Capolavoro Nibali alla Milano-Sanremo
Ciclismo. Lo “Squalo” scatta sul Poggio e stacca tutti riscrivendo la storia: un successo italiano mancava dal 2006
Il fenomeno ha vinto da fenomeno. Lui che ha nel palmares Tour, Giri d’Italia, Vuelta e Lombardia, tutte corse per scalatori, per campioni, ma che la piattissima Milano-Sanremo sognava da bambino. Vincenzo Nibali ha vinto la Classicissima. Da fenomeno, con un’azione da manuale nel finale della salita del Poggio. Quindi s’è lanciato in discesa come solo lui sa fare, ha corso da cronoman gli ultimi due chilometri di pianura con al massimo 12” di vantaggio. E a 50 metri dall’arrivo, accortosi che il gruppo famelico dietro non lo avrebbe più preso, ha alzato le braccia al cielo.
Poi? L’abbraccio alla figlia Emma, alla moglie Rachele, ai compagni di squadra della Bahrain-Merida, l’apoteosi del podio cantando l’inno di Mameli a squarciagola. La Sanremo mancava agli italiani dal 2006, dalla “fucilata” di Filippo Pozzato. Un digiuno lunghissimo, rotto dal più forte corridore italiano degli ultimi trent’anni.
Perché adesso saltabeccare tra salite, discese, corse a tappe, in linea, gare per velocisti ed essere competitivo è quasi impossibile in un gruppo pieno di specialisti, gente da un paio di obiettivi l’anno e basta. Lui? A 33 anni, dopo aver trionfato al Lombardia lo scorso ottobre, ha cominciato a pianificare il triplete: Liegi-Bastogne-Liegi fra un mese, Tour de France a luglio e mondiale “durissimo” di Innsbruck a fine stagione. Ora potrà pianificarlo meglio quel triplete, con in saccoccia una corsa che per il 99% dei corridori varrebbe da sola una carriera.
«Facevo lo stopper per Colbrelli, ho provato ad allungare nel tratto più duro... e mi sono girato solo negli ultimi 50 metri», ha raccontato lo Squalo descrivendo il suo attacco sul Poggio.
E poi quei due chilometri contro vento già nel cuore di Sanremo prima di via Roma. «Lunghissimi, durissimi, non finivano più. Ma ci ho creduto e ho vinto una corsa da sogno. Dovevo inventarmi qualcosa, sentivo di avere una bella gamba, anche se ho cercato di arrivare qui con una Tirreno-Adriatico a fari spenti senza pressioni. E alla fine non potevo perdere con mia moglie e mia figlia al traguardo», ha detto raggiante.
I segreti di questo campione? La classe, la tenacia e la tranquillità. Che ha dimostrato ieri quando, inseguito da Matteo Trentin (Mitchelton) e poi dal gruppo guidato da Sagan (Bora), Kwiatkowski (Sky), Demare (Fdj) e gli altri non s’è mai girato. «Sabato pomeriggio ha dormito due ore, tranquillissimo, lui è così», spiega il compagno di camera Franco Pellizotti. Eccolo il suo segreto. «Non so nemmeno io cosa ho fatto...», continuava a ripetere lo Squalo, mentre la folla lo osannava.
Sì, l’Italia si è ripresa la sua corsa. Un’edizione durissima perché i corridori fino ai Capi in Riviera hanno trovato pioggia e vento. L’inizio è stato all’insegna della solita fuga con lampi di ciclismo globalizzato: tra i nove coraggiosi due corridori della squadra israeliana (aperitivo alla tre giorni iniziale del Giro) e un giapponese della Nippo-Fantini Sho Katsuyama primo sul Turchino, “passetto” che per i ciclisti significa fine dell’inverno e inizio della primavera. La corsa vera è iniziata col sole a Imperia: -30 chilometri. Solita ressa per assaltare la Cipressa e i francesi della Fdj a tenere alta l’andatura per proteggere il velocista Demare. Nibali è lì, guerriero tra Sagan e “Kwiato”. Sul Poggio l’attacco decisivo. Dietro, la volata la vince Caleb Ewan (Mitchelton) su Demare. Sagan è sesto, gli brucerà aver perso, ma si rifarà. E poi di Nibali è amico. A fine gara il ct Davide Cassani twitta: «Trovate nel ciclismo di oggi uno come Vincenzo. Giro. Tour, Vuelta, la corsa monumento più dura (Lombardia) e quella dei velocisti (Sanremo). Ultimi 7 chilometri un vero godimento. Che corridore». Appunto.
@simeoi1972 . ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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