Presunta combine Albieri lo grida forte: non sono un pentito
L’ex calciatore ferrarese a La7 ha confermato i sospetti «Perché l’ho fatto? Sono rimasto schifato da tante cose»
FERRARA. «Mi sta chiamando una marea di gente».
La voce è un po’ scossa. Luca Albieri si trova al centro di una tempesta mediatica, conseguenza della sua apparizione a Non è l’Arena, trasmissione di Massimo Giletti su La7. Domenica si è parlato della presunta combine avvenuta in Bari-Castel di Sangro, ultima giornata del campionato di serie B 1996/97, risolta a favore dei pugliesi che per essere promossi in A dovevano battere la già salva squadra abruzzese. Fatti evocati già in passato, ora confermati in trasmissione da un audio di un calciatore dell’epoca e, sostanzialmente, da Luca Albieri. Che in questo modo è ora al centro di mille pressioni, sollecitazioni, accuse più o meno velate. Gli si imputa di aver parlato, di essere un pentito.
«Ma io - sbottava ieri sera - non sono un pentito, se per ciò si intende un delatore, o l’artefice di rivelazioni postume. E non ho denunciato una gara truccata. Ho solo confermato che avevo fiutato l’aria che tirava, ciò che sarebbe successo e che è successo. Io sono parte lesa, perché quella gara non la giocai, forse perché avevo capito che qualcuno non si sarebbe comportato correttamente. Mi considero uno sconfitto, in riferimento a questa vicenda. Non voglio essere strumentalizzato, non voglio e non cerco pubblicità. Io sono una persona pulita».
La genuinità, i profondi valori trasmessi ad Albieri dalla sua splendida famiglia («Io sul campo non ho vinto scudetti, ma lo scudetto vero ce l’ho a casa ed è ciò che mi hanno insegnato i miei genitori»), non sono mai stati discutibili. Come il suo ruspante - in senso nobile - amore per il calcio, da interpretare in libertà, senza schemi, con fantasia e tecnica. Di lui, nella migliore delle ipotesi, hanno sempre detto che fosse naif, sempliciotto. Lo dicevano anche di artisti incompresi. Ma tutto ciò lo rimarchiamo per sottolineare che Albieri ha sempre avuto un rapporto particolare col mondo del calcio.
«Infatti ho incontrato problemi quasi ovunque, sono anche stato messo fuori squadra, perché non ho mai accettato di fare certe cose. Mi vanto di non aver mai preso nemmeno 100 lire per arrangiare qualcosa, non ho mai venduto nemmeno una gara di calcio a 7 nei tornei estivi».
Ma perché Albieri, adesso, ha raccontato queste cose («Andare a giocare ve saper di dover perdere, anche con il risultato di 3-1, ha fatto molto male»)? Perché a La7?
«Mi hanno cercato, sono venuti a casa mia, hanno avuto un approccio che ho apprezzato. All’epoca ero un ragazzo giovane, dopo un pre-campionato importante con la Spal mi infortunai, andare via fu un sacrificio, ricordo mia mamma che piangeva. Rimasi schifato da quanto accaduto alla fine di quel campionato con il Castel di Sangro, avevo capito che la partita di Bari sarebbe stata inquinata. A Bari non mi fecero entrare. Adesso l’Italia si è rivoltata su di me, però io mi tengo i miei valori morali. Altissimi».
E adesso? Albieri non si aspettava tale polverone ma si dice tranquillo:
«Lo sono. Mi considero una persona seria, vera. Dicevano che ero il nuovo Baggio? Ritengo di essere stato defraudato dal calcio. Non sono mai sceso a compromessi e per questo ho pagato in termini di carriera. Però, sì: potenzialmente ero uno dei più forti».
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