La “deb” Santandrea «Il peso e l’orgoglio di vestire l’azzurro»
FERRARA. La 18enne Martina Santandrea è un’altra atleta cresciuta nella scuola di Livia Ghetti e approdata alla Nazionale di ginnastica ritmica, stabilmente da ottobre 2016. È dunque reduce dal suo...
FERRARA. La 18enne Martina Santandrea è un’altra atleta cresciuta nella scuola di Livia Ghetti e approdata alla Nazionale di ginnastica ritmica, stabilmente da ottobre 2016. È dunque reduce dal suo primo anno agonistico in azzurro e di ritiro permanente a Desio.
Martina, com’è stato questo tuo primo anno in Nazionale?
«Bellissimo! Ero appena arrivata e subito sono diventata titolare, iniziando a partecipare a tutte le competizioni internazionali e terminandolo con la medaglia d’oro a Pesaro: è stato un modo di chiudere bellissimo».
Le pause sono poche: cos’altro c’è all’orizzonte?
«Ci stiamo allenando e vogliamo ripartire con spirito agguerrito, sperando che l’anno nuovo vada come il precedente e anche meglio».
Com’è la Maurelli capitano?
«Io l’Ale la conosco da una vita, già da piccole avevamo un rapporto speciale, da bambina andavo a dormire a casa sua... È la nostra guida, fantastica, ci unisce sempre più, lei ci dà una forza e quei piccoli consigli che fanno la differenza».
A 18 anni in Nazionale: come la vivi?
«Ti senti la responsabilità di portare l’Italia in pedana, il nome del tuo Paese, e ti carica di responsabilità. Ma ci alleniamo tutti i giorni, con grinta e con tenacia, proviamo a non sentirlo questo peso. Poi, la squadra aiuta tantissimo, non sei mai da sola».
Sei passata da un’allenatrice all’altra, da Livia Ghetti a Emanuela Maccarani...
«Sono entrambe grandissime allenatrici, ero abituata a lavorare bene e tanto anche con Livia. Emanuela Maccarani la vedevo come una figura sacra, allenarmi con lei un onore, ma Livia mi ha cresciuta, le devo tantissimo».
C’è un gioco scaramantico, quello di non nominare “la” competizione, però lo sanno tutti che nell’obiettivo della Nazionale ci sono le Olimpiadi di Tokyo 2020.
«Quest’anno ci prendiamo la qualificazione... cioè... le prime tre ai mondiali si qualificano, quindi stiamo lavorando per questo primo obiettivo, la squadra lavora per quello, è il sogno di ogni atleta».
Quali squadre ci sono fra voi e l’obiettivo?
«Le solite: Russia, Bulgaria, Bielorussia e Giappone».
Ai mondiali di Pesaro il Giappone vi ha scalzate dal podio...
«Come sempre, dobbiamo fare i conti con una giuria e gli errori te li fanno pagare ancor più che in passato. Per esempio, se perdi un attrezzo, da quest’anno perdi ancora più punteggio: è dura, ma ci lavoriamo».
Ti aspettiamo a Ferrara...
«Non vedo l’ora!». (s.a.)
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