Come mister Semplici ha rigenerato la Spal
Gestione e mosse vincenti dal post Napoli ai successi di Crotone e col Bologna Singoli e collettivo hanno risposto magnificamente denotando grandi risorse
FERRARA. Il calcio è bello perchè è avariato, diceva “quello”. In effetti, c’è diritto di cittadinanza per tutte le opinioni. Anche le più bizzarre. Come quella di Roberto Donadoni, che al termine del derby di sabato al “Paolo Mazza” è riuscito a parlare di ottima prestazione del suo Bologna, aggiungendo che sarebbe stato più giusto un pareggio e che la Spal nella ripresa non aveva mai tirato in porta.
Ne prendiamo atto. Ma non è la realtà dei fatti. A non aver mai tirato è stato il Bologna, nell’arco di tutta la gara. Nel solo primo tempo, dominato in lungo e in largo dalla Spal, i biancazzurri - oltre ad un’imbarazzante superiorità nel possesso palla, tra l’altro non sterile - hanno messo al loro attivo il rigore reclamato da Antenucci, la punizione a fil di palo di Viviani, le conclusioni di Grassi e dello stesso Antenucci che hanno fatto gridare al gol. A fronte del nulla espresso dai rossoblù, a tratti pressati nella loro metà campo da dove non riuscivano ad uscire. Quanto alla ripresa, citata da Donadoni, almeno un tiro la Spal l’ha fatto, quello del gol di Grassi. E nel conto mettiamoci anche il provvidenziale intercetto di Pulgar che ha tolto a Kurtic la battuta a colpo sicuro, ed il possibile rigore non concesso a Floccari nel finale (cravatta di Helander). Se poi Destro, sui titoli di coda, ha mancato l’immancabile, Donadoni non può reclamare più di tanto: l’analisi complessiva della partita è impietosa per il Bologna, ed esaltante per la Spal.
In otto giorni, due partite ed altrettante vittorie, i biancazzurri hanno impresso una svolta fortissima alla loro stagione. Da Crotone al Bologna, da -4 dalla zona salvezza a +2 (certo, al netto del turno rinviato ieri per la tragedia di Astori e che ha tenuto al palo Crotone, Chievo, Sassuolo, Cagliari). Ma vorremmo dire dal post-Napoli al Bologna. Due settimane nel corso delle quali mister Semplici ha avuto la freddezza, la lucidità e la bravura per non soffermarsi sulla propria situazione ma - da vero comandante - per (ri)motivare il gruppo, tenerlo compatto, infondergli calma e fiducia toccando le corde giuste, evitando che Crotone fosse vissuta con timorpanico. Tutta le gestione è stata perfetta, come le scelte. In senso generale. Al pari delle risposte dei singoli, del collettivo. Oltre al rendimento, la squadra ha denotato senso di appartenenza, unità, convinzione. La vittoria in Calabria ha pompato benzina: autostima, fiducia, consapevolezza. La partita contro il Bologna è stata la più piena, la più completa, della stagione, sotto ogni punto di vista. La Spal ha evidenziato grande condizione mentale e atletica, oltre ad un fondo di gioco che - in due partite - ha tratto netto giovamento dal ritorno alle due punte. Un aspetto importante, quest’ultimo, sotto il profilo tecnico-tattico. Tra l’altro giova sottolineare come Antenucci e Paloschi, i migliori realizzatori spallini con 7 e 6 gol, abbiano aiutato la squadra in ogni frangente, muovendosi, correndo, rientrando, pressando, difendendo. L’ovazione del pubblico a Paloschi, al momento della sostituzione, è stato chiaro segnale dell’apprezzamento popolare per una gara di grande impegno e sacrificio.
Poi, tanti altri dettagli. Dal rientro di Cionek (difensore che sta addosso all’avversario, non gli dà tregua, lo marca, cerca l’anticipo, è rapido, sa uscire) a Grassi spostato da mezzala sinistra a destra, Kurtic riportato interno, fino alla disponibilità di tutti: ne è esempio lo spirito con cui Floccari è entrato nel finale di Crotone ed in quello col Bologna. E ancora: recentissimamente Semplici ha avuto modo di sottolineare «io non lascio indietro nessuno, sono tutti titolari». Non frasi fatte. È entrato Simic, ed ha risposto ottimamente. In due gare al centro del campo si sono alternati Schiattarella, Viviani ed Everton Luiz, e tutti hanno fatto benone. Il brasiliano poi merita un capitolo a parte. Usciamo dalle considerazioni su condizione atletica o collocazione tattica. Sembrava un pesce fuor d’acqua, bastava osservarlo durante i riscaldamenti a bordo campo, osservava con sguardo perso, non sembrava metterci grande intensità. Panchina senza entrare a Napoli e Crotone, poi col Bologna è subentrato. Una furia: ritmo, aggressività, chiusure, rinvii, palloni catturati, ripartenze. E, soprattutto, grandi sorrisi finali, festa con i compagni, un prolungato abbraccio a Semplici. Vero, il mister non lascia indietro nessuno. E la Spal si scopre più forte.
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