Nibali dopo il colpo Sanremo «Adesso sogno il Mondiale»
INVIATO A PEGOGNAGA (Mantova). Scende dall’auto e si preoccupa di accompagnare mano nella mano la piccola Emma. Poi si ferma e incontra gli appassionati, uno a uno. Vincenzo Nibali è fatto così: ha...
INVIATO A PEGOGNAGA (Mantova). Scende dall’auto e si preoccupa di accompagnare mano nella mano la piccola Emma. Poi si ferma e incontra gli appassionati, uno a uno. Vincenzo Nibali è fatto così: ha vinto praticamente tutto (ultimo colpo la Sanremo di sabato) ma non ha perso il contatto con il suo essere, con la sua indole. Un ragazzo normale che fa cose stratosferiche: ieri era ospite a Pegognaga della Lavor e ha parlato di tutto, del passato, del presente e del futuro.
Sono passati due giorni dalla Sanremo. Ha realizzato la grandezza di questa impresa?
«Adesso sì. Ho passato un paio di giorni di relax con familiari e amici per festeggiare. Ho letto la rassegna stampa e sto iniziando a capire cosa è successo. È stato bellissimo».
Come è nata quella follia sul Poggio?
«Mi sentivo bene e ho colto l’attimo, tutto qui. Nello scatto in salita ho prodotto 700 watt, in via Roma sono arrivato a 500. Capivo che il gruppo stava rimontando e non mi sono voltato fino agli ultimi 50 metri. Lì ho capito che ce l’avevo fatta e mi sono goduto il traguardo».
Parliamo di futuro. Ora l’obiettivo si chiama Liegi-Bastogne-Liegi.
«Sarà una gara importante, ci tengo. Quando penso alle delusioni passate il secondo posto di qualche anno fa mi brucia perché sono stato ripreso a un chilometro dall’arrivo. Prossimamente proverò il percorso perché è cambiato nella parte centrale. Ci voglio provare, ma prima c’è il Fiandre».
Come sarà il resto della sua stagione in vista del Tour?
«Andrò al Giro dei Paesi Baschi, poi le Ardenne (Amstel Gold Race e Freccia Vallone, ndr) e poi Delfinato».
Il Tour resta un obiettivo unico, ma c’è pure un Mondiale che calza a pennello con le sue caratteristiche.
«Se il tempo regge venerdì andrò a visionare il percorso di Innsbruck con il ct Cassani e alcuni colleghi. Francesi e colombiani saranno agguerriti, ma temo anche gli spagnoli. E poi c’è Sagan, con lui non si sa mai».
Il ciclismo di casa nostra sta vivendo un momento d’oro. C’è lei, c’è un velocista super come Viviani, un imprevedibile come Trentin...
«E ci metto pure Moscon, De Marchi, Caruso e altri: il momento è ottimo, forse ci manca qualcosa a livello giovanile ma il movimento ha prodotto una generazione di livello».
E c’è pure Aru.
«Forse è lui uno degli avversari più forti che ci sono, anche se non si può parlare di rivalità. Nel ciclismo moderno manca un confronto diretto e inoltre siamo molto amici».
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