Un nodo al San Paolo L'atteggiamento Spal
Difendersi o giocare? Serviranno equilibrio e agonismo
FERRARA. Difendersi, per cercare di contenere i danni, o proporre un’idea di gioco e provare a colpire? Quale tattica potrà essere quella giusta per consentire alla Spal di resistere al Napoli domenica al San Paolo? Consegnarsi alla costante supremazia degli azzurri o accettare la sfida? La questione è delicata, e non c’è una risposta certa. Potrebbero esistere controindicazioni per entrambe le idee di atteggiamento.
Atteggiamento guardingo
La Spal, è ovvio, cercherà di ridurre gli spazi al Napoli. Per farlo, dovrà restare corta, con distanze minime tra le linee, chiamate a muoversi all’unisono. Fondamentale il pressing su Jorginho, regista degli azzurri e deputato alla costruzione della manovra. Ma la principale forza del Napoli risiede in fascia. L’asse forte era quello sinistro, con l’accoppiata Ghoulam-Insigne ed Hamsik pronto a buttarsi dentro. Il terzino algerino è out, già da un po’, Mario Rui è cresciuto ma non è esattamente la stessa cosa soprattutto in termini di potenza fisica. Giocate di prima, a un tocco, sovrapposizioni, tagli, da quella parte, sono però sempre all’ordine del giorno. A destra non diciamo che facesse e faccia tutto Callejon, ma Allan è mezz’ala più tattica (equilibratore fondamentale, in entrambi le fasi di gioco - come dice chi sa - per il Napoli) di Hamsik, ed Hysaj aveva impatto diverso rispetto a Ghoulam dall’altra parte. Il laterale albanese, adesso, risulta però performante, e Callejon è un pericolo a prescindere. Punta centrale agirà Mertens, uno che per statura e caratteristiche non dà riferimenti. La Spal con un baricentro troppo arretrato si porterebbe pericolosamente il Napoli in casa, ed il problema è che anche in spazi stretti piccoletti rapidi, veloci, tecnici come Callejon-Mertens-Insigne sono sempre in grado di inventare qualcosa. L’ideale sarebbe ridurre i riferimenti al tridente partenopeo e, in difesa, non farsi cogliere alle spalle, così come evitare l’uno contro uno: centrali lenti come quelli spallini, dalla struttura fisica e conseguentemente dal passo così diverso rispetto agli attaccanti napoletani, sarebbero inevitabilmente messi a durissima prova.
Atteggiamento propositivo
E se la Spal provasse a giocare? Potrebbe stare in partita? Potrebbe. A patto anche in questo caso di restare compatta. La linea difensiva dovrebbe stare “alta”, il perno di centrocampo non schiacciato, le mezzeali pronte ad inserirsi, Lazzari sollecito nel puntare Mario Rui, gli attaccanti in costante movimento sia per dettare il passaggio ed offrire soluzioni, sia per spostare la difesa partenopea. Ma giocare così al San Paolo esporrebbe a molti rischi o sarebbe produttivo? La questione di fondo è il divario di valori - ovvio - tra le due squadre.
Aggressività
Alla fine, dunque, conteranno soprattutto due cose: equilibrio e aggressività. Nel senso di sano agonismo, voglia di arrivare per primi sul pallone, di combattere, di non dare respiro al Napoli, metterlo in difficoltà ad appena 60 ore dall’impegno di ieri in Europa League contro il Lipsia, sia pure affrontato con una certa rotazione dell’organico (alcuni big domenica saranno perfettamente freschi). La Spal dovrà dimostrare concentrazione, attenzione, capacità di lettura delle varie situazioni di gioco, e disponibilità a compensare con il sacrificio - tutti dovranno aiutare tutti - il gap che esiste con il Napoli. Facendo tutto ciò, chissà che non possa scapparci un’impresa. La squadra di mister Sarri, inoltre, entrerà in campo conoscendo il risultato della Juventus nel derby con il Torino, ed anche questo aspetto potrebbe incidere sui partenopei.
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