«Spal, non è a Napoli che si valuta Semplici»
Il doppio ex Improta: l’esame per il tecnico non può essere la gara di domenica «Da Crotone si capirà se ha perso il polso o se può ancora dare motivazioni»
FERRARA. La classe non è acqua. Il “Baronetto di Posillipo” non viene meno al suo tratto caratteristico: l’eleganza. Come lo era nel giocare, lo è sempre nella vita, nel porsi, nell’eloquio.
Gianni Improta, figura centrale del Napoli primi anni ’70 (Si può vendere il Vesuvio ma Improta no, il celebre striscione esposto dai tifosi azzurri), lanciato professionalmente dalla Spal nel 68/69, al termine della sua carriera è stato successivamente allenatore, direttore sportivo, presidente del Comitato Regionale della Campania - settore giovanile e scolastico - della Figc. Oggi apprezzato opinionista televisivo, proietta uno sguardo riflessivo sulla partita di domenica al San Paolo, a 50 anni esatti (era il 18 febbraio 1969) dall’ultima sfida in serie A tra le due squadre.
«Il divario tra Napoli e Spal - esordisce Improta - è evidentemente enorme. C’è differenza, è ovvio, e la gara per i biancazzurri si annuncia proibitiva, ma il calcio riserva spesso momenti di sorpresa e la Spal cercherà quantomeno di non prestare il fianco ad una brutta figura. Detto ciò, la Spal la sto seguendo, la vedo sempre, e non gioca male, non mi dispiace. Patisce il gap con le medio-grandi, ma con le altre ha le carte in regola per giocarsela fino in fondo, tatticamente è sempre intelligente, è impostata bene».
Nonostante la classifica attuale e le turbolenze post Cagliari e Milan?
«La graduatoria è rimediabile, il Crotone l’anno scorso a quest’epoca era messo peggio e poi si è salvato. Per il resto che dire? La Spal a volte è stata sfortunata, aveva alcune gare in pugno poi è andata sotto e non ha recuperato. Il tecnico ha fatto e sta facendo un buon lavoro, pesa la differenza di categoria. E la partita di domenica a Napoli non può essere un esame per Semplici, sarebbe un errore giudicarlo in base all’esito del match del San Paolo. Poi, a Crotone sì che si capirà se ha ancora il polso della squadra o se non riesce più a trasmettere motivazioni: in questi contesti le motivazioni sono basilari. Col Napoli ci saranno per forza, bisognerà trovarle contro le altre squadre, quelle alla portata».
Lei vanta esperienze come direttore sportivo e digì al Catanzaro, è stato consigliere del presidente alla Juve Stabia: da dirigente come valuta le discussioni sul futuro di Semplici?
«Ribadisco che sarebbe errato giudicarlo in base a quanto succederà a Napoli. Se poi non farà punti a Crotone allora sarà comprensibile dare nuovi stimoli. Aggiungo che si tratta di un allenatore che in generale è solo da elogiare, e che la Spal si è trovata catapultate in serie A, senza aver probabilmente programmato la promozione, e da ciò derivano varie difficoltà».
Tra i biancazzurri chi ha catturato la sua attenzione?
«Viviani ha colpi importanti, non solo su palla inattiva, si fa rispettare. Paloschi lo conosciamo, sui mezzi palloni fa sempre gol. Antenucci lo vedo molto mobile, non si arrende mai. Lazzari è quello che ha più gamba. In assoluto, in A, non mi sarei affidato ad un portiere giovane, bensì ad un esperto».
Che si dice a Napoli? La gara di domani in Europa League può togliere energie in vista della Spal? O si punterà tutto sulla partita di campionato?
«Non è detto che il Napoli vinca il campionato, quindi è opportuno tenere aperta la porta della competizione europea. Sarri non snobberà il Lipsia, schiererà una formazione che possa fare bella figura».
La Spal che ricordi le evoca?
«Arrivai a Ferrara che ero un ragazzo, il grande Paolo Mazza sfruttò l’incompetenza calcistica del figlio del presidente napoletano Achille Lauro per prendermi in comproprietà, poi mi rivendette al Napoli per 30 milioni dell’epoca: ci sapeva fare... Ricordo che patii terribilmente il clima di Ferrara, tanto che iniziai a giocare solo a primavera quando alla guida della squadra subentrò Gibì Fabbri che mi conosceva bene in quanto mi allenava nella De Martino: con lui disputai le ultime 11 partite di quella serie B, ma ormai la situazione era compromessa e purtroppo retrocedemmo. Ferrara per me fu una parentesi molto positiva, per la crescita caratteriale e professionale. Lì sono stato bene, e con Gibì ho continuato ad avere un bel rapporto di stima reciproca, tanto che in qualità di d.s. del Catanzaro lo portai in Calabria e vincemmo in campionato salendo in serie B al termine della stagione 1984/85. Sa cosa le dico? Fabbri faceva giocare le sue squadre in maniera divina, era così alla Spal e lo era al Catanzaro, tralasciando le altre tappe significative della sua carriera».
Domenica sarà al San Paolo?
«No, preferisco seguire Napoli-Spal da casa, davanti alla tv».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
