«Per andare ai playoff serve personalità e ai miei è mancata»
TRIESTE. Analisi come sempre lucida, quella del tecnico biancazzurro Andrea Bonacina: «Mi dispiace che la mia squadra non sia stata in grado di onorare al meglio il palcoscenico da massima serie a...
TRIESTE. Analisi come sempre lucida, quella del tecnico biancazzurro Andrea Bonacina: «Mi dispiace che la mia squadra non sia stata in grado di onorare al meglio il palcoscenico da massima serie a Trieste. Il dato della valutazione complessiva è impietoso (111 a 66; ndr), sono molto (Bonacina lo ripeterà tre volte; ndr) arrabbiato. Il piano gara ha pagato, abbiamo messo qualche granellino nell’ingranaggio casalingo davvero perfetto di Trieste. Ma paga fino a 8” dalla fine dell’azione, poi è una questione di energia e personalità. Per andare ai playoff ci vuole personalità, oggi i miei giocatori non l’hanno avuta. Abbiamo pagato i loro canestri facili, come del resto la lotta a rimbalzo. Ogni gara da qui alla fine avrà un peso specifico altissimo: Verona si giocherà un posto nelle prime cinque, Roseto e Bergamo si giocheranno la vita, Jesi un posto ai playoff e Piacenza l’onore delle armi all’ultima giornata».
«Quando c’è un peso specifico alto deve alzarsi il peso della responsabilità e della personalità - aggiunge Bonacina -: a Trieste non siamo stati in grado di farlo. La tecnica e la tattica vengono dopo la personalità e gli occhi giusti, dopo una compattezza e un peso specifico di squadra che fa sì che il rendimento dei singoli produca qualcosa in più della loro semplice somma. Se non ci riusciamo, beh, non ne vinciamo più una, perché è giusto così. Io ho tantissima adrenalina in corpo per queste ultime gare, anche e soprattutto perché ci si gioca qualcosa, questo è il bello del nostro lavoro».
«In questi due mesi siamo stati bravi a fare qualcosa d’importante – ha chiuso Bonacina -, il segnale che ci hanno dato Treviso e Trieste è non basta se non facciamo un passo in avanti con il petto in fuori e gli occhi infuocati. Vogliamo combattere fino alla fine».
Lorenzo Montanari
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