Torna Spal-Bologna A Ferrara era la gara della mobilitazione
Il presidente Paolo Mazza attaccava la stampa bolognese «La Spal v’interessa solo quando c’è il derby, altrimenti mai»
FERRARA. C’era una volta Spal-Bologna. “La” partita. Va bene: il Milan, la Juve, l’Inter... Gli squadroni. E sfide sentite, come con la Fiorentina. Ma il Bologna era il Bologna. Il derby aveva valore che andava oltre, ben oltre, il significato puramente calcistico.
Biancazzurri in serie A dal 1951. Quando i rossoblù avevano nel curriculum già cinque scudetti (conquistati nel 1924/25, nel 28/29, poi 1935/36, nel 36/37 e nel 40/41) e trionfi continentali. Era il famoso squadrone che tremare il mondo fa. A oggi, su Wikipedia, si legge: «ha partecipato a 71 campionati di Serie A su 86, piazzandosi al nono posto nella classifica del maggior numero di presenze delle formazioni nella massima categoria italiana. Occupa il 53º posto del ranking delle migliori squadre del XX secolo, ottava italiana, dell'IFFHS. Secondo la Figc è il club con l'ottava miglior tradizione sportiva in Italia.
Tra i club più blasonati d'Italia, vanta 7 titoli di campione d'Italia, due Coppe Italia e una Coppa Alta Italia. In ambito internazionale, il Bologna fu la prima squadra italiana a vincere un trofeo continentale, nel 1932: la Coppa dell'Europa Centrale, la più antica manifestazione europea per squadre di club, poi riconquistata dai felsinei in altre due occasioni; tra gli altri successi fuori dai confini nazionali, i rossoblù annoverano una Coppa Intertoto, una Coppa di Lega Italo-Inglese e il Torneo Internazionale dell'Expo Universale di Parigi 1937».
Questo era ed è il Bologna. Caliamoci a inizio anni ’50. Ferrara la provinciale, Ferrara contadina - storia e patrimoni culturali ed artistici non bastavano a patinare il presente - acquisisce notorietà grazie alla propria squadra di calcio. La Spal. Scendere in campo contro Bologna capoluogo, ricca e dotta, è rivalsa sociale. Il football come strumento di riscatto, affermazione, visibilità. Diversi anche gli stili di gioco. Tecnico e spettacolare il Bologna. Squadra operaia, difesa e contropiede, la Spal. E le politiche: rossoblù a caccia di stelle, biancazzurri in cerca di giovane talenti sconosciuti e vecchietti da riciclare.
Così diverse, Spal e Bologna. Forse per questo quelle partite tra loro erano tanto belle, sentite, aspre, combattute. Il derby regionale per eccellenza. Vissuto con un piccolo complesso d’inferiorità dal presidentissimo biancazzurro Paolo Mazza, che non vedeva riconosciuti a dovere i suoi grandi meriti di mago di campagna, di artefice dell’ascesa e dei successi spallini. Lo si evince da un piccolo passaggio di una vecchia intervista rilasciata al grande Gianfranco Civolani (sì, proprio il Civ), che Mazza apostrofò così:
«Ai giornali interessano solo quelle tre o quattro squadre. E voi bolognesi avete solo il Bologna, e la Spal vi interessa quando c’è il derby, altrimenti mai».
Paolo Mazza era la Spal. Il padre, l’anima, l’amministratore e l’allenatore. Il suo omologo bolognese, Renato Dall’Ara. I più grandi, su un fronte come sull’altro. Non a caso gli stadi di Ferrara e Bologna portano il loro nome. Ancora Civolani ha scritto: «Dall’Ara ha vinto cinque scudetti. Mazza ha fatto arrivare la Spal al quinto posto in serie A ed ha scoperto giocatori come Capello, Gori, Malatrasi, Picchi, Di Giacomo, Balleri, Nesti, Fontanesi, Massei. E dopo di loro?»
Dopo di loro, Dall’Ara e Mazza, hanno tribolato sia Bologna che Spal. Con percorsi diversi, certo. Ma domani finalmente si ritrovano, in serie A intendiamo. L’ultimo derby a Ferrara porta la data del 10 marzo 1968, cinquant’anni fa (domani è il 3, di marzo). Vinsero 3-1 i rossoblù, la Spal si avviava verso la retrocessione ed una lunghissima parentesi lontana dal grande palcoscenico.
Il calcio, come la vita, fa spesso giri lunghi, larghi e tortuosi, ma l’Universo, ed anche l’universo del football, se meriti ti ridà ciò che in fondo ti compete.
É dunque con emozione particolare che ci si appresta a questo Spal-Bologna. Con l’auspicio che la provincia abbia un pomeriggio di gloria, per gridare alto un senso di appartenenza e orgoglio per quei colori, il bianco e l’azzurro, che nel rossoblù hanno sempre identificato l’essenza della sfida sportiva.
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