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«Per la Spal a Napoli partita impossibile Ma guai rinunciare»

di Paolo Negri
«Per la Spal a Napoli partita impossibile Ma guai rinunciare»

Il doppio ex: ha perso smalto però può restare in A «Che ricordi di squadra e città, Mandini un caro amico» 

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FERRARA. Il 3 settembre 1967 era in campo al San Paolo in occasione del 4-1 che il Napoli rifilò alla Spal nel primo turno eliminatorio di Coppa Italia. Dei biancazzurri, poi, è stato un po’ tutto, tra terreno di gioco - con la fascia di capitano -, panchina e scrivania. Con il Napoli, come allenatore, ha vinto uno scudetto storico, ed il 24 agosto 1986 era alla guida dei partenopei a Ferrara contro la Spal in Coppa, 2-0 gol di Bagni e Maradona. Basta il nome: Ottavio Bianchi. Ha firmato pagine importanti del calcio italiano, e 50 anni dopo l’ultimo Napoli-Spal in serie A non si poteva non sentirlo, lui così legato ad entrambe le realtà. La chiacchierata con Bianchi è avvenuta ieri sera, durante l’intervallo della partita di Europa League tra Bortussia Dortmund ed Atalanta, che l’ex tecnico stava seguendo con amici, nella sua Bergamo.

Mister Bianchi, cosa le suggerisce il Napoli-Spal di domenica?

«Che la Spal è tornata al proprio posto, in A. Mancava da una vita ma, prima, la categoria le apparteneva».

La partita del San Paolo appare dall’esito scontato in partenza. O no?

«Il campionato non è più come quelli di ormai tanti anni fa. Le prime della classe potevano essere messe in difficoltà dalle ultime. Adesso no. E vale per tutte, non solo per la Spal. Chi è in coda alla classifica non ha possibilità contro le big, sia in casa che in trasferta. La forbice, con la serie A a 20 squadre, è sempre più ampia, purtroppo è così: c’è un divario enorme. Anche le squadre di centro classifica basta che vincano un paio di partite e si staccano nettamente dalle ultime».

Può esserci rimedio?

«Allo stato delle cose direi di no. Chi ha più possibilità economiche, in tutta Europa, vince. I campionati ormai si decidono nella stanza dei bottoni... economici. Dominano in due, ovunque, e le altre stanno a 10/20 punti dietro».

Quindi scordiamoci che la Spal possa sperare di fare risultato a Napoli?

«Sul campo è una gara fuori discussione. Al giorno d’oggi non si può più dire che il calcio riserva qualche sorpresa».

Allora allarghiamo l’orizzonte, non parliamo della partita di Napoli: la Spal può salvarsi?

«L’ho vista giocare, la seguo. All’inizio era piena di verve, onda lunga del bellissimo campionato vinto in B. Sembrava che avesse superato bene l’impatto con il salto di categoria, adesso invece è in flessione».

Secondo lei perchè?

«Perchè ha perso un po’ di smalto. Quando sali in A o prendi tutto con il vento in poppa oppure gli alti e bassi rappresentano la normalità. Questo è un dato di fatto, è normale. Però mai mollare, mai rinunciare, la lotta per la salvezza è un braccio di ferro. E servono serenità e tranquillità. Ferrara ti fa vivere il calcio in maniera bella e civile, e deve essere così, non come altrove. Ora, in A, la Spal disputa un campionato a parte, per salvarsi, ed in tal senso la serenità può essere determinante per spuntarla».

Diceva che segue sempre i biancazzurri.

«La Spal mi è molto simpatica, per tutta una serie di circostanze. Lì ho mosso i primi passi da allenatore, sono stato giocatore, tecnico e dirigente. Poi avevo un carissimo amico, il compianto Paolo Mandini. Venivo giù, andavamo alle mostre a Palazzo dei Diamanti, ci sentivamo e ci frequentavamo, mi raccontava le particolari vicissitudini della Spal. Una cara persona, in tutti i sensi. Ho ricordi speciali di Ferrara e della Spal».

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