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L’Italia in cerca del riscatto Con l’Inghilterra si cambia

di Pietro Oleotto
L’Italia in cerca del riscatto Con l’Inghilterra si cambia

Domani sera a Wembley seconda amichevole dopo la sconfitta con l’Argentina Di Biagio punta sugli azzurrini. Gigio tra i pali, ballottaggio Cutrone-Belotti

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Il gol vittoria di Fabio Capello a Wembley è lontano, lontanissimo, più dei suoi 45 anni e loro, gli inglesi che domani la Nazionale si ritroverà di fronte per un’amichevole nel tempio del calcio, sono tornati a essere i maestri. Elementare Watson, dicono da quelle parti: l’Italia è fuori dal Mondiale, senza un vero ct e soprattutto priva di un piano capace di tracciare la strada per un risalita rapida, in grado di riportare gli azzurri tra i protagonisti del prossimo Europeo che tra due anni vivrà l’epilogo proprio a Wembley.

Tutta merce per il dopo Mondiale in Inghilterra, dove l’argomento del giorno non è di certo la nostra Nazionale la preoccupazione principale che, tra l’altro, non ha impressionato all’Etihad Stadium di Manchester contro l’Argentina priva di Leo Messi. Due gol e a casa, anzi a prepararsi per la sfida con i padroni di casa nel quartier generale del City. Questo mentre a Londra i tabloid riportavano alla ribalta il pericolo hooligans, scatenati dopo aver fatto il pieno di birra olandese contro gli Orange, lo scorso venerdì ad Amsterdam: Oh Jes, oh no titolava The Sun per commentare il gol partita di Jesse Lingard e l’arresto di 90 dei 5.234 tifosi che avevano seguito l’Inghiterra nei Paesi Bassi.

Scontri, incidenti, risse e quei “buuu” all’inno dell’Olanda che ha spinto il ct Gareth Southgate a una pronta censura. Ecco le preoccupazioni degli inglese che rivedono lo spettro del tifo violento che fece precipitare in basso il calcio dei maestri, prima del pugno di ferro dell’ex primo ministro britannico Margaret Thatcher (dalla fine degli anni Ottanta) e dalla ristrutturazione del massimo campionato, la Premier League.

Non un semplice restyling, tanto per dirla all’inglese. Una profonda riflessione sul calcio, la redistribuzione delle risorse e i meccanismi di solidarietà della principale lega inglese che a cascata si riflettono sul movimento. È rinato da lì il football. E da qui dovrebbe ripartire la rinascita della nostra Nazionale. Ieri Pellegrini, uno della nuova guardia azzurra, ha candidamente ammesso: «Ci siamo un po’ stancati di vedere sempre gli altri vincere o arrivare ultimamente più lontano di noi». Per oliare i meccanismi di gioco il 20 maggio dovrebbe arrivare uno dei nostri allenatori d’esportazione: tra Carlo Ancelotti, Roberto Mancini e Claudio Ranieri la sta spuntando Antonio Conte che lasciò l’Italia per il Chelsea tra le lacrime dopo l’Europeo per l’eliminazione ai rigori nei quarti da parte della Germania. Il rapporto con i Blues di Roman Abramovich è ai minimi dopo il titolo dello scorso anno. Potrebbe tornare, le risorse per allungargli quattro milioni a stagione potrebbero arrivare da uno sponsor, ma è chiaro che il solo Conte non può fare i miracoli.

Servono rapporti più stretti e fruttuosi con i club per salvare il salvabile con una generazione che va dal 1991 al 1996 (da Lorenzo Insigne al già citato Pellegrini per intenderci, con Bernardeschi, Romagnoli, Rugani, Gagliardini e Belotti in prima linea) e mettere in rampa di lancio gli azzurrini che sono arrivati terzi al Mondiale Under 20 lo scorso anno. Si parla perciò di un inserimento nei quadri del Club Italia di Andrea Pirlo e Paolo Maldini. E anche Gianluigi Buffon, una volta appesi i guanti al chiodo: la prima tappa domani, con Gigio Donnarumma più che probabile titolare. Potrebbe non essere l’unico giovanotto nell’undici titolare, visto che il ct a tempo, Gigi Di Biagio, tra pensando a Patrick Cutrone e non al Gallo Belotti come centravanti con gli inglesi. Il resto del piano della rinascita sarà nelle mani di una Figc che però fatica a rinnovarsi.

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