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Magnanelli e Lazzari i simboli dei due club

Magnanelli e Lazzari i simboli dei due club

Il capitano del Sassuolo in neroverde dal 2005/06, sfidò la Spal già quell’anno L’esterno è biancazzurro dall’estate 2013 e pure lui ha ottenuto tre promozioni

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FERRARA. Viaggio a ritroso. Viaggio nella memoria. Si scorrono foto e ci si imbatte in volti conosciuti. Era il 15 febbraio 2006 quando il Sassuolo, in C2, battè 2-1 la Spal di mister Beruatto. Sulla panchina neroverde il futuro tecnico spallino Remondina. In campo un certo Francesco Magnanelli.

Adesso, dopo dodici anni, Magnanelli è (non da oggi) il capitano del Sassuolo. Non ha mai cambiato maglia. Ha compiuto tutta la scalata dell’era-Mapei, fino alla serie A. È il regista ed il simbolo della squadra modenese: vi approdò appunto all’alba della stagione 2005/2006, per 120.000 euro. Quella C2, un paio di annate in C1, cinque campionati di B, questa è la quarta esperienza consecutiva in A. Classe 1984, Magnanelli incarna i valori cari al patron Squinzi, che non a caso la scorsa estate ha spinto affinchè lo staff tecnico-dirigenziale rinnovasse il contratto, in scadenza, del centrocampista, ora legato al Sassuolo fino al 2019.

Manuel Lazzari è di nove anni più giovane di Magnanelli. Sedotto e abbandonato da un club di rilievo (la Fiorentina ed il Chievo per il capitano del Sassuolo, il Vicenza per il laterale), Lazzari è arrivato alla Giacomense dal Delta Porto Tolle, serie D, nell’estate del 2012. I grigiorossi erano in C2 (o Seconda Divisione che dir si voglia). L’anno dopo, con la fusione, eccolo alla Spal. Percorso netto: 30, 29, 31, 39 presenze. Più le 27, su 27, di questo campionato. In A. Categoria raggiunta a suon di trionfi in biancazzurro: accesso alla Lega Pro unica, promozione in B, promozione in A.

Magnanelli e Lazzari. Dalla C2 all’apice senza cambiare maglia. I veri emblemi di Sassuolo e Spal. All’andata hanno incrociato i tacchetti sul prato del “Mazza”, domani lo faranno su quello del “Mapei” di Reggio Emilia. Ruoli diversi, poche occasioni di trovarsi uno al cospetto dell’altro. Ma non c’è dubbio sul fatto che la loro storia sia comune. Di questi tempi, nel calcio, non è cosa banale. L’unica differenza? Magnanelli terminerà la carriera nel Sassuolo, mentre Lazzari a fine stagione partirà per altri lidi, saluterà la Spal, di cui sarà l’indiscusso uomo-mercato. La fila delle pretendenti, di lignaggio, è lunga, lunghissima. In Italia ed all’estero.

Nel frattempo, l’uno come l’altro si giocano la salvezza con le rispettive squadre. Potrebbero farcela entrambe, ma nessuna ha la certezza di tagliare il traguardo. Il confronto diretto di domani sarà uno snodo cruciale della stagione.

Chi l’avrebbe detto, quel citato 15 febbraio 2006, che Sassuolo e Spal si sarebbero ritrovate per garantirsi la permanenza in A? Quello era un Sassuolo che a fine campionato sarebbe stato promosso in C1, iniziando l’irresistibile ascesa, ma la Spal, appena ricreata dopo l’esclusione pagliusana, sarebbe passata attraverso innumerevoli peripezia, prima di rinascere sotto l’egida Vetroresina.

E se le cose sono andate como sono andate, per il Sassuolo, una porzione di merito ce l’ha anche Alessandro Andreini. In quel lontano derbino segnò il gol dell’1-0 per i neroverdi (2-1 il finale, come già ricordato). Domani siederà sulla panchina della Spal, di cui è team manager dal settembre 2015. Gli incroci del calcio sono davvero innumerevoli, e spesso imprevedibili. Ma queste (di Magnanelli, di Lazzari, di Andreini) sono tutte belle storie. Nel segno di Sassuolo-Spal.(p.n.)

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