L’anima divisa di Leo Grosso «Sì, Spal e Genoa sono le squadre del cuore»
Doppio ex, il celebre portiere ha giocato per nove stagioni nei due club «Spero che si salvino. Ferrara merita di consolidarsi in categoria»
FERRARA. La sua mitica maglia gialla è e resterà per sempre nell’immaginario collettivo di chi ha la Spal dentro. Il nome evoca anni bellissimi, la metà dei ’70. E poco importa che quell’avventura sia finita con la retrocessione in serie C all’ultima giornata del campionato 1976/77, complice la sconfitta interna col Pescara, gara cui lui non partecipò per motivi a lungo avvolti in una sorta di leggenda, di passaparola, di ipotesi, del viaggio settimanale compiuto per sostenere esami post-laurea, propedeutici alla pratica della futura professione.
L’avvocato. Leonardo Grosso. Grande portiere spallino per tre stagioni. E, prima, numero uno del Genoa, dal 1964 al 1970. Doppio ex, avversario della Spal nella serie B 1968/69, rivale dei rossoblù nel 74/75 e nel 75/76. Stabilitosi a Genova, consigliere dell’Assocalciatori e della Federazione Internazionale dei Calciatori Professionisti. Conduce il suo studio legale insieme al figlio Edoardo, pure lui portiere e legato alla Spal per... interposta persona. Scopriremo di cosa si tratta.
Avvocato Grosso, cosa le suggerisce Genoa-Spal di sabato prossimo?
«Eh, è un bel problema. Mi spiego: tanti anni nel Genoa, tre campionati con la Spal. Per me è dura prendere parte per l’una o l’altra squadra. Sono e sarò in difficoltà nel fare il tifo. Il Genoa è messo leggermente meglio, ma hanno bisogno entrambe di qualche punticino. Un pareggio potrebbe fare comodo sia ai rossoblù che alla Spal, pur se con la vittoria da tre punti potrebbe non essere il massimo della vita. Diciamo che la mia speranza va oltre questa partita, è proiettata a fine campionato, quando mi auguro di vedere in salvo tanto il Genoa quanto i biancazzurri».
Lo sa che fino alla storica promozione della scorsa primavera, il 7º posto nella serie B 1975/76 aveva rappresentato l’apice spallino degli ultimi 49 anni?
«Sì, certo. E sa cosa aggiungo io? Che la Spal mi è rimasta nel cuore, così come quella stagione da lei citata è sempre rimasta di traverso a me come ai miei compagni dell’epoca. Parlando tra di noi, nel corso del campionato, eravamo sicuri di poter arrivare tra le prime tre ed essere promossi in serie A. Ne avevamo il potenziale, le qualità, il gruppo, le individualità e il gioco».
Cosa le è rimasto di Ferrara e della Spal?
«Ricordi bellissimi. Inutile stilare un elenco. Posso solo dire che Ferrara è l’ideale per fare calcio. Mi sono sempre trovato molto bene. Solo un aneddoto: arrivai e l’allenatore era Mario Caciagli. All’epoca faceva... giocare a calcio anche i portieri, ci voleva partecipi della costruzione della manovra. Per i tempi, non era poco. Ho detto tutto».
Genoa-Spal che partita sarà?
«Non lo so. Nel senso che il Genoa è squadra molto strana, difficile da decifrare. Sa giocare un buon calcio, con la Lazio andava a mille ed infatti si è imposta non per caso, ed allo scadere. Ma è imprevedibile, viene da tre sconfitte di fila e sembra rendere meglio in trasferta che in casa, dove ha già perso tante volte (otto; ndr). E la Spal dal canto suo ha buoni giocatori ed è piacevole a vedersi».
Insomma, i biancazzurri la convincono.
«Senza dubbio. Giocano bene, mai al risparmio, per nulla sparagnini. Mister Semplici è bravo, lo conosco bene».
Come, lo conosce?
«Beh, è stato l’allenatore di mio figlio, nel Figline, quando hanno vinto la serie D (stagione 2007(2008; ndr). Il preparatore atletico era Fabbrizzi, in squadra c’era anche Consumi che ora è il vice di Semplici. Ho motivi in più per seguire la Spal».
Ritiene che i biancazzurri possano salvarsi?
«Lo spero tanto. Ci credo. Devono farlo. La Spal da decenni non era più abituata al palcoscenico della serie A, sarebbe fondamentale mantenere la categoria: sarebbe la base per fare bene in futuro, in un torneo dove cinque o sei squadre disputano un campionato a parte. Ma se ti salvi il primo anno, e poi ti consolidi, dopo puoi dire la tua. A Ferrara ci sono competenza e passione, e il manico è tutto. Non conosco direttamente la proprietà, ma tifo per questa dirigenza, affidabile e locale. Diffido di chi viene da fuori. Oltretutto ho sempre seguito le passate traversie spalline, tramite un carissimo amico come Paolo Mandini, che ora purtroppo non c’è più, col quale ero sempre rimasto in contatto e che mi raccontava le segrete cose. Adesso la Spal deve salvarsi. Poi, di fare meglio parleremo nella prossima stagione».
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