso arriva forse la partita più difficile della stagione: Orzinuovi ha due giocatore come Raffa e Smith che possono vincere una gara da soli. Sarà una partita che loro hanno cerchiato di rosso: proveranno a batterci. Ricordiamoci Roseto, arrivarci dopo una settimana cestisticamente perfetta rende la situazione molto godibile».
«Ci godiamo il successo contro Udine - aggiunge Bonacina -. Siamo in un ottimo momento di forma e lo si è visto, bravi a cercarci in attacco e in difesa, ad unirsi; cosa che non abbiamo fatto nel secondo quarto, quando abbiamo concesso tiri aperti a Bushati che ci ha punito. Il terzo parziale è la fotografia di quello che vorrei sempre vedere: una presenza difensiva importante, da lì abbiamo preso ritmo in attacco divertendoci. I miei ragazzi devono restare concentrati e avere obiettivi chiari durante la settimana, dal canto mio non ho nessun problema a dialogare con loro. C’è chi dice che io sono stato pronto a prendere il posto di qualcuno, che ho lavorato per cambiare le cose: ci tengo a sottolineare che prima di tutto sono un professionista serio, come del resto una persona seria, in un mondo fatto spesso di persone poco serie, dove nella facciata siamo tutti uomini veri, ma poi appena c’è un allenatore che perde quattro partite ci sono novanta allenatori che fanno chiamare il proprio procuratore. Io sono un dipendente, un uomo e un soldato del Kleb: niente più».
«Certe voci sibilline mi hanno dato fastidio - aggiunge -, anche perché dal 15 agosto mi sono speso tantissimo per questo progetto. In questo momento mi sembra giusto provare a mettere qualcosa di mio. Io sono me stesso e in palestra porto me stesso, non fantasmi o sindromi da persecuzione. Cerco di fare il mio lavoro al 100%, certo di farlo in maniera corretta e con grande umiltà. A testa alta me la godo».
Lorenzo Montanari
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